Libri di Sandro Veronesi
Bibliografia di Sandro Veronesi: tutti i libri in vendita online pubblicati nella collana Vintage
Chi cerca i libri di Sandro Veronesi trova un'esplorazione profonda e spesso tormentata dell'animo umano contemporaneo attraverso una prosa colta e incisiva. Seguire i libri in ordine cronologico di Sandro Veronesi permette al lettore di apprezzare l'evoluzione stilistica di un autore capace di declinare il romanzo in forme sempre nuove, passando dal realismo introspettivo a trame corali e complesse, diventando così un punto di riferimento imprescindibile per la letteratura italiana moderna.
Biografia dell'autore
Sandro Veronesi nasce a Prato nel 1959. Laureato in architettura, sceglie presto la via della scrittura, affermandosi come una delle voci più originali della narrativa contemporanea. La sua carriera è costellata di successi letterari e riconoscimenti di prestigio. È infatti uno dei pochi autori ad aver vinto il Premio Strega in due diverse occasioni, prima con "La forza del passato" nel 2006 e successivamente con "Il colibrì" nel 2020. La sua vasta produzione riflette costantemente il suo impegno intellettuale e la sua capacità di osservare con lucidità i mutamenti della società italiana.
Stile di scrittura
I libri di Sandro Veronesi sono caratterizzati da una lingua ricca e densa, capace di scendere nel profondo delle contraddizioni esistenziali dei suoi protagonisti. È conosciuto soprattutto per la creazione di figure maschili fragili e ostinate, come l'iconico Marco Carrera ne Il colibrì, personaggio che ha catturato i lettori per la sua straziante capacità di restare immobile nonostante gli urti della vita. La sua scrittura eccelle nel costruire architetture narrative complesse, spesso intrecciate con il destino collettivo, lasciando il segno grazie alla capacità di rendere universali le sofferenze e le speranze private dei suoi indimenticabili personaggi.
Terre rare Veronesi Sandro - Bompiani, 2015 - Vintage
Nel giro di ventiquattro ore un uomo perde il controllo della propria vita: fa un grave errore sul lavoro, gli viene sequestrata la patente, trova l'ufficio sigillato dalla Finanza, scopre che il suo socio è fuggito lasciandolo nei guai, rompe definitivamente con la sua compagna - e nel frattempo sua figlia è scappata da casa. Credendosi braccato, fugge a sua volta, alla cieca, ma lo sfacelo cui si è di colpo ridotta la sua vita, man mano che egli lo affronta, si rivela sempre più chiaramente un approdo, fatale e familiare - secondo una mappa interiore che era stata tenacemente rimossa. Quest'uomo è Pietro Paladini, l'eroe immobile di "Caos calmo", che nove anni dopo ritroviamo nella situazione opposta, roso dall'ansia e senza più un posto dove stare, costretto a vagare alla ricerca di quella pace improvvisamente perduta, o meglio - e questa sarà la sua scoperta - mai veramente avuta. La rimozione, la fuga, la famiglia che si disgrega, il confuso declino dell'Occidente, lo sforzo tragicomico di restare onesti in un tempo che spinge continuamente verso l'illegalità - e poi, di colpo, la verità. Alla fine di "Caos calmo" Paladini rispondeva a un celebre verso di Dylan Thomas affermando che "la palla che lanciammo giocando nel parco è tornata giù da un pezzo. Dobbiamo smettere di aspettarla". Si sbagliava, la palla era ancora per aria. Torna giù ora, in "Terre rare".
Caos calmo Veronesi Sandro - Bompiani, 2014 - Vintage
Pietro Paladini è un uomo apparentemente realizzato, con un ottimo lavoro, una donna che lo ama, una figlia di dieci anni. Ma un giorno, mentre salva la vita a una sconosciuta, accade l'imprevedibile, e tutto cambia. Pietro si rifugia nella sua auto, parcheggiata davanti alla scuola della figlia, e per lui comincia l'epoca del risveglio, tanto folle nella premessa quanto produttiva nei risultati. Osservando il mondo dal punto in cui s'è inchiodato, scopre a poco a poco il lato oscuro degli altri, di quei capi, di quei colleghi, di quei parenti e di tutti quegli sconosciuti che accorrono a lui e soccombono davanti alla sua incomprensibile calma. Così la sua storia si fa immensa, e li contiene tutti, li ispira fino a un finale inaudito eppure del tutto naturale.
Xy Veronesi Sandro - Fandango Vintage, 2013 - Vintage
L'ho detto ai carabinieri, l'ho detto al Procuratore, l'ho detto a tutti quelli che mi hanno chiesto "cosa avete visto?": l'albero, abbiamo visto, l'albero ghiacciato. È stata la prima cosa che abbiamo visto, appena arrivati al bosco - e anche dopo, quando abbiamo visto il resto, è rimasto l'unica cosa intera che abbiamo visto. L'albero. Era lì, al suo posto, all'imboccatura del bosco, cristallizzato come sempre nel suo cappotto di ghiaccio, la cui trasparenza era offuscata dalla neve fresca - ma era rosso. Era rosso, sì, come se Beppe Formento, nell'atto di ghiacciarlo, avesse messo dello sciroppo di amarena nel cannone. In quel bianco fatale era l'unica cosa che mantenesse una forma, e sembrava - non esagero - acceso, pulsante di quell'intima luce aurorale che ancora oggi mi ritrovo a sognare. Sogno quella trasparenza rossa, sì, ancora oggi, e la sogno senza più l'albero, ormai, senza nemmeno più la forma dell'albero: sogno quel colore e nient'altro. Un tramonto imprigionato in un cielo di gelatina, un sipario di quarzo rosso che cala sul mio sonno, un'immensa caramella Charms che si mangia il mondo, ho continuato a sognare quella trasparenza rossa e continuo a farlo, perché è ciò che abbiamo visto, quando siamo arrivati al bosco. Cosa avete visto? Abbiamo visto l'albero ghiacciato intriso di sangue.