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Artisti e committenti lucchesi del Seicento a Roma Albl Stefan Ebert-Schifferer Sybille - Officina Libraria, 2018 - Saggi In Officina
Il volume raccoglie gli atti della giornata internazionale di studi tenutasi a Roma presso la Bibliotheca Hertziana - Istituto. Max Planck per la storia dell'arte («Pittori lucchesi del Seicento a Roma», 25 maggio 2016), che ha visto la partecipazione di esperti di pittura lucchese di diverse generazioni. La pubblicazione di queste ricerche rappresenta un significativo incremento dello stato delle conoscenze in materia e un aggiornamento imprescindibile sulla presenza degli artisti lucchesi a Roma nel corso del XVII secolo. Molti infatti furono gli artisti nati e formatisi a Lucca che giunsero nella capitale pontificia nel corso del Seicento per risiedervi a lungo, spesso conquistando un ruolo tutt'altro che marginale sulla scena artistica contemporanea. Altri, attraverso la formazione romana e il soggiorno più o meno lungo nell'Urbe, contribuirono a rinnovare la pittura lucchese alla luce delle novità con cui erano entrati in contatto. Oltre a presentare acquisizioni documentarie e proposte attributive riguardanti i singoli artefici, il volume ambisce a fornire un quadro complessivo degli aspetti legati alle committenze romane (o maturate a Roma) sia delle principali famiglie lucchesi (Buonvisi, Spada, Franciotti) sia della fitta rete di rapporti intessuta dalla 'nazione' lucchese, nonché delle specifiche professionalità e degli interessi culturali ed economici dei cittadini dell'ultima repubblica toscana residenti a Roma. Tra gli artisti lucchesi attivi nell'Urbe nel corso del Seicento si prendono in esame in particolare le figure di Girolamo Massei, Pietro Sigismondi, Paolo Biancucci, Paolo Borghese Guidotti, Pietro Paolini, Pietro Testa, Giovanni Marracci, Filippo Gherardi, Giovanni Coli, Francesco Buonamici e Paolo Lipparelli.
Alfonso I d'Este. Le immagini e il potere: da Ercole de' Roberti a Michelangelo. Ediz. illustrata Farinella Vincenzo - Officina Libraria, 2014 -
Alfonso I d'Este (1476-1534) è un caso esemplare del rapporto strettissimo esistente, nell'Italia rinascimentale, tra mecenatismo artistico e attività politica: il terzo duca di Ferrara non fu solo uno degli indiscussi protagonisti della storia europea, ma anche uno dei più illuminati e originali mecenati delle arti del suo tempo, capace di porre Ferrara al centro della vita culturale italiana, potendo contare su una serie di "artisti di corte" di indiscusso prestigio (Ercole de' Roberti, Antonio Lombardo, Dosso Dossi) e rivolgendosi all'esterno ai massimi protagonisti della maniera moderna (da Raffaello a Fra Bartolomeo, da Michelangelo a Tiziano). Si delinea il profilo di un committente d'eccezione, in grado di unire una profonda passione per le arti alla capacità di piegare pittori, scultori e miniatori ai propri fini politici: così lo studio dei marmi di Antonio Lombardo viene letto come una risposta alla congiura ordita da don Giulio d'Este, le miniature del Libro d'ore di Alfonso I come una testimonianza della vera e propria guerra per immagini ingaggiata con papa Giulio II, mentre il Cristo della moneta di Tiziano diventa un'arma ideologica nel duello che ha contrapposto il duca estense a Leone X.
Italy & Hungary. Humanism and art in the early Renaissance. Testi in italiano e inglese. Ediz. bilingue Farbaky P. (Cur.) Waldman L. A. (Cur.) - Officina Libraria, 2011 - Villa I Tatti
Verso la fine del XV secolo il Regno di Ungheria, grazie al suo re, Mattia Corvino, e agli umanisti di corte János Vitéz e Giano Pannonio, fu la prima nazione, al di fuori dell'Italia, ad abbracciare le arti e il pensiero rinascimentali. Mattia creò una delle più famose biblioteche del mondo occidentale, la Bibliotheca Corviniana, la cui importanza era superata solo dalla Biblioteca Vaticana. La corte fu frequentata da diversi umanisti italiani e, grazie all'amicizia che lo legò a Lorenzo il Magnifico, Mattia ottenne i servizi di grandi artisti fiorentini quali Andrea del Verrocchio, Benedetto da Maiano e Filippino Lippi. Dopo la morte di Mattia nel 1490, l'interesse per l'arte rinascimentale fu portato avanti dalla vedova, la napoletana Beatrice d'Aragona, e dai suoi successori Ladislao II di Boemia e Ungheria e Luigi Jagiello. I ventuno saggi contenuti in questo volume, pubblicato in coedizione con il prestigioso Harvard University Center for Italian Renaissance Studies di Villa I Tatti, presentano una scelta aggiornata della più recente ricerca sullo sviluppo dell'umanesimo e dell'arte rinascimentale nell'Ungheria di Mattia Corvino e dei suoi successori. Le numerose illustrazioni che corredano il volume documentano eloquentemente il ruolo della corte ungherese nella storia della Rinascenza in Europa.