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Il pensiero politico di Fëdor Dostoevskij Serra Andrea - Franco Angeli, 2023 - Politica-Studi
Fëdor Dostoevskij è uno dei grandi nomi della letteratura mondiale. La sua opera, tuttavia, è stata oggetto di attenzioni multidisciplinari, non soltanto di natura estetica, ma anche psicologica, filosofica e religiosa, suscitando anche l'interesse, pur minoritario, della storia del pensiero politico. Basti ricordare che lo scrittore fu arrestato, e successivamente condannato ai lavori forzati in Siberia, proprio per motivi politici; a questo si aggiunga la sua attività di pubblicista, protrattasi per vent'anni, e quell'esigenza, non certo casuale, di specificare la natura «letteraria e politica» dei suoi articoli. Si consideri, infine, il forte significato politico di romanzi come Note invernali su impressioni estive, Memorie dal sottosuolo, Demoni, solo per citarne alcuni. Il pensiero di D., pur inscritto in un'epoca di radicali cambiamenti che caratterizzarono la Russia del tempo, quali la liberazione dei servi della gleba voluta da Alessandro II, rimase sempre animato da un profondissimo senso morale e da un appassionato tentativo di cogliere il mistero dell'animo umano. Alla concreta minaccia dei demoni e degli inquisitori, lo scrittore rispose con l'amore per la libertà, unica via per la responsabilità personale e l'auto-perfezionamento nello spirito dell'amore cristiano. A D. può essere riconosciuto il merito di aver scoperto quel terribile principio di astrattismo, e quindi di sradicamento, che anima l'ideologia; egli ne colse il male profondo e vi contrappose il ritorno al suolo, alla pocva, come base su cui costruire una nuova Russia, forte della morale del popolo e del riavvicinamento con la classe colta déraciné.
Federalismo, socialismo, libertà. Il pensiero politico di Emilio Lussu (1890-1943) Serra Andrea - Franco Angeli, 2024 - Politica-Studi
Emilio Lussu è conosciuto soprattutto per essere lo scrittore di "Un anno sull'Altipiano" e "Marcia su Roma e dintorni". All'autore italiano si lega lo stile asciutto e l'ironia amara con i quali ha saputo descrivere il dramma della trincea, la violenza squadrista e le rovine di uno Stato, quello uscito dalla Grande guerra, dimostratosi impotente al cospetto dell'ascesa mussoliniana. Tuttavia, L. non è stato solo il capitano della Brigata Sassari e l'antifascista di ferro. Accanto all'uomo di coraggio, custode di tante esperienze, dalla prima elezione alla Camera regia all'arresto, dal confino di Lipari alla fuga, dall'esilio francese alla clandestinità, troviamo l'intellettuale, il pensatore politico. Non vi è d'altro canto separazione tra i due aspetti, giacché in L. pensiero e azione coincidono. Dall'infanzia vissuta nel piccolo comune sardo di Armungia fino al sospirato rientro in Italia, nell'agosto del 1943 ("L'Italia!" esclamò tremante d'emozione a Ventimiglia), quel che egli elabora è un pensiero di grande rettitudine e rigore morale, indispensabile per sostenere con credibilità le tre grandi tematiche politiche di tutta una vita: federalismo, socialismo, libertà. Federalismo per l'unione nelle diversità, socialismo per l'emancipazione dei lavoratori, libertà come precondizione d'ogni teoria. Il tutto accompagnato da una costante, sempre viva: la fiducia nell'Italia e nel popolo italiano.