Libri di David Grossman

Bibliografia di David Grossman: tutti i libri in vendita online pubblicati nella collana Interviste E Saggi Brevi

Chi cerca i libri di David Grossman trova una delle voci più profonde e autorevoli della letteratura israeliana contemporanea, capace di esplorare con sensibilità il dolore, la memoria e le dinamiche familiari. Seguire i libri in ordine cronologico di David Grossman permette al lettore di immergersi nell'evoluzione del suo pensiero critico e nella sua raffinata capacità di narrare la complessità del vivere quotidiano in contesti segnati dalla Storia.

Biografia dell'autore

David Grossman nasce a Gerusalemme nel 1954. Dopo gli studi di filosofia e teatro, lavora a lungo come giornalista radiofonico presso la Kol Yisrael, esperienza che segna profondamente la sua attenzione verso le voci degli ultimi e il dialogo interculturale. Autore di romanzi, saggi e letteratura per l'infanzia, ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti internazionali, tra cui il Man Booker International Prize. La sua scrittura è il risultato di un costante impegno civile e di un'indagine introspettiva sulla natura umana, spesso influenzata dalle tragiche vicende personali che hanno colpito la sua famiglia nel corso del tempo.

Stile di scrittura

I libri di David Grossman si distinguono per una prosa lirica e penetrante, caratterizzata da un flusso di coscienza che scava nell'interiorità dei protagonisti. L'autore è celebre per aver dato vita a personaggi indimenticabili, come l'indagatore di anime protagonista di Che tu sia per me il coltello o il tormentato comico che si esibisce davanti a un pubblico di conoscenti in Un cavallo entra in un bar. La sua capacità di trasformare la sofferenza in materia narrativa e di narrare l'orrore della guerra attraverso la fragilità dell'infanzia ha reso le sue opere pilastri imprescindibili della narrativa moderna.


LIBRO   9788877133120

La memoria della Shoah Grossman David  Bellinelli M. (Cur.)   -  Casagrande, 2000  -  Interviste E Saggi Brevi

"Mi ricordo che quando mi sposai, la zia di mio padre - sopravvissuta ad Auschwitz - si presentò al matrimonio con il numero tatuato sull'avambraccio coperto con una benda. Io sapevo che l'aveva fatto per non stendere un velo di tristezza sulla nostra festa. Eppure questo è proprio il ricordo più nitido che ho a tutt'oggi della cerimonia del mio matrimonio. Lo sforzo terribile di non infettarci con la sua tristezza, con la sua tragedia. Ebbi l'impressione che sotto quel sottile strato di garza ci fosse un abisso infinito che minacciava di risucchiare tutto: la festa, la felicità, la musica, la nostra stessa vita..." Intervista di Matteo Bellinelli.

€ 6.20