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Bibliografia di : tutti i libri in vendita online editi da Rubbettino con argomento Italia Societa
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- 9791282128407 La via Emilia
- 9791257830106 Prince Valiant. Vol. 29
- 9791222332307 Archeologia delle scienze umane
- 9791220061216 La tessitrice. Tragedia in V atti. Ediz. integrale
- 9788892251359 I cinque minuti dello Spirito Santo. Un cammino spirituale di vita e di pace. Vol. 2
- 9788865324462 Costruiamo una diga! Ediz. a colori
- 9788827605981 La bibbia del fotografo. Tutto ciò che occorre sapere per realizzare scatti perfetti. Ediz. a colori
Flessibilità vs precarietà. Il jobs act di Matteo Renzi da che parte sta? Rotondi Francesco Di Nardo Filippo - Rubbettino, 2015 - Varia
La confusione regna sovrana quando si parla di lavoro. Prevale la propaganda a scapito della ragionevolezza e della comprensione dei reali processi in atto nell'economia e nei modelli di organizzazione del lavoro. In questo caos mediatico posizioni largamente minoritarie nel Paese trovano terreno fertile per affermarsi come idee prevalenti. È passato il messaggio "sbagliato", ossia l'equiparazione di due concetti profondamente distinti ma rappresentati, soprattutto nel "circo mediatico", come sinonimi e intercambiabili: parliamo di flessibilità e precarietà. Qualsiasi rapporto o contratto di lavoro a tempo è identificato con l'aggettivo "precario" senza nessun distinguo. Non esiste più il concetto di flessibilità ma solo quello di precarietà che l'ha fagocitato e metabolizzato. La realtà, però, è un'altra. Flessibilità e precarietà non sono sinonimi ma concetti contrapposti. La flessibilità è positiva ed è distinta dalla precarietà. Questo libro spiega perché, con l'ambizione di riaffermare le giuste differenze.
Terroni 2.0. Cambiare il sud vivendo altrove Falasca Piercamillo - Rubbettino, 2011 - Problemi Aperti
I terroni 2.0 che lasciano il Mezzogiorno per studiare e lavorare altrove sono dei veri rivoluzionari, affermano una loro personalissima "dichiarazione d'indipendenza", rinunciando alla rete di protezione che li circonda, scegliendo di farsi artefici del proprio destino e non vivacchiare in perenne attesa del "posto", del "favore", del "permesso". Non torneranno a vivere "a casa", vi "scenderanno" per qualche giorno di vacanza e magari per una cerimonia particolare: dovunque andranno, qualsiasi traguardo professionale raggiungeranno, i terroni 2.0 continueranno a sentirsi figli del Sud, un'appartenenza che non è un marchio da cancellare, bensì un aspetto dell'identità quotidiana rielaborato in salsa globale. Gli appelli a non partire o a tornare sono inutili, se non dannosi. È più opportuno provare a stimolare una "coscienza di classe" nell'animo di questi nuovi emigrati contemporanei, invitandoli a partecipare alla vita pubblica del Mezzogiorno anche a distanza. In una fase drammatica per la storia e l'economia nazionale, la speranza dell'Italia e del Sud deriva anche e soprattutto da questo esercito di menti brillanti: come un libero governo in esilio, hanno il compito di organizzare la resistenza culturale, diffondendo l'eresia del merito e della legalità. Sono queste le "rimesse" che i terroni 2.0 possono spedire a casa: il know-how e una nuova forma mentis.