Libri di Mazzetti
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Dieci brevi lezioni di critica dell'economia politica. La rivoluzione culturale per capire e affrontare la disoccupazione Mazzetti Giovanni - Asterios, 2018 - Lo Stato Del Mondo
Quando in futuro si cercherà di dare un senso alla nostra epoca si dirà che è stata l'epoca del letargo sociale. Come molte specie animali che, di fronte alle difficoltà di vivere l'inverno, hanno elaborato un meccanismo difensivo di rifugio nell'inattività, così la nostra società, investita dall'inverno della crisi, si comporta come un orso addormentato nella sua tana. Sopravvive sonnecchiando e raschiando il fondo delle conquiste di cui ha goduto con lo stato sociale keynesiano. Ma il letargo non può essere infinito, pena la morte per inedia. Ma il sacrificio di due generazioni sarà sufficiente a risvegliare la società dal suo letargo? C'è qualche germoglio primaverile che possa finalmente sollecitare il senso comune a riaprire gli occhi e ad assumere su di sé il compito di comprendere che cosa sta succedendo? Nel testo l'autore tenta la difficile operazione di confrontarsi criticamente con la storia e con le interpretazioni della crisi che circolano attualmente nella società, per fornire la base del rivoluzionamento culturale di cui c'è urgente bisogno. Ciò che può scaturire solo da una serrata critica dell'approccio economico oggi prevalente.
Contro la barbarie sulla previdenza Mazzetti Giovanni - Asterios, 2016 - Lo Stato Del Mondo
Quando l'attuale situazione di crisi sarà superata, la maggior parte degli europei si chiederà stupito come e perché il disastro che ci sta travolgendo sia potuto accadere. Il disorientamento sociale, invece di sollecitare un approccio esplorativo, ha infatti sprofondato la società in una sorta di stato ipnotico, nel quale qualsiasi alternativa alla tendenza regressiva sembra, da decenni, inconcepibile. Nel testo l'autore mostra com'è invece possibile porre fine a questo ottundimento, ricostruendo come, nel campo della previdenza, la società aveva, col sistema retributivo a ripartizione, intuitivamente imboccato negli anni sessanta una via che teneva coerentemente conto dei profondi cambiamenti intervenuti negli ultimi settant'anni. L'esito del referendum sulla cosiddetta "riforma costituzionale" ha dimostrato che nella società comincia a far capolino una percezione della differenza che passa tra un linguaggio ideologico e mistificatore e un approccio che non rimuove i problemi che ostacolano il possibile sviluppo. Ma ciò non basta, appunto perché un orientamento meramente difensivo non è in grado di aprire una qualsiasi prospettiva alternativa. In molti sostengono di voler "mettere a frutto" il patrimonio del referendum, ma concepiscono questo processo in forme troppo ingenue, come risultato di un'aggregazione volontaristica degli insoddisfatti. In realtà è necessario ben altro. Occorre procedere in tutti i campi a dimostrare che la strada imboccata a suo tempo col Welfare keynesiano era quella giusta, anche se ora si deve imparare a comprendere e a risolvere i problemi prodotti, già da fine anni settanta, proprio dalle conquiste positive di quella formazione sociale. In altri termini, si tratta di imparare a spingersi oltre rispetto al punto che avevamo raggiunto. La maggior parte delle persone è confusa da questa situazione. Non sa che normalmente lo sviluppo, una volta intervenuto, sfocia in una situazione contraddittoria, con la quale bisogna imparare a fare i conti. Considerando le contraddizioni come eventi arbitrari, si finisce in bocca ai mistificatori, che negano la necessità di assumere su di sé i problemi emersi, perché questi puramente e semplicemente non dovrebbero esserci. Nel testo l'autore analizza come le classi dominanti conservatrici hanno devastato, con argomentazioni che solo l'ignoranza collettiva ha permesso di far circolare nella società, un istituto essenziale dello sviluppo come il sistema previdenziale del Welfare. E conclude non solo con l'indicazione di come sbarazzarsi degli "anatemi" che sono circolati negli ultimi decenni, ma anche di come cominciare ad orientare il sapere su un'asse alternativo, che impari a fare i conti col problema fondamentale della nostra epoca: la difficoltà di riprodurre il lavoro.