Libri di Rumi

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Jalâl al-Din Mohammad, figlio di Mo’mena Khâtun e Bahâ al-Din Valad, nacque nel 1207 (604 dell’Egira) in Asia Centrale (a Balkh secondo la vulgata più diffusa; a Vakhsh, nell’odierno Tajikistan, secondo i meglio informati) e morì nel 1273 (672 dell’Egira) in Asia Minore, a Konya – o Iconio, nella veste greca originaria. In questa città, allora capitale selgiuchide, trascorse gran parte della sua vita. Discendente di una famiglia colta e vicina agli ambienti sufi del Khorasan, il giovane centrasiatico, che studiò anche in Siria e fu discepolo di Burhân al-Din Mohaqqeq Termezi, divenne ben presto un venerato maestro nella città anatolica, ancora in gran parte grecofona e cristiana. Vissuto in un ambiente multireligioso e poliglotta, dove coesistevano e interagivano fra loro greco, turco, persiano e arabo, Rumi compose nel nativo persiano – medium cosmopolita per eccellenza – le sue due opere principali: la grande raccolta diodi nota come Divân-e Shams-e Tabrizi o Divân-e kabir («Canzoniere di Shams di Tabriz» o «Grande canzoniere», che contiene più di cinquemila componimenti) e il lungo poema in distici rimati noto come Masnavi-yema‘navi («Poema interiore», di circa ventiseimila versi). Entrambi i testi, e in modo particolarmente evidente il Divân, sono colorati – poeticamente e concettualmente – dall’incontro fondamentale della vita del poeta: quello con il derviscio itinerante e pensatore iconoclasta Shamsal-Din Tabrizi (o Shams-e Tabriz, il «Sole di Tabriz»), suo mentore spirituale e ipostasi dell’oggetto mistico d’amore e di ricerca, apparso nella vita del poeta nel 1244 e scomparso in circostanze misteriose nel 1247.
LIBRO   9788807711022

L'Italia in seconda classe. Ediz. illustrata Rumiz Paolo   -  Feltrinelli, 2009  -  Feltrinelli Traveller

"Per una volta, ladies and gentlemen, non allacciatevi le cinture. Don't fasten your seat belts. Si parte in treno, la Cenerentola dei trasporti. Si fa l'Italia in seconda classe, per linee dimenticate. Buttate dunque a mare duty free, gate, flight, hostess e check-in. Lasciate le salette business a parlamentari e commendatur. Questo è un viaggio hard, fatto di scambi, pulegge, turbocompressori e carbone. E noi lo faremo, anche a costo di farci sbattere da una squinternata vagona baldracca, un glorioso rudere che cigola e scoreggia sulla rete di ferro, in attesa di rottamazione. "In tasca, un'idea corsara. Percorrere 7480 chilometri, come la Transiberiana dagli Urali a Viadivostok. Una distanza leggendaria, un gomitolo lungo come l'Asia da srotolare dentro la Penisola. Non sappiamo ancora dove andremo e in quanto tempo consumeremo questo buono chilometrico che nessun biglietto può contenere. Sappiamo solo che il nostro è un conto alla rovescia che ci obbligherà a scendere al chilometro zero. Il treno, non l'aereo, ha fatto l'Italia. Un piccolo treno come questo che arranca tra praterie e fichi d'India. Siamo in ballo. Il viaggio comincia." (Paolo Rumiz). Con i disegni di Altan e una premessa del misterioso 740.

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