Libri di Sabato Cuttrera
Bibliografia di Sabato Cuttrera: tutti i libri in vendita online editi da Abe con argomento Mari
Madam of Florence: Marie de Valois Cuttrera Sabato - Abe, 2023
In the Italian middle ages an exceptional female figure left an important mark on history: Marie de Valois, daughter of King Charles of France. Her life offers us a fascinating portrait of that transitional era that would later lead to the explosion of the Renaissance. This book tells us about her life, how the French princess moved to Naples and then later found herself in the heart of Tuscany. In these pages, we explore her youth at court, her marriage to the Duke of Calabria Charles of Anjou in 1324, and her stay in Florence. In the Tuscan town, Marie found herself attending the marvelous celebrations for the feast of San Giovanni in June. The Florentines gathered to celebrate fervently this occasion, considering this saint 'a symbol of political correctness and moral rectitude'. The streets of the city turned into a stage for sumptuous festivities with papier-mâché candles on processional floats, creating a magical and enchanting atmosphere, with art and culture dancing together in a symphony of splendor and magnificence. Marie immersed herself in this new culture, embracing the beauty of Florentine life. Pierpaolo Tavino
Maria d'Ungheria: Maria degli Arpád-Házi, donna regina e le chiese napoletane del Trecento. Vol. 2: La tragedia di «donna regina», una madre nella crisi del Trecento Cuttrera Sabato - Abe, 2025 - Le Regine Di Napoli
In questa seconda parte dedicata alla Regina Maria d'Ungheria si affronta fin da subito la fine di un sogno, quello reale, e l'inizio della decadenza, quella inaspettata. È la casualità delle cose che manda a monte il progetto degli Angioini sui troni d'Europa, l'evoluzione rinascimentale, per tornare alla radice religiosa, ma dei fraticelli del Trecento. È così che la Regina diventa vedova di Carlo II, e da subito sirocchia, cedendo il posto alla nuora, Sancia di Maiorca, sposa dell'erede Re Roberto, sempre più indebolito dalle infiltrazioni dei Catalani in tutto il reame. Preoccupazioni e piaghe si moltiplicano e la morte del bellissimo figlio Piero, perito nella storica Battaglia di Montecatini, segna l'inizio della fine di un sogno prestigioso. È il dolore che prende il sopravvento sulla politica di espansione, quello che trascina la stessa famiglia reale nel vortice aragonese e alla fine getta le armi per un riavvicinamento dei congiunti, vicini e lontani, e dell'Isola di Sicilia, a cui spetta il trono palermitano di Sicilia Citra. Cronisti e storici afferrano al volo il personaggio e la Regina, da sciamana, diventa quasi monaca: ora costruisce chiese latine, fonda conventi di monache, favorisce ordini religiosi diversi. E i diari lasciano il posto alla forma letteraria, affinché a brillare sia la tragedia, il canto greco degli anni giovanili, il lamento per la morte del bellissimo Piero che diventa costruzione, studio, poesia. La Regina è nuda, piange e si dispera, poi di scatto si riprende e costruisce chiese, favorisce i francescani e le donne monache. Lascia per se stessa soltanto un angolo nella chiesa di Donna Regina, dove innalzare il suo sepolcro, unico trofeo dell'invincibile battaglia contro la morte. Il suo testamento, come quello del fu marito a favore di Re Roberto, è l'albero della vita: dona tutto a tutti ancora in vita, dalle principesse ai servi: anelli e collane di perle, terre ricche e paludi sconosciute diventano il suo orgoglio testamentale. L'incontro con i parenti-nemici siciliani, l'invocazione alla pace, la restituzione del Patrimonio di S.Pietro al Papa fanno da cornice a una scuola religiosa che si impone sulla scena e frena il pre-Rinascimento, schierando dalla sua parte una miriade di chiese che dettano legge al popolo. Il bisogno del potere, che la portò a essere genitrice di 14 figli, si tramuta nell'amore di genitrice di tanti figli, nati chi alla corte di Nocera a S.Giovanni, chi a Rocca Baio di Partenope. È una storia di santi e di principi, di dame e cavalieri: la vera eredità quando il lutto prende il sopravvento. È il viaggio infinito della lunga vita reale di «Donna Regina»: Maria è la mamma di tutti i Napoletani, dei Pugliesi e degli Ungheresi che la generarono, ma anche dei Siciliani. Il Vespro, la setta dei Flagellanti che penetra a Palazzo, le reliquie del figlio che diventa Santo a Marsiglia, l'educazione di corte impartita ai nipoti e ai principi di mezza Italia si sgretolano, nelle ultime pagine di questa pimpante biografia regale. Obiettivo finale della Regina di Napoli è lasciare ai vivi chiese-scuola per insegnare ai paggi che esiste un mondo diverso da quello del lusso: la preghiera. Da qui la necessità di assicurare un futuro ai Templari, a S.Maria Egiziaca, alla Maddalena, alla Casa dell'Annunziata AGP, e a San Martino. Ecco l'ultima ambizione di una sovrana. Arturo Bascetta
