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Gerarchi e fascismo a Napoli (1921-1943) Villani Pasquale - Il Mulino, 2013 - Il Veliero
Il volume racconta la storia del fascismo a Napoli attraverso le sue figure più rappresentative, dai primi passi del regime fino alla drammatica fine del 1942-1943. Dal consolidarsi del regime nel 1924, quasi mai i segretari napoletani della Federazione fascista ebbero più credito e poteri del prefetto. E la storia di Napoli, con un porto importante e un'attività industriale crescente anche nel ventennio fascista non è pienamente comprensibile se non si tiene conto degli elementi riassunti e definiti proprio in quegli anni nei termini di "questione meridionale". Poche sono le personalità che emergono direttamente dalla militanza del partito. Fra queste, la ricerca condotta da Pasquale Villani fa emergere Nicola Sansanelli, per la sua presenza attiva nei primi anni e per l'autorità che poi, sia pur in ombra, conservò; Eduardo Saraceno, che seppe rievocare alcuni momenti dei primi anni con un certo distacco storico; e il più radicale Vincenzo Tecchio, che divenne esperto di economia ed ebbe una visione ampia e aperta dei problemi cittadini. Dopo il 1924 vanno considerati egualmente "gerarchi" i prefetti e i dirigenti prefettizi, tra i quali certamente si distinsero il pugliese Guacci Castelli, che pose le fondamenta amministrative e poliziesche del regime, e il prefetto toscano G.B. Marziali, proveniente dalle fila del partito, che si trovò ad avere un ruolo nelle trasformazioni economiche e che fu visto sempre con favore dalla società napoletana.
La terra inespugnabile. Un bilancio della legge speciale per la Basilicata tra contesto locale e dinamiche nazionali (1904-1923) Verrastro Donato - Il Mulino, 2011 - Il Veliero
Nel 1904 venne varata la legge speciale per la Basilicata, la prima di una serie di leggi per il Sud, che in vent'anni avrebbe dovuto provvedere al risorgimento di una regione fra le più arretrate del paese. Il provvedimento seguì di circa due anni il celebre viaggio di Zanardelli in terra lucana, e di esso fu, per certi versi, il frutto più proficuo, in quanto diede avvio ad una serie di opere pubbliche che costituirono la primaria dotazione infrastrutturale della regione, ancora oggi in gran parte fruibile. Muovendo dai contributi storiografici consolidatisi negli anni intorno al dibattito alimentatosi sulla legge speciale e sull'azione svolta dal Commissariato civile - istituzione temporanea che si occupò dell'attuazione, a livello locale, dell'ambizioso programma fissato dalla legge -, il volume traccia una sorta di bilancio dei venti anni in cui la legge rimase in vigore, avvalendosi di fonti archivistiche e documentarie in gran parte inedite. Ciò che ne emerge, accanto ai limiti di un provvedimento spesso consideralo poco incisivo nello scardinamento di antichi assetti economici e sociali di una terra inespugnabile, è il senso di emergenza costante, di urgenza, di inderogabilità dell'azione, criteri che hanno orientato le scelte spesso in maniera improvvisata, e comunque finendo con il vanificare l'efficacia degli interventi stessi.