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Bibliografia di : tutti i libri in vendita online editi da Longo Angelo con argomento Alighieri Dante Divina Comm
Lectura dantis ferrariensis Benvenuto Da Imola Paolazzi C. (Cur.) Pasquino P. (Cur.) Sartorio F. (Cur.) - Longo Angelo, 2021 - Memoria Del Tempo
La Commedia di Dante Alighieri fu in Italia il caso letterario del secolo XIV. A promuoverne la legittimazione nell'ambito della cultura "alta" provvide anche il mondo della scuola, grazie alla figura del magister Benvenuto Rambaldi da Imola, docente specializzato nella spiegazione dei testi della latinità e, fra il 1375 e il 1376, anche del poema dell'illustre Fiorentino: proprio in questo periodo infatti ne fece l'oggetto di due cicli di lezioni (ossia due lecturae), a Bologna prima e a Ferrara poi, esperimenti didattici a partire dalla cui rielaborazione l'Imolese produrrà uno dei principali monumenti della storia dell'esegesi dantesca, quel Comentum super Dantis Comoediam per cui è giustamente conosciuto. Delle lezioni di Ferrara - fonte essenziale per il lavoro di un altro esegeta dantesco, Giovanni da Serravalle, che vi assistette - Benvenuto rielaborò successivamente alcune chiose, riscrivendole in versioni più ampie e meglio formalizzate, con l'intento di produrre un testo "di servizio", un provvisorio dossier di conoscenze. Ma il fascicolo così formato sfuggì al controllo del suo autore, e in qualche modo giunse, senza l'autorizzazione di quest'ultimo, nelle mani di due interessati lettori danteschi, Tedaldo della Casa e Filippo Villani, che seppero utilmente fare uso, ciascuno a suo modo, dei suoi preziosi contenuti.
Locus amoenus. Nuovi strumenti di analisi della Commedia Bregni Simone - Longo Angelo, 2020 - Il Portico. Sez. Materiali Letterari
Nel suo articolo Against Intertestuality del 2004, pubblicato in Philosophy & Literature, William Irwin sostiene che l'intertestualità dovrebbe essere «cancellata dal lessico degli umanisti sinceri e intelligenti». Secondo l'autore, invece, applicazioni corrette delle teorie dell'intertestualità possono rivelarsi particolarmente fruttuose, in particolare se applicate alla letteratura premoderna, prodotto di epoche in cui le relazioni tra testi e il processo di trasmissione della cultura erano radicalmente diversi da quella moderna. Un approccio al concetto classico e medievale di imitatio e æmulatio alla luce delle teorie dell'intertestualità può fornire nuovi elementi sulle modalità (intertestuali, interdiscorsive) del processo dantesco di imitatio nella Commedia. Analizzando un particolare topos della tradizione classica che è presente e ricorrente nella Commedia, quello del locus amoenus, l'autore mostra come l'analisi intertestuale faccia luce non solo sulle modalità di trasmissione della tradizione classica attraverso il tardoantico e il Medioevo, ma anche sulla cultura medievale in toto, inquadrandosi perfettamente nella specifica visione del mondo e della vita umana che il Medioevo possedeva. Secondo l'autore, il topos del locus amoenus è impiegato nella Commedia allo scopo di riassumere e condensare, e in ultima analisi alludere a, i valori e l'intera visione del mondo dell'antichità pagana, un referente-chiave alla tradizione classica nel suo insieme. L'autore propone di usare, al posto del termine «intertestualità», per certi versi datato, ma soprattutto limitato, l'espressione «imitatio intertestuale/interdiscorsiva», che coglie meglio la complessità dell'uso dell'antico strumento retorico nel poema dantesco. Recenti strumenti digitali come Digital Dante (digitaldante.columbia.edu), mostrano il perdurare della rilevanza della ricerca sull'imitatio intertestuale/interdiscorsiva nella Commedia al giorno d'oggi, aprendo nuove prospettive di ricerca.
Sotto il manto delle favole. La ricezione di Fulgenzio nelle opere di Dante e negli antichi commenti alla Commedia Albi Veronica - Longo Angelo, 2021 - Memoria Del Tempo
Rispetto alle precedenti opere di Dante, nella Commedia la mitologia classica è prepotentemente presente. Che tale patrimonio di miti e personaggi sia giunto a Dante principalmente attraverso la lettura dei poeti classici è fuor di dubbio; tuttavia, esso avrebbe potuto essere mediato efficacemente anche da opere specialistiche, come quelle di Fulgenzio, erudito tardo-antico cui si devono un commento allegorico all'Eneide (Expositio Vìrgilianae continentiae) e una raccolta di miti antichi (Mitologiarum libri tres), anch'essi interpretati allegoricamente: testi ampiamente circolanti nel Medioevo, e che autori come Boccaccio e Petrarca sicuramente possedevano nelle proprie biblioteche. Stabilire se Dante - che non cita mai Fulgenzio - fosse a conoscenza di tali opere e se queste l'abbiano in qualche modo influenzato è una vexata quaestio, che il presente volume intende nuovamente indagare a partire dall'esame della tradizione manoscritta, perimetrando gli ambiti e i contesti di maggiore diffusione di quegli importanti testi. Il saggio analizza alcuni luoghi del Convivio (IV.xxiv-xxvi) e della Commedia (Inf I, IX, XXV) in cui la possibile influenza di Fulgenzio diviene non solo plausibile, ma tangibile, allo stesso tempo verificando se ci fossero altri testi in grado di mediare fino a Dante citazioni tratte dalle opere fulgenziane, in particolare il commento all'Eneide di Bernardo Silvestre e quello alla Consolatio boeziana di Guglielmo di Conches. È attraverso questo costante confronto con i possibili intermediari - condotto soprattutto attraverso i riferimenti a Fulgenzio reperibili nei commenti alla Commedia realizzati tra il Trecento e i primissimi anni del Quattrocento - che si giunge a ipotizzare la penetrazione di porzioni dei Mitologiarum libri entro alcuni dei commenti che corredavano i classici, in particolare le Metamorfosi di Ovidio, e che si arriva a ridimensionare l'importanza, in ottica dantesca, di testi come il commento di Bernardo Silvestre, finora ritenuto ben più popolare.