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Olivo Barbieri. Spazi Altri. Ediz. a colori Benigni C. (Cur.) - Allemandi, 2025 - Catalogo
Un caleidoscopio in continua mutazione. Come un cubo di Rubik, colto un attimo prima di essere risolto. Questa è la Cina nelle immagini di Olivo Barbieri, realizzate in un arco temporale lungo trent'anni, dal 1989 al 2019, qui riunite per la prima volta in un volume organico. Immagini, lontane da intenti documentaristici, che colgono le polarità di un Paese dalla natura felicemente ambigua. Frenesia e vuoto. Postmodernità e arcaismo. Horror vacui e horror pleni. Contrasti di un luogo che tende a sottrarsi a ogni facile definizione, oscillando tra nette antitesi. Ciò che in fondo può dirsi anche per la fotografia plurale di Barbieri, artista dal «doppio sguardo», dove da sempre il naturale dialoga con l'artificiale, l'umano con il metamorfico, l'illusione con il vero. Tra gli autori più innovativi e originali della fotografia internazionale, Barbieri è stato il primo della sua generazione a comprendere che nel passaggio verso una società «ipermoderna», come l'ha definita il filosofo Gilles Lipovetsky, non cambiano solo i mezzi per leggere la realtà, ma cambiano anche le dimensioni dei fenomeni. Di qui la necessità di allargare il campo di indagine, adattandolo a una dimensione globale, e di esplorare il paesaggio contemporaneo da nuove prospettive, fisiche e soprattutto mentali. Di queste trasformazioni epocali e globali la Cina è l'ombelico, punto di impatto di una rivoluzione visiva che trasforma - deforma - lo stesso sguardo fotografico.
Federico Barocci. La Madonna delle ciliegie. Ediz. italiana e inglese Biferali Fabrizio Parrilla Francesca Jatta Barbara - Allemandi, 2025 - Varia
Il "Riposo durante la fuga in Egitto", noto come "Madonna delle ciliegie" di Federico Barocci, è l'opera protagonista della diciassettesima edizione de "L'ospite illustre" alle Gallerie d'Italia - Torino, che celebra il decimo anniversario dell'iniziativa. Considerata uno dei massimi capolavori del tardo Rinascimento italiano, l'opera fu commissionata nel 1570 dal perugino Simonetto Anastagi e consegnata tre anni dopo, per poi essere lasciata alla chiesa dei Gesuiti di Perugia. ll catalogo analizza storia, iconografia e fortuna del dipinto attraverso i saggi di Fabrizio Biferali e Francesca Parrilla, mettendo in luce la profonda spiritualità e la bellezza compositiva che caratterizzano la tela. Il contributo di Barbara Jatta, direttore dei Musei Vaticani, approfondisce inoltre il rapporto tra Barocci e il mondo dell'incisione.