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Regina. 2 ottobre non si dimentica Velasco Piña Antonio - Verdechiaro, 2021 - Sfumature
Capolavoro della letteratura latinoamericana, il libro più importante della storia del Messico. È la storia di Regina, una ragazza che visse vent'anni, il cui compito era portare a termine una missione trascendentale: il risveglio della coscienza del Messico. Ancora bambina, in un viaggio in India viene riconosciuta da un Lama come Dakini - la più importante manifestazione del principio femminile nel Buddhismo tibetano, che trasmette direttamente attraverso l'esperienza di vita e che ha il potere di dominare gli elementi. Dopo rocambolesche avventure in Tibet e in Cina, Regina torna nella sua terra natale per compiere la sua missione, assistita dai Quattro Autentici Messicani, custodi delle tradizioni spirituali dell'antica Mesoamerica. Una storia vera intrisa di magia, tra oriente e occidente, raccontata da un maestro che conobbe Regina, la ospitò e da lei ricevette la sua missione trascendentale: esserne il Testimone. È il libro che permettere di comprendere l'autentica natura della mattanza di Tlatelolco, la piazza di Città del Messico in cui si svolgono gli eventi dell'ultimo capitolo, culminati nel massacro di centinaia di persone falciate dalla tempesta di fuoco delle mitragliatrici degli elicotteri dell'esercito, il 2 ottobre 1968 - evento deliberatamente rimosso dalla memoria dell'ultimo mezzo secolo, al quale questo capolavoro letterario rende giustizia. «Ogni mattina il Lama e la Dakini si addentravano nel bosco; e mentre raccoglievano tutto ciò di utile che la natura offriva - legna, miele, piante e radici commestibili - il Lama ne approfittava per impartire i suoi insegnamenti. Tra i molteplici aspetti di tali insegnamenti ce n'era uno di grande importanza per il Lama: mettere la sua discepola in grado di comunicare con ogni tipo di essere, compresi quelli comunemente considerati inanimati. In realtà la Dakini aveva dimostrato la sua inclinazione a dialogare in particolare con le nuvole, ma ora le si chiedeva di ripetere continuamente quest'esperienza con i tipi di esseri più diversi, dalle formiche ai venti, dagli alberi ai fiumi. A tal fine era necessario che Regina raggiungesse in modo permanente uno stato di coscienza talmente elevato che, superando ogni tipo di attaccamento personale, cominciasse a sentirsi in connessione con tutti gli esseri che esistono nell'Universo.»
Breve storia dell'alchimia. Dagli albori del pensiero junghiano: una sintesi storica Valente Stefano - Graphofeel, 2019 - Sfumature
Nel problema delle origini dell'alchimia già si evidenzia il caos di leggende e allegorie esoteriche implicito nel fenomeno alchemico. L'etimologia viene in aiuto all'analisi storica. Il termine alchimia deriva plausibilmente dall'arabo "kimiya" ("pietra filosofale, alchimia", con agglutinazione dell'articolo al) per il tramite del greco chymeía ("mistione, mescola di vari liquidi"). La parola compare per la prima volta in Giulio Firmico Materno - autore siciliano del IV secolo, coevo di Costanzo II e Costante I - proprio ad indicare la pratica degli arabi volta a convertire i metalli vili in oro e a procurarsi il rimedio universale e il segreto della longevità. Di fatto, se per la cultura occidentale le radici dell'alchimia si fanno rimontare al mondo arabo - tramite e "importatore" della prisca sapientia egizia -, bisogna dire che già in testi vedici e buddhisti si trovano accenni a un non ben determinato succo hataka in grado di trasformare il bronzo in oro puro. Allo stesso modo, alcune leggende attesterebbero l'esistenza di pratiche alchemiche in Cina fin dal 4500 a.C., come è pure un dato incontrovertibile che il taoismo di Lao-Tse annovererà tra i suoi scopi un elisir di lunga vita.