Libri di Umberto Curi

Bibliografia di Umberto Curi: tutti i libri in vendita online editi da Bollati Boringhieri con argomento Filosofia

Prossime uscite su FILOSOFIA

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  • 9788894367119 Disorientando Sofia. Filosofia e antifilosofia nei processi formativi
  • 9788869775581 Chiasmi international. Vol. 27
Il colore dell'inferno. La pena tra vendetta e giustizia libro
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LIBRO   9788833929590

Il colore dell'inferno. La pena tra vendetta e giustizia Curi Umberto   -  Bollati Boringhieri, 2019  -  Nuova Cultura. Introduzioni

«Dove mai avrà termine, dove mai placata cesserà la furia di Ate?» L'interrogativo angoscioso di Eschilo non smette di risuonare dopo migliaia di anni. Abbiamo forse dimenticato il nome della funesta divinità greca che prima induceva gli uomini in errore e poi ne esigeva inclemente la punizione, ma della sua vendicatività rimane un'impronta nell'idea di giustizia a cui è ispirata l'attuale civiltà giuridica. La rassicurante contrapposizione tra vendetta e barbarie da un lato - la violenza sommaria del «sangue chiama sangue» - e giustizia e civiltà dall'altro tradisce infatti una infondatezza che sgomenta. Scrutando nel cono d'ombra dell'azione penale con lo sguardo penetrante di chi coglie ambivalenze e fratture nella presunta rotondità dei concetti, Umberto Curi vi rintraccia l'aspetto arcaico e irrisolto che tinge ancora il dispositivo della pena del «colore dell'inferno», secondo l'espressione di Simone Weil. Lungo il tragitto a lui familiare, che dalla grecità dei filosofi e dei tragici arriva a Nietzsche e al pensiero contemporaneo, Curi testa la resistenza, e la fragilità, del principio di giusta «retribuzione» del reato attraverso un castigo adeguato. L'equità che intende garantire era invocata anche dall'ingiunzione biblica «frattura per frattura, occhio per occhio, dente per dente» e dalla legge del taglione fissata dalle XII Tavole romane, ossia dai meccanismi che prevedevano la reciprocità del danno. Infliggere sofferenza al colpevole, sia per ristabilire l'ordine cosmico infranto sia, più modernamente, a scopo rieducativo o preventivo, oscilla tra una concezione sacrale della pena come espiazione e una visione compensativa che rimanda all'antica relazione tra debitore e creditore. Impostazioni che, tuttavia, sortiscono l'effetto-paradosso di assolvere la colpa, una volta estinto il debito con la pena, senza alleviare il dolore della vittima. Proprio alla fuoriuscita dalla logica del paradigma retributivo e di quello pedagogico lavora oggi la giustizia riparativa, che mette invece al centro il rapporto tra offensore e offeso. Perché si possa, infine, sottrarre alla crudele Ate l'insidioso terreno in cui prospera.

€ 16.00 € 15.20
Filosofia del Don Giovanni. Alle origini di un mito moderno. Ediz. ampliata libro
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LIBRO   9788833929989

Filosofia del Don Giovanni. Alle origini di un mito moderno. Ediz. ampliata Curi Umberto   -  Bollati Boringhieri, 2018  -  Temi

Don Giovanni percorre la modernità con la tracotanza dell'eroe eponimo dell'erotismo seriale e insaziabile. L'appellativo comune ricalcato su di lui qualifica l'amatore compulsivo, il donnaiolo senza requie, l'agonista del corteggiamento che aggiorna di continuo il proprio medagliere. Ma un simile stereotipo di sfrenatezza sessuale è in gran parte dovuto all'equìvoco in cui sono rimaste intrappolate le tradizioni interpretative che a lungo si sono cimentate con la figura di Don Giovanni. Finissimo indagatore della vitalità dei miti antichi, Umberto Curi qui riequilibra nettamente il profilo di quello che giudica il mito più emblematico degli ultimi secoli, restituendogli la pregnanza teologica e filosofica rimasta occultata per l'eccesso di enfasi sulle prodezze carnali. Solo se lo si libera dalle strettoie del paradigma seduzione/dannazione, si riesce infatti a decifrare l'enigma delle tre versioni principali - le pièces secentesche di Tirso de Molina e di Molière e il «dramma giocoso» di Mozart-Da Ponte - che mettono in scena Don Giovanni: l'asimmetria tra la colpa che gli si imputa e la pena atroce a cui viene condannato. Sia che perverta l'amore in inganno, e schernisca così il caposaldo della religione cristiana (Tirso), sia che concepisca la conquista femminile come continuazione della guerra con altri mezzi (Molière), sia che recuperi attraverso la musica la cupa grandezza di cui lo priva un libretto poco sulfureo (Mozart-Da Ponte), Don Giovanni non può sottrarsi all'invarianza di una fine che lo precipita tra le fiamme dell'Inferno proprio in quanto dissoluto, ossia sciolto da ogni vincolo con la trascendenza divina, prima che con i costumi degli uomini. Lo «spirito forte» che ha osato oltraggiare la sacralità della morte nella sfida al Commendatore non avrà scampo. Ecco la colpa irredimibile, che secondo Curi affiata il mito di Don Giovanni alla modernità più di qualsiasi riduzione «erotica».

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Via di qua. Imparare a morire libro
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LIBRO   9788833922515

Via di qua. Imparare a morire Curi Umberto   -  Bollati Boringhieri, 2011  -  Temi

"Via di qua; ecco la mia meta". Nell'annuncio del protagonista del racconto di Kafka La partenza risuona l'universale della condizione umana, quell'andar via a cui non occorre una destinazione, poiché è già meta in sé: la morte, ineluttabile, inconcepibile, inconoscibile, eppure evento-limite che conferisce alla vita il senso più autentico. Nella sua vicenda millenaria, talvolta la filosofia si è incaricata di strappare alla morte l'aculeo velenoso, ossia di liberare l'uomo dal timore della morte, riducendola a puro nulla, quindi espungendola dall'orizzonte dell'esistenza. Una strategia che il filosofo Umberto Curi non condivide affatto. Come il principe di Danimarca, è convinto da tempo che i contenuti di pensiero abitino anche al di fuori della disciplina che ne è ufficialmente titolare, e li va a cercare con mano sapiente nella tragedia e nel mito dell'antica Grecia, nella poesia e nella narrazione contemporanee. Lì incontra ricchissime testimonianze che, da prospettive diverse, recuperano la morte alla pienezza della vita, senza per questo disinnescare in modo consolatorio il potenziale angoscioso della fine. Sfuggono infatti a intenti edificanti, e non potrebbero mai essere rifuse in un eserciziario della buona morte, simile a quelli diffusi in Occidente secoli fa. Ci possono solo suggerire con Rilke - ed è suggerimento prezioso - che "bisogna imparare a morire: ecco in che cosa consiste tutto il vivere".

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