Libri di Thomas
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- 9788891234230 Una nuova speranza. Star Wars
18 poesie- 18 poems Thomas Dylan - Passigli, 2025 - Passigli Poesia
«...18 poesie consente di circoscrivere un preciso momento nell'elaborazione stilistica di Thomas (...) È da quel momento che Thomas inizia a elaborare la sua peculiare "poetica del processo", secondo l'ormai nota definizione del critico Ralph Maud, che ne mutuò il nome dalla poesia Un processo nel clima del cuore, inclusa in 18 Poesie. Tale poetica si fonda, da un lato, su una precisa visione della natura, dell'uomo e dei processi vitali; dall'altro, su una stringente resa formale che ne veicola il senso profondo. Per Thomas l'universo è caratterizzato da una sostanziale unità, che si attua e si manifesta nei continui processi di mutamento che investono tutti i suoi elementi, e a cui presiedono le due forze simultanee di creazione e distruzione. I contrari convivono, riunificati nell'esperienza ed espressi dalle immagini poetiche giustapposte e polarizzate... Da qui deriva anche la nuova e radicale compressione formale di queste poesie, unita all'utilizzo sistematico della strofa regolare e della rima. All'uscita di 18 Poesie questo aspetto non fu compreso e la critica fu semmai abbagliata dal caleidoscopio di immagini visionarie esibito nelle poesie. È un equivoco che ha tenuto lungamente in scacco Thomas - l'idea semplificatoria e falsa di una poesia delirante, nella migliore delle ipotesi associata agli automatismi psichici del surrealismo, nella peggiore a pretestuose derivazioni biografiche - e che ha adombrato la lucidissima e per niente allucinata elaborazione formale che rende le sue poesie così dense e impenetrabili. Si tratta invece del tentativo ad altissima intensità di serrare in unità linguistica gli opposti, di articolare la loro inconciliabilità logica entro argini ritmici e metrici, di tener dietro al processo di metamorfosi verbale attraverso una sintassi spezzata, che salta i passaggi logici intermedi e frantuma le categorie grammaticali...» (Dalla prefazione di Federico Mazzocchi)
La mappa dell'amore. Poesie e prose. Ediz. italiana e inglese Thomas Dylan - Passigli, 2024 - Passigli Poesia
Terza raccolta di Dylan Thomas, dopo "18 Poems" (1934) e "Twenty-Five Poems" (1936), "La mappa dell'amore" venne pubblicata nel 1939, proprio a ridosso dello scoppio della guerra. Il suo sottotitolo, "Verse and Prose", specifica subito che non si tratta, come per le precedenti, di un libro di sola poesia; in realtà, la raccolta comprende sedici poesie e sette racconti, costituendo così anche il primo libro di prose del grande poeta gallese. D'altra parte, e questa raccolta ne è una testimonianza, non si deve accentuare troppo la distinzione, pur ben visibile, tra prosa e poesia: grande affabulatore, Dylan Thomas non rinuncia mai all'intensità della sua scrittura, quel suo «chiedere troppo alle parole» - come egli stesso ebbe a dire - che da sempre costituisce uno dei motivi di maggior fascino, ma anche di maggior mistero, della sua opera poetica. Nelle prose assistiamo a un'analoga «compressione» (ancora Thomas), anche se forse è proprio partendo da queste ultime che il poeta arriva a rimodulare la sua stessa poesia, nel senso di una maggiore adesione a una realtà, a un «flusso vitale» di cui anche la lingua non è più monarca assoluta. E in questo suo nuovo approdo nel mondo, l'opera di Thomas inizia ad "aprirsi", persino a "schiarirsi". Come scrive Federico Mazzocchi nella prefazione che accompagna questa sua prima traduzione integrale italiana di "The Map of Love", «Thomas non rifiutava un contatto col mondo e con gli altri, e così come è un luogo comune che la sua poesia sia delirante - quando è semmai vero l'opposto: che la forma la contiene tutta nel suo solco, in un gioco di immagini orchestrato sino al minimo dettaglio -, allo stesso modo la presenza del mondo è accolta senza distinzioni gerarchiche, senza contrapposizioni tra macrocosmo e microcosmo, tra storia ufficiale e privata».
Venticinque poesie Thomas Dylan - Passigli, 2025 - Passigli Poesia
Nel 1936, a soli due anni di distanza dal libro d'esordio, "18 Poesie", Dylan Thomas pubblica la sua seconda raccolta, "Venticinque Poesie": ancora un titolo estremamente sobrio - col numero dei componimenti ora svolto in lettere anziché in cifre - quasi a rivendicare un'autonomia di ispirazione tutta interna alle poesie stesse e al loro musicalissimo linguaggio. Le due raccolte sono figlie di uno stesso arco di tempo; in molti casi, i testi che le compongono sono attinti dai quaderni che il poeta andava compilando sin dalla gioventù: quattro dall'aprile del 1930 all'aprile del 1934, più un quinto, da poco ritrovato, che arriva fino all'agosto del 1935. Basti pensare che, delle venticinque poesie di questa seconda raccolta, ben diciannove sono coeve o antecedenti all'opera d'esordio. Tra tutte, spicca però una delle più recenti, la conclusiva "Verso l'altare, sotto la luce del gufo", autentica impresa letteraria che testimonia l'ardire dell'immaginazione poetica di Thomas in questi anni. Si tratta di una sequenza di dieci sonetti, legati tra loro da un'unica narrazione, ma dotati di piena autonomia; non a caso il poeta chiese all'editore di impaginarli separatamente, volontà che non fu accolta e che viene qui ripristinata. Al di là di tali aspetti, le "Venticinque Poesie" rappresentano un tassello fondamentale per accedere, nella sua organica interezza, al mondo poetico di Dylan Thomas: uno dei più complessi dell'intero Novecento, ma la cui oscurità non vuole mai essere programmatica. Come scrive Federico Mazzocchi nella sua prefazione, infatti, per comprendere e amare nel modo più giusto le poesie di questo grande poeta bisogna partire proprio dalla loro «forte coesione interna, dalla coincidenza assoluta tra ragioni formali e di poetica; bisogna lasciarsi alle spalle le categorie di semplicità e oscurità intese come effetti ricercati, e accettare di leggere i componimenti secondo i loro stessi principi».