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«Di Stendhal, della Spagna, di Pirandello. E di me». Carteggio tra Leonardo Sciascia e Maria Luisa Aguirre d'Amico. 1971-1989 Milone Pietro - Rubbettino, 2025 - Quaderni Di Regalpetra
«Di Stendhal, della Spagna, di Pirandello. E di me», con questa citazione di una delle lettere di Leonardo Sciascia a Maria Luisa Aguirre d'Amico è possibile riassumere al meglio i principali contenuti del carteggio qui pubblicato. La loro corrispondenza d'amorosi sensi letterari, come potremmo dirla a definire le comuni memorie di coltivate affinità elettive, si svolse negli anni di maggior fama di Sciascia, mentore dell'esordio narrativo della Aguirre, già traduttrice dallo spagnolo. Era però inevitabile che il Nobel siciliano fosse al vertice della conversazione tra sua nipote e lo scrittore suo conterraneo che, quasi conclusivamente, lo chiamerà "padre". Il carteggio inizia e si conclude all'insegna di questa comune eredità e si alimenta di un intenso colloquio che offre una più complessiva e significativa raffigurazione (con molti dettagli inediti) sia delle loro opere, nel milieu letterario e nel contesto politico di allora, sia delle loro personalità, diversamente inclini alla memoria e alla confessione autobiografica alla Henry Brulard.
Leonardo Sciascia scrittore stendhaliano. Una conversazione con Bruno Caruso Motta Antonio - Rubbettino, 2026 - Quaderni Di Regalpetra
Da oltre quarant'anni Antonio Motta studia Leonardo Sciascia, attraversando generi che vanno dalla testimonianza al saggio critico. Una lunga conversazione con il pittore Bruno Caruso, risalente agli anni Novanta, diventa qui l'occasione per ripercorrere la vita e l'opera dello scrittore attraverso lo sguardo di due amici che lo conobbero da vicino, nelle polemiche come nei momenti più intimi dell'esistenza quotidiana. Il racconto è inevitabilmente filtrato dal punto di vista dei due interlocutori, tra possibili inganni della memoria e l'influenza dei giudizi e degli stati d'animo maturati sia negli anni dell'amicizia con Sciascia sia nel clima in cui la conversazione ebbe luogo, segnato dalle stragi del 1992-1993 e dal crollo del sistema dei partiti. Il dialogo, insieme al saggio introduttivo di Motta, restituisce non solo un ritratto vivido di Sciascia uomo e scrittore, ma anche un affresco di Palermo e della Sicilia nella seconda metà del Novecento: un mondo attraversato da un confronto vivo e fecondo tra artisti.