Libri di David Grossman
Bibliografia di David Grossman: tutti i libri in vendita online pubblicati nella collana Piccola Biblioteca Oscar
Chi cerca i libri di David Grossman trova una delle voci più profonde e autorevoli della letteratura israeliana contemporanea, capace di esplorare con sensibilità il dolore, la memoria e le dinamiche familiari. Seguire i libri in ordine cronologico di David Grossman permette al lettore di immergersi nell'evoluzione del suo pensiero critico e nella sua raffinata capacità di narrare la complessità del vivere quotidiano in contesti segnati dalla Storia.
Biografia dell'autore
David Grossman nasce a Gerusalemme nel 1954. Dopo gli studi di filosofia e teatro, lavora a lungo come giornalista radiofonico presso la Kol Yisrael, esperienza che segna profondamente la sua attenzione verso le voci degli ultimi e il dialogo interculturale. Autore di romanzi, saggi e letteratura per l'infanzia, ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti internazionali, tra cui il Man Booker International Prize. La sua scrittura è il risultato di un costante impegno civile e di un'indagine introspettiva sulla natura umana, spesso influenzata dalle tragiche vicende personali che hanno colpito la sua famiglia nel corso del tempo.
Stile di scrittura
I libri di David Grossman si distinguono per una prosa lirica e penetrante, caratterizzata da un flusso di coscienza che scava nell'interiorità dei protagonisti. L'autore è celebre per aver dato vita a personaggi indimenticabili, come l'indagatore di anime protagonista di Che tu sia per me il coltello o il tormentato comico che si esibisce davanti a un pubblico di conoscenti in Un cavallo entra in un bar. La sua capacità di trasformare la sofferenza in materia narrativa e di narrare l'orrore della guerra attraverso la fragilità dell'infanzia ha reso le sue opere pilastri imprescindibili della narrativa moderna.
La guerra che non si può vincere. Cronache dal conflitto tra israeliani e palestinesi Grossman David Lev E. (Cur.) - Mondadori, 2005 - Piccola Biblioteca Oscar
Nel corso di questi anni David Grossman, cittadino israeliano e padre di famiglia prima ancora che scrittore letto in tutto il mondo, ha raccontato sulle pagine dei più importanti quotidiani europei e americani la tragedia di due popoli ormai abituati a vivere all'ombra della morte, pronti ad accogliere in ogni momento la notizia di un attentato, della perdita dei propri cari, dello scoppio di una nuova guerra: uno stato di conflitto così profondo e radicato nella vita quotidiana che nessuno sembra più in grado di uscire dalla terribile logica della vendetta. Perché la pace invocata da Grossman non è solo il rifiuto di ogni forma di ricorso alla forza e alla violenza: è l'unica conclusione possibile di una guerra che nessuno può vincere.
Con gli occhi del nemico Grossman David - Mondadori, 2010 - Piccola Biblioteca Oscar
Cosa può fare uno scrittore per aiutare il proprio paese a ritrovare la pace? David Grossman ha una risposta, semplice e profonda come tutte le grandi verità: scrivere, raccontare, creare storie e personaggi in grado di far entrare i lettori nella pelle di un altro, farli pensare con la testa di un altro, far loro guardare la realtà con gli occhi di un altro. Anche se l'altro è un nemico. "Quando abbiamo conosciuto l'altro dall'interno, da quel momento non possiamo più essere completamente indifferenti a lui. Ci risulterà difficile rinnegarlo del tutto. Fare come se fosse una "non persona". Non potremo più rifuggire dalla sua sofferenza, dalla sua ragione, dalla sua storia. E forse diventeremo anche più indulgenti con i suoi errori." I milioni di lettori di Grossman sanno che è possibile, per un personaggio inventato, diventare - come per miracolo - una persona vera, viva e intimamente familiare: un miracolo che solo la letteratura può compiere, e che incanta gli uomini da sempre. Ma che è anche un dono prezioso per chi vive in un paese in guerra, un dono capace di accendere una speranza e indicare una via di uscita dal tragico labirinto del conflitto tra israeliani e palestinesi. Scrivere diventa, allora, un mezzo per rendere il mondo meno estraneo e nemico, il dolore meno paralizzante e insopportabile, il linguaggio meno povero e fossilizzato dagli stereotipi dell'odio e della paura."