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Il savoir-faire dello psicoanalista Izcovich Luis Busnelli S. (Cur.) Senzolo G. (Cur.) Gilli P. (Cur.) - Mimesis, 2025 - Altro Discorso
Il savoir-faire dello psicoanalista riguarda il suo statuto e l'attualità del suo praticare. È innanzitutto una questione della clinica lacaniana, una clinica sempre da rinnovare, che tiene conto della soggettività dell'epoca, motivo per cui, attraverso queste pagine, si cerca di cogliere l'ordine della struttura dell'analisi collegandolo al contesto del nostro discorso. Come dice Lacan alla fine del suo insegnamento, il savoir-faire, piuttosto che una tecnica di competenza, è una disposizione al pudore, che lui chiama pudore originario, in relazione al quale ogni sapere si fonda su un orrore insuperabile rispetto a quel luogo in cui giace il segreto del sesso. Da tutto questo il soggetto dovrà ricavare una condotta, un savoir-faire. "Saperci fare": è una formula di Lacan che riguarda non solo l'analizzante prima della cura, ma anche le conseguenze dell'operazione analitica, cosa si apprende da un'analisi e cosa ce ne possiamo fare. Lo scopo che qui si persegue è quello di capire come una pratica della parola possa incidere sul savoir-faire del soggetto riguardo ai suoi sintomi che, in ultima istanza, dipendono sempre dal sesso.
Posizioni perverse nell'infanzia. Da Freud a Lacan Iuale Lujan Lutereau Luciano Thompson Santiago - Mimesis, 2020 - Altro Discorso
Nel discorso psicoanalitico si è soliti ricordare che "i perversi non vanno da un analista". Questa è una posizione che vede la struttura perversa come chiusa in se stessa, lontana dalla pratica clinica. In questo testo gli autori ampliano il discorso sulla perversione, tracciando un "campo delle perversioni", che prescinde quindi dalla struttura del soggetto. A partire dalle osservazioni freudiane sui tratti perversi della sessualità infantile, il testo riprende la lettura di Lacan, mettendo in rilievo alcune coordinate utili per ripensare le evidenze cliniche. Grazie all'analisi di casi clinici di bambini il testo offre una riflessione che articola clinica e teoria attorno ad alcuni termini: soggetto barrato, godimento dell'Altro e oggetto a. Possiamo allora ripensare la perversione come un tratto che caratterizza la posizione del soggetto di fronte all'Altro? Da tale quesito nasce un testo ricco di riferimenti teorici e di vignette cliniche, che rilancia una riflessione critica sulla questione strutturale e la conduzione della cura con i più piccoli.