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La natura delle cose. Ciò che Platone sapeva ed Einstein non riuscì mai a capire libro
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LIBRO   9788868675837

La natura delle cose. Ciò che Platone sapeva ed Einstein non riuscì mai a capire Pirozzi Cesare   -  Gilgamesh Edizioni, 2021  -  Enki

La realtà, per come possiamo percepirla coi nostri sensi, è un'ingannevole illusione: questo concetto, caratteristico di alcune scuole filosofiche e di tradizioni estremo-orientali, è stato sorprendentemente convalidato dalla fisica quantistica. E se, in passato, altro non era che un'ipotesi filosofica, oggi ha solide basi scientifiche e sperimentali. Il presente saggio guida il lettore lungo il percorso della scienza moderna, per fargli scoprire come questa abbia progressivamente preso il posto della filosofia nel descrivere ciò che sta dietro l'apparenza sensibile, e stia traghettando l'umanità dallo studio del fenomeno alla conoscenza della cosa in sé, che pure la filosofia considerava inaccessibile. Dal momento che la meccanica quantistica ha abbattuto molte granitiche certezze della fisica tradizionale e del comune sentire, non possiamo ignorare che essa ha anche un impatto rivoluzionario sulla nostra visione del mondo e dell'uomo. Partendo da questa considerazione, l'autore va alla ricerca di un nuovo possibile paradigma, più libero e fecondo di quello materialista e determinista, un paradigma che mostra nuove vitali prospettive in un momento così critico e incerto.

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LIBRO   9788868670856

Leone de' Sommi Hebreo e il teatro della modernità Pavesi Giorgio   -  Gilgamesh Edizioni, 2015  -  Enki

In seno alla comunità ebraica la festa di Purim assolve a funzioni sociali e ludiche simili al carnevale e viene festeggiata con balli, canti e rappresentazioni teatrali. A Mantova in pieno Rinascimento la qualità degli spettacoli, organizzati dagli ebrei, ha raggiunto un tale livello da suscitare l'interesse dei Gonzaga. Durante il governo dei duchi Guglielmo (1550-1587), e Vincenzo (1587-1612), si affida agli ebrei il compito di provvedere alla gestione degli allestimenti per le feste di carnevale e di rappresentanza. Leone de' Sommi, (1525-1591) corago dell'Università israelitica mantovana, ha il compito di creare, organizzare, coordinare e approntare tutti i soggetti che concorrono alla messinscena. Il palcoscenico che fin dal Medioevo era il luogo dove il giudeo era confinato al ruolo di figura derisoria, rozza ed esecrabile, con de' Sommi diventa la sede della mediazione fra ebrei e cristiani. L'ebreo è portavoce di una sapienza millenaria da valorizzare attraverso la divulgazione e l'interazione con la società in cui opera. L'azione di de' Sommi non si limita alla semplice realizzazione dello spettacolo ma, come commediografo, pur attenendosi alle regole teatrali, modula il testo per rivestirlo di un significato morale "tassare i vizi ed esaltare le virtù". In particolare con l'opera Commedia del fidanzamento (1550) (nell'originale Tzachut bedichuta de-qiddushin) de' Sommi prende spunto dalla tradizione, anche linguistica, biblica e talmudica, per scrivere la prima commedia in ebraico che, stravolgendo i precetti rabbinici, esalta la duttilità letteraria e la bellezza poetica della lingua sacra. Il teatro è un mezzo, ma la letteratura è la pietra angolare per costruire la modernità. Forte dell'esperienza maturata nell'allestimento degli spettacoli, stampa il trattato Quattro dialoghi in materia di rappresentazioni sceniche (1556-1586) in pratica il primo manuale di regia che - sulla base di rigorose premesse teoriche, o meglio di poetica drammaturgica dello spettacolo - definisce una chiara metodologia della messinscena teatrale moderna.

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