Marie de Valois: la madama di Firenze una nobile di Francia nel Trecento toscano Cuttrera Sabato - Abe, 2023
Maria di Valois parte per Firenze nel 1326, al seguito del marito Carlo di Calabria, con il medico Capograsso di Salerno e con Cecco d'Ascoli a negromante. È giunta dalla «Maison de France» con al seguito carriaggi zeppi del «nécessaire». È la moglie del viceré di Napoli, fatto Signore della città di Dante, già divisa fra guelfi bianchi e guelfi neri. In questo libro Maria e Carlo non sono quelli bistrattati nella «Cronica» del Villani, ma nobili gentili che ripristinano le feste e ridisegnano la Signoria, allargando le cinque cerchie a 90.000 fiorentini, a 110 chiese e a mille scolari. Qui spuntano le Logge coi fanali a farla da padrone, trasformando i palazzi a corti private, dove il vizio e il gioco dei cortigiani, fra scacchi e buzzeca, e quello delle donne in fiore, con le trecce bianco-gialle, hanno preso il sopravvento sulla difesa militare. E così, mentre i duchi danno festa a Palazzo, con pranzo coreografico e scene in cartapesta, s'arena la battaglia guidata da Castruccio in nome del vicinato e degli imperiali. Maria e Carlo si riconoscono paladini e portatori di pace, finiti quasi per caso nella Congiura di Lucca; essi sono il simbolo della nobiltà del Trecento, di un «Primo Rinascimento» in nuce, quello che la Città di Firenze si appresta a vivere, ma che già parla napoletano ovunque. Nell'epistolario di giugno compaiono i migranti del sud, il Capitano del Balzo alle prese con il vizio plebeo del gioco, le tasse di S.Lorenzo, lo Statuto per Castelfiorentino, il sale del Castello di Signa, i priori delle arti. C'è tutto il contado nei libri contabili della Signoria: Contrada Spoleto, data ai mercanti; Prato, finita sotto i tassatori; Fichino, alle prese con l'ufficiale gabelliere. Ma c'è anche l'amore delle donne, quelle che si svestono del vecchiume medievale e sfoggiano capelli al vento, camicie di seta e nastri colorati sulla fronte. Ed ecco che la «Fiera delle bestie», attrazione principale per i fiorentini, bianchi e neri, marrani e narcisi, si trasforma nel salotto dei mercanti, d'oro e di seta, dove quasi s'ingolfano le potenze del popolo, le stesse che di sera si riuniscono sotto i lampioni delle Logge. Maria è parte viva di quella rivoluzionaria sfilata di vesti, indossate da maschi vanitosi e dame in carne e ossa, le due brigate d'amore, una gialla e una bianca, che sfoggiano otto giorni di bellezza sui carri colorati. Volano i nastri, intrecciati dalle dita delle dame e della Duchessa, e stupisce la «macchina del cielo», quando attraversa la piazza, mossa dagli ingranaggi che animano angeli malefici e spiritelli buonisti. Sullo sfondo c'è la storia della «Festa di San Giovanni» a cui il mercato del bestiame lasciò il passo per il commercio dei preziosi, ogni 23 giugno dell'anno, seguito dai sollazzi pomeridiani, in cui i 16 gonfaloni delle contrade sfilano a schiera. Sembra di vederli, quei nobili, sulla «ringhiera» dei signori, mentre scorrono i carri di cera e cartapesta in onore di San Giovanni e alimentano l'amore di madonna Maria, la padrona di Firenze, e delle bimbe che si rincorrono in processione come belle statuine, nella Piazza della Signoria addobbata a stelle. È qui che sfrecciano i paliotti delle Terre federate, e poi i borghesi, quelli con le vesti ricamate e foderate d'ermellino che solo a Firenze brillano fra i tendoni azzurri. Sono le cronache dei giorni più lieti di Maria de Valois, la fresca sposina di messere Carlo, bella e dolce madre che perse due eredi maschi, ma conservò il sorriso per gli scapestrati Fiorentini e per la Corte di Napoli, benché le sue reginelle, Margherita, Giovanna e Maria d'Angiò, fossero sopraffatte dai santini di Filippa la Catanese e dai fraticelli della Regina Sancia.