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Mi è testimone la terra Tini Brunozzi Francesca - Barbera, 2015 - Nike
"Mi è testimone la terra" è una raccolta di poesie organizzata in tre canti. Si tratta di un lavoro che riparte, nel primo canto, dal tema della morte del padre, già affrontato in chiave di poesia civile nel precedente poemetto "Padre mio che sei in cielo" pubblicato in Frau (edito da Torino Poesia), dove l'autrice fa i conti con la Seconda Guerra Mondiale costretta nella propria "guerra fredda della coscienza" (così come la definisce in una nota critica il poeta Pierluigi Lanfranchi) attraverso l'esperienza giovanile del padre nella Hitler-Jugend. Nel secondo canto, a mo' di intermezzo che prelude agli intenti poetici successivi a questo libro, una piccola surreale raccolta di liriche dedicate alla presenza, in sogno, dei figli assenti nella vita reale. Nel terzo canto, una galleria di persone di famiglia, tra quelle conosciute di persona, che vengono ricordate in soli sette versi nella serenità della loro morte in età anziana o nella drammaticità della scomparsa prematura. Lo stile è nuovamente colloquiale e narrativo, sedimentato però in una lirica rigorosa, personale esito dei precedenti lavori in forma chiusa delle ottave di endecasillabi e delle sestine liriche. Con questo poema sui propri morti, Francesca Tini Brunozzi vuole chiudere una stagione legata alla sofferenza personale, per giungere a una ulteriore apertura lirica, uscendo da sé per conoscere il mondo e gli altri.
Prose ambrosiane Tessa Delio - Pungitopo, 2026 - Nike
«[...] "figure o momenti o scorci della città" [Milano], si sovrappongono esattamente a quelli della poesia tessiana, unico essendo, esclusivo, il suo mondo: la prosa tessiana cammina perlopiù sicura su un sospeso filo invisibile, tra surreale e metafisica. [...] Ma va pure detto, confermando il giudizio di Linari, che, a rileggerle insieme, le prose dell'"Ambrosiano", anche oggi "fan l'effetto di cose bellissime". [...] Si direbbe un mondo crepuscolare, in sintonia con il gusto di qualche decennio prima, ma il grigiore delle atmosfere, anziché stemperarsi in morbide velature, soffusamente consolatorie, si ispessisce in zone bituminose, sorrase da rari, rapidi guizzi di humour, come biacche che ne "rialzano" il buio.» (Dante Isella)