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Lebbeus Woods experimental architecture. Tra immaginazione figurativa e decostruttivismo linguistico Mucci Massimo - Letteraventidue, 2022 - Materiali Iuav
Nell'ampia produzione dell'architetto americano Lebbeus Woods (1940-2012), alcuni progetti risalenti alla prima metà degli anni Novanta del secolo scorso sono particolarmente rappresentativi del suo impegno nel ridefinire il ruolo politico dell'architettura nei processi di trasformazione della società. I tre progetti per le città di Zagabria, Sarajevo e L'Avana si distinguono per la ricerca originale e innovativa svolta dall'architetto su concetti quali freespace, free-zone, heterarchical city, fino ad arrivare a temi progettuali di più ampia portata. Lo studio di questi progetti attraverso l'uso della rappresentazione dell'architettura come strumento di analisi compositiva, permette di addentrarsi nelle procedure ideative e grafiche del progettista, e di chiarire i punti di contatto e le distanze rispetto alle tendenze architettoniche di quegli anni. I lavori grafici sono qui considerati espressioni di un pensiero teorico critico sull'architettura, elaborato attraverso l'uso esplorativo simultaneo del disegno e della scrittura, intrecciati tra loro su più livelli semantici in una catena di invenzioni figurative. Questo permette di riconoscere nell'opera di Woods l'uso del disegno come progetto, e di capire aspetti non conosciuti del suo linguaggio architettonico, approfondendone la genesi compositiva all'interno di un quadro culturale caratterizzato da temi a lui vicini, come quello della experimental architecture, il Decostruttivismo, la trasformazione. Prefazione di Agostino De Rosa.
Architettura memoria luogo. Sverre Fehn e il Museo arcivescovile di Hamar Comi Giovanni - Letteraventidue, 2019 - Materiali Iuav
«La ricerca lavora sugli strati profondi del Museo Hedmark di Hamar che incarna in modo paradigmatico il procedimento di messa in relazione del tempo passato con il tempo presente e futuro», così scrive Eleonora Mantese nella prefazione. Tra i progetti più significativi di Sverre Fehn (Kongsberg, 1924-Oslo, 2009), il museo di Hamar è sintesi di un preciso principio compositivo che si traduce nel dare forma costruita alle idee fondanti della sua architettura, il rapporto con la storia, l'attacco a terra, la copertura. Qui il maestro norvegese opera mediante un atto di "ricostruzione tendenziosa", cercando di dare senso alle tracce disseminate dal processo di metamorfosi della storia senza però riproporre lo stato originale del manufatto. Lo fa costruendo un percorso sospeso che si inserisce all'interno del vecchio edificio, trasformandolo. La narrazione dell'antico edificio viene risignificata dall'astrazione del nuovo linguaggio che rifugge la ricostruzione/riparazione per fare del nuovo e dell'antico un ensemble compiuto. Attingendo agli schizzi e ai disegni prodotti da Fehn lungo l'arco della sua carriera, il libro indaga le diverse parti di cui si compone l'opera recuperando quel mondo di riferimenti e quella cosmogonia di simboli che è all'origine del modo di pensare dell'architetto norvegese.