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Lo stadio di Nemea. Discorsi sulla poesia Pontiggia Giancarlo - Moretti & Vitali , 2013 - I Volti Di Hermes
"La storia della mia poesia potrebbe essere riassunta così: sono nato nel 1952, ho esordito nel 1977, ma ho pubblicato il mio primo vero libro solo nel 1998. Insomma, è come se avessi esordito due volte. La prima volta, al tempo della rivista milanese Niebo e dell'antologia poetica La parola innamorata, fui come ipnotizzato dalla strabiliante ricchezza dei linguaggi contemporanei, dal loro caos avventuroso e colorato: ma non ci misi molto a capire che quelle poesie potevano piacere solo al mio tempo, non a me; che erano state scritte con la lingua, troppo facile, di un'epoca, e che - in ogni caso - non mi appartenevano. Allontanarle da me, prima che cadessi nella tentazione di farne un vero libro e di cristallizzarle in un'esperienza definitiva, significò poter ripensare la poesia in una dimensione più limpida e misurata, più severa e appartata: non sapevo ancora cosa volevo, ma sapevo ciò che non volevo più. Il ritorno ai classici latini e greci, letti appassionatamente durante l'adolescenza, e poi abbandonati all'Università, mi svelarono la vastità e la profondità di un pensiero poetico nato alla confluenza tra ispirazione e disciplina, natura e storia, memoria letteraria e tempo presente. (...) Passando gli anni, posso solo aggiungere di credere sempre meno nel potere del poetiche e sempre di più nella qualità sostanziale della poesia, che mi appare - al suo meglio - come una prodigiosa sintesi di immaginazione, pensiero e suono."
Selve letterarie Pontiggia Giancarlo - Moretti & Vitali, 2006 - I Volti Di Hermes
Selve letterarie - Moretti & Vitali
Letteratura come desiderio. Studi sulla tradizione poetica italiana Piccini Daniele - Moretti & Vitali, 2008 - I Volti Di Hermes
In questo libro, Daniele Piccini attraversa un largo braccio della tradizione letteraria italiana, specialmente poetica, con l'occhio rivolto al motivo che la rende un insostituibile vettore di movimento, viaggio, azzardo. Dallo Stilnovo, con la diade Dante-Cavalcanti, a Petrarca, culminando in Leopardi e in certo Novecento, da Campana e Pavese a Luzi, è come se la poesia, che l'autore indaga edificasse e mantenesse in essere la possibilità di un ipotetico mondo che non si è mai avverato, rilanciando continuamente il moto del desiderio per qualche cosa che non si può incarnare. La parola poetica rivela a Piccini la sua natura di permanente tensione desiderante: per questo suo intenso investimento emotivo e conoscitivo, la parola della poesia si rivela in questo libro non solo come mezzo e tramite, ma come luogo principe della manifestazione del desiderio.