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- 9791280164209 La politica estera di papa Francesco
La cattura delle élite. Come le identità oppresse vengono strumentalizzate dal potere Táìwò Olúfémi O. - Edizioni Alegre, 2024 - Tempi Moderni
Le discussioni sul "politicamente corretto", le "guerre culturali" e le "politiche delle identità" polarizzano il dibattito da una sponda all'altra dell'Atlantico. Il giovane filosofo afroamericano Táíwò, attingendo dalla tradizione del pensiero anticoloniale, mostra però quanto il concetto di identity politics oggi in voga sia molto distante da quello, unificante e non escludente, introdotto negli anni Settanta dal Collettivo femminista nero Combahee River. Causa di questa degenerazione, per Táíwò, non è l'attivismo antirazzista di oggi ma le élite liberali dominanti. Con rigore filosofico e chiarezza politica spiega infatti come quel concetto sia divenuto preda della «cattura delle élite», che - come per altri contenuti politici radicali - spogliano le identità del loro potenziale di liberazione per utilizzarle a proprio vantaggio. Di recente le identity politics sembrano rafforzare più che frenare la cattura delle élite, ma uscire dalla trappola è più complicato di quanto si possa pensare. Le élite usano infatti gli incentivi tipici delle società capitaliste, premiano i discorsi che permettono di individualizzare i problemi collettivi e cooptano alcuni selezionati "rappresentanti" delle soggettività oppresse per pacificare i movimenti, ribrandizzando le istituzioni esistenti senza modificare concretamente la società. Solo quando la cooptazione fallisce torna la repressione. Serve allora una politica "costruttiva", che non si accontenti di promuovere principi puramente morali o estetici. Ma occorre soprattutto capire come funziona la cattura per riconoscerla in tempo, e avere più possibilità di spezzare l'incantesimo dietro cui si celano le strutture materiali dell'oppressione.
I popoli indigeni alle soglie del terzo millennio. Quale modello di sviluppo? Tauli-Corpuz Victoria Cossiga A. M. (Cur.) - Eurilink University Press, 2012 - Tempi Moderni
Il libro fornisce un quadro conoscitivo sulla situazione dei popoli indigeni, della loro volontà di poter autodeterminare il proprio sviluppo e la propria crescita, della difesa dei propri diritti umani e delle loro culture e valori che si contrappongono al modello consumistico e incurante delle conseguenze ecologiche. Vengono tracciate le risultanze del dibattito avviato nell'ambito dei massimi Organismi Internazionali e, in particolare, dell'ONU, su sollecitazione dei numerosi movimenti di popoli indigeni che si stanno affermando in diverse parti del mondo. In concomitanza con il XX anniversario del Rapporto sullo Sviluppo Umano, è emersa la necessità, anche per i Paesi Sviluppati, di una misura dello sviluppo non totalmente basata sul PIL ma che tenga conto anche di altri fattori quali la qualità della vita e dell'ambiente, l'accesso all'istruzione, etc. Quale sarebbe l'esito della valutzione di questi popoli indigeni, cosiddetti sottosviluppati, se si dovessero cambiare i termini di riferimento? Il primo passo, dunque, sarà quello di disaggregare i dati a livello territoriale per tener conto anche di questi territori e di sviluppare indicatori appropriati alla valutazione. L'autrice, offrendo esempi concreti, inoltre, mette in risalto le incongruenze delle risoluzioni sugli Obiettivi di sviluppo del terzo millennio (Millennium Development Goals) che non tengono minimamente conto delle aspettative dei popoli indigeni. Prefazione di Antonella Cordone e Francesco Martone.
La dissipazione. Venti anni di piccoli e grandi sprechi nel belpaese Taralletto Bruno - Eurilink University Press, 2012 - Tempi Moderni
Questo libro è stato scritto nella sua stesura originale tra il 1992 e il 1994. L'autore lo ha opportunamente aggiornato con le necessarie integrazioni fino ai nostri giorni. Vede la luce solo oggi in quanto all'epoca fu "rifiutato" da diversi editori perché troppo "aggressivo". La denuncia che il libro contiene degli sprechi nel Belpaese era in sostanza prematura, non in linea con il conformismo che al tempo governava. Oggi i tempi sono maturati e forte spira si vento dell'antipolitica. Rimane all'autore il rammarico non del tutto sopito di questa uscita ritardata per la responsabilità di qualche pavido editore. Nel frattempo sono usciti diversi libri che hanno trattato il tema degli infiniti sprechi operati soprattutto da parte della cattiva politica. Il libro non contiene solo le dissipazioni del "tesoretto" pubblico da parte della classe politica, ma allarga il raggio della sua osservazione anche ad altri settori della vita pubblica e privata, pur se l'autore sa bene che per questo ennesimo assalto alla diligenza poco o nulla si modificherà nelle cattive gestioni della cosa pubblica e nell'operoso malcostume; che è congenito alla vita stessa della politica che trova negli sprechi non solo i suoi privilegi, ma soprattutto il modo di finanziare i costi deila politica medesima. Qualcuno definisce questi sprechi i costi inevitabili della democrazia, ma se si guarda bene chi ne è l'incauto autore si scopre che si tratta degli stessi uomini politici, cioè la casta...