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Inganni d'autore. Due studi sulle funzioni del protagonista nel teatro di Aristofane Grilli Alessandro - Edizioni Ets, 1993 - Testi E Studi Di Cultura Classica
Inganni d'autore. Due studi sulle funzioni del protagonista nel teatro di Aristofane - Edizioni ETS
Aristofane e i volti dell'eroe. Per una grammatica dell'eroismo comico Grilli Alessandro - Edizioni Ets, 2022 - Testi E Studi Di Cultura Classica
Messo a fuoco per la prima volta in un controverso saggio di Cedric Whitman (1964), il concetto di 'eroe comico' si è presto diffuso negli studi su Aristofane e sulla commedia attica antica. Nel dibattito che ne è scaturito, esso sembra peraltro aver contribuito più a sollevare problemi che a risolverne: alcuni studiosi hanno considerato improponibile riferire la qualifica di 'eroico' a un personaggio discontinuo e amorale come il protagonista aristofaneo; ad altri, il modello proposto da Whitman è sembrato inadeguato a rendere conto delle tante forme che quel protagonista assume nei singoli drammi. Lo studio di Alessandro Grilli prende le mosse da un'accurata ricostruzione del dibattito intorno all''eroe comico' aristofaneo, esplorando la storia del concetto e discutendone le principali declinazioni ermeneutiche. Questa fase preliminare dell'indagine approda a una definizione radicalmente innovativa di 'eroe comico', fondata, più che su elementi tematici o su qualità di carattere, sui diversi fattori che canalizzano l'adesione empatica del destinatario implicito verso il protagonista. Da questo rovesciamento di prospettiva emerge una stringente tassonomia di possibili profili 'eroici', che permette finalmente di ricondurre la varietà dei protagonisti aristofanei a un insieme di opzioni ben ordinate inscritte nel codice del genere. Questa impostazione rende possibile individuare una 'grammatica' del ruolo eroico nella commedia di Aristofane, ma anche esplorarne le tendenze ideologiche, come nel caso dei tratti che caratterizzano l'eroismo femminile in Lisistrata e nelle Donne al Parlamento.
Fragilità di Adone. Parole, immagini e corpi di un mito Grilli A. (Cur.) Tomassini S. (Cur.) Torre A. (Cur.) - Edizioni Ets, 2018 - Testi E Studi Di Cultura Classica
Lussureggiante e composita, la tradizione adonia si presenta come un caleidoscopio di immagini del giovinetto fenicio in cui si riflettono la sua origine misteriosa e la sua fisionomia inafferrabile. Comune a tutte le visioni di Adone, anche nei contesti più diversi, è però il nesso che lega la suprema bellezza alla fragilità, il culmine dell'appagamento alla precarietà: la bellezza di Adone è connotata fin dall'inizio come una bellezza transitoria, che si dispiega con la massima congruenza, fino a farsi suo correlato simbolico, nella condizione di essere-per-la-morte. L'indagine sulla fragilità di Adone mostra peraltro che un aspetto pur così stabile e ubiquitario ha finito per veicolare, nel tempo, significati anche molto diversi: al di là dell'ovvia connotazione moralistica, la fragilità di Adone rimanda, nella sua accezione più generica, alla natura effimera e caduca dell'uomo in quanto tale; con implicazioni ideologiche ben diverse, però, il mito di Adone esplora soprattutto i rischi di una maschilità costruita come deficitaria, che oppone all'ideale di virilità eroica un'eccellenza precaria fondata su valori antisociali come la bellezza e l'amore. Eppure fragilità non significa necessariamente debolezza, o soltanto debolezza: fragilità è sia sgretolamento dell'io che resistenza passiva, refrattarietà, e dunque salvifica sottrazione a modelli normanti e oppressivi. Fragilità è anche strumento di creazione, e fonte di una bellezza più suggestiva e più preziosa. Con un rovesciamento in cui si rispecchiano trasformazioni salienti della cultura occidentale, se dapprima Adone era bello ma fragile, egli si fa via via sempre più bello - perché fragile. Questo libro nasce da un convegno tenutosi a Pisa tra la Scuola Normale Superiore e l'Università di Pisa, e concepito come occasione di volgere a vantaggio del dibattito la pluralità degli orizzonti disciplinari coinvolti. Gli studi in esso raccolti testimoniano di un dialogo fruttuosamente instaurato tra storia delle religioni e storia della letteratura, tra storia dell'arte e storia della danza e del teatro, tra antropologia culturale e teorie di genere e queer.