Libri di Pizzi
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- 9788822904409 Il blues della metropolitiana. Un dramma a stazioni
- 9788822901033 Scritti
La mano di Kleist. Lettura della «Käthchen di Heilbronn» Pizzingrilli Clio - Quodlibet, 2018 - In Ottavo
«La prova del fuoco» è il sottotitolo della Käthchen von Heilbronn, il dramma in versi che Kleist compose verso la fine della propria breve vita, e che rappresenta uno dei vertici della sua scrittura e, più in generale, della letteratura tedesca del Diciannovesimo secolo. Il dramma narra dell'amore della giovane Katharine, figlia dell'armaiolo di Heilbronn, per il conte Wetter vom Strahl, il quale le è apparso in sogno come futuro sposo, e che, da quel momento, lei ostinatamente insegue tra il mondo onirico e il mondo diurno. Una «prova del fuoco», effettivamente, Kleist ha posto ai suoi lettori, interpreti e traduttori, tanto la Käthchen si rivela ricca di suggestioni e delle più straordinarie evocazioni, risalenti fino all'epica germanica, che richiamano implicitamente questioni metafisiche, teologiche, estetiche e politiche. Goethe vi rinvenì «un singolare miscuglio di cose insensate e sensate», giudizio confermato da Benedetto Croce; Robert Walser vi ha visto la nascita del mito dostoevskijano del sottosuolo. In tale prova si è cimentato Clio Pizzingrilli, uno degli interpreti in maggiore sintonia con lo spirito e con il mondo di Kleist, che ha compiuto, qui, un'operazione finora inedita: riattivare Kleist con Kleist. Pizzingrilli ha inteso condurre il lettore nella selva del testo, senza mitigarne le asperità e le durezze, ma mettendone finalmente in evidenza tutti i richiami nascosti e le segrete questioni metafisiche, in modo da far risplendere tra le sue pieghe la consistenza più propria e originaria della lingua e del pensiero di Kleist.
Situs inuersus Pizzingrilli Clio - Quodlibet, 2015 - In Ottavo
"L'aspetto libresco di questo nuovo operato di Clio Pizzingrilli rende 'Situs inuersus'simile a una boîte a surprise, nella quale - scrive in un suo breve testo Renato Serra con indissimulato élitisme - si presume di trovare 'la solita chincaglieria volgarissima, falsa e luccicante, cui si dà appena un'occhiata prima di regalarla alla serva', ma impensatamente rivela 'un capolavoro fragile e prezioso'. Lo scrittore sembra qui più che mai determinato a disperdere ogni residuo filamento tradizionista, ma a una lettura più attenta si ravviserà l'ordito canonico che lo tesse, donde affiorano una drammaturgia corale come espressione del tragico, non meno che del comico, la sonorità, il colore di un periodare barbaro ovvero di un cantare trobadorico, orlato di ricami da manuale di filotea. La diegesi, dall'aspetto di un 'disentanglement puzzle' si avvolge in grovigli insiemistici, la leggibilità è complicata dalla sistematica sostituzione della v con la u consonantica, il plot disturbato da continui dubbi e interrogazioni estreme; ciò nondimeno, un fondo, dal quale il libro viene a mano a mano figurandosi, è alla fine discernibile - si tratta della vita clandestina dell'amore, in cui i molti di 'Situs inuersus' scompaiono e riappaiono, agiti da irreprimibili conati a perseverare nell'essere. Nella misura in cui compie una separazione decisiva dalla belletteristica corrente, questo libro paga un tributo all'epoca."