Libri di Thompson
Bibliografia di Thompson: tutti i libri in vendita online pubblicati nella collana Strade Blu Non Fiction
Lo squalo da 12 milioni di dollari. La bizzarra e sorprendente economia dell'arte contemporanea Thompson Donald - Mondadori, 2009 - Strade Blu. Non Fiction
Rimaniamo tutti sorpresi quando telegiornali e quotidiani ci informano che un quadro o una scultura sono stati battuti all'asta per cifre iperboliche. Lo sbalordimento diventa incredulità quando l'opera venduta non è un capolavoro impressionista o una Madonna di Raffaello bensì un pezzo di arte contemporanea, magari realizzato da un artista vivente, in alcuni casi ancora giovanissimo. Milioni di dollari, euro, sterline investiti in un armadietto dei medicinali, un aspirapolvere sotto vetro o uno squalo in formaldeide. Perché accade questo? Quali sono i meccanismi di mercato che rendono possibili quelle che, a un occhio profano, appaiono delle assurde esagerazioni? E poi: ha davvero senso investire denaro nell'arte? Autorevole economista inglese con la passione per l'arte, Don Thompson prende spunto dalla formidabile storia di Damien Hirst e del suo famoso squalo per condurci alla scoperta dei meccanismi che muovono un vero e proprio sistema economico, fatto, come ogni altra attività imprenditoriale, di strategie di marketing e di creazione di brand. Racconta il modo di operare delle case d'aste (colossi come Christie's e Sotheby's), ma anche di galleristi e collezionisti, e ci svela la psicologia sottesa a questo particolare mercato, mostrando quanto esso sia connotato da smania di possesso, ricerca di status, potere del brand e da clamorosi conflitti di interesse, esattamente come molti altri sistemi economici. Non è così assurdo spendere dodici milioni di dollari per uno squalo sottovetro.
Bolle, baraonde e avidità Thompson Donald - Mondadori, 2018 - Strade Blu. Non Fiction
Nel maggio 2014 la casa d'aste Christie's spese una fortuna per offrire un intero soggiorno a New York a diciotto collezionisti cinesi. Dopo una visita al MoMA e una cena esclusiva al Rockefeller Center, gli ospiti parteciparono a una sessione di vendite accomodandosi dietro i vetri oscurati di un salottino privato, e spesero un totale di 236 milioni di dollari. Gli esperti di Christie's giudicarono quell'operazione di marketing, studiata nei minimi dettagli, un successo senza precedenti: erano andati a caccia di super ricchi in una delle capitali della finanza mondiale, li avevano attirati nella propria rete e avevano ottenuto guadagni record. Quel primato, però, fu polverizzato già qualche mese dopo, quando Christie's, Sotheby's e Phillips realizzarono in una sola settimana profitti per 1,66 miliardi di dollari. E a oggi la corsa al rialzo non si è ancora interrotta. Asta dopo asta, infatti, la curva dei prezzi pagati per opere d'arte continua a impennarsi. Da qualche anno le acquisizioni registrate tra New York, Dubai, Londra, Shanghai e Mosca occupano le prime pagine dei giornali di tutto il mondo, e a fare notizia sono soltanto le cifre da capogiro. In effetti, come afferma l'economista Donald Thompson, è piuttosto inutile interrogarsi sul valore artistico delle opere acquistate: quando entrano in gioco gli individui più ricchi del pianeta, l'arte diventa un investimento e il collezionista uno speculatore con il fiuto per guadagni facili e immediati. L'arte, specialmente quella contemporanea, ha cominciato a stimolare l'avidità degli affaristi e a dare vita a nuove e pericolose forme di finanza creativa. I consulenti dei collezionisti non sono più critici d'arte, ma analisti in attesa del momento più opportuno per consigliare la vendita o l'acquisto di un'opera e ottenere profitti milionari. Le sale delle case d'aste sono diventate un palcoscenico su cui si consuma un gioco delle parti che vede in scena sempre gli stessi protagonisti: consulenti, galleristi, agenti e artisti viventi che creano opere iconiche, trofei perfetti per magnati alla ricerca di prestigio. Come si spiegano, altrimenti, i diversi esemplari di una stessa scultura prodotti da Jeff Koons, oppure le vasche di formaldeide in cui Damien Hirst immerge squali, vitelli, mucche e maiali? "Bolle, baraonde e avidità" svela i protagonisti e i segreti di un ambiente volubile e capriccioso che, proprio come ogni altro settore contaminato dall'ingordigia speculativa, è un gigante dai piedi d'argilla in attesa di precipitare.
Abbondanza. Come costruire un futuro migliore Thompson Derek Klein Ezra - Mondadori, 2026 - Strade Blu. Non Fiction
Tra i libri più discussi degli ultimi anni, Abbondanza è un invito a lasciarsi alle spalle il disfattismo e tornare a credere davvero nel progresso, per costruire una società in cui la prosperità non sia un privilegio di pochi, ma un bene condiviso. Raccontare il XXI secolo, fin qui, significa raccontare una storia di crescente scarsità. Una crisi abitativa sempre più acuta, soprattutto nelle grandi città; la coesistenza paradossale di disoccupazione e carenza di lavoratori in settori strategici; filiere produttive che si rivelano fragili dopo decenni di delocalizzazione. E, nonostante gli avvertimenti sul cambiamento climatico, gli investimenti nelle infrastrutture energetiche restano largamente insufficienti. Dagli Stati Uniti all'Europa, viviamo in un sistema in cui è diventato fin troppo facile bloccare qualsiasi progetto e sempre più difficile costruire. Le soluzioni di ieri sono diventate i problemi di oggi: norme nate per garantire equità e proteggere i cittadini hanno finito per rendere sempre più difficili gli interventi pubblici. Due fra le firme più autorevoli del giornalismo americano partono da questa diagnosi per avanzare una tesi netta: la scarsità non è un destino, ma il frutto di specifiche scelte politiche e culturali. La loro è soprattutto una critica dall'interno all'agenda progressista e alla sua diffidenza verso la crescita e gli strumenti necessari a realizzarla. Una postura che, dati alla mano, produce effetti opposti a quelli desiderati: quando i beni restano scarsi - dalle case ai servizi pubblici - l'accesso si restringe e le disuguaglianze si accentuano. È essenziale ripensare il ruolo dello Stato come attore capace di intravedere possibilità - non solo rischi - nella creazione di nuove idee e progetti, e di dare forma a sistemi e istituzioni che rendano possibile realizzarli.