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Un Pisolo in giardino. Segni, sogni, simboli alla periferia dell'abitare Pantaleo Raul - Elèuthera, 2015 -
La quotidianità abitativa delle nostre periferie è contrassegnata dalla presenza di nanetti, fate, mostri, rapaci e figure geometriche che ci segnalano come l'uomo contemporaneo sia ancora immerso in una sorta di primitiva infanzia simbolica. Ed è appunto in questa periferia dell'abitare, fatta di casette e capannoni identici da Trieste a Palermo, che l'autore ci conduce per riscoprire nei giardinetti, sulle ringhiere o sui portoni, quei manufatti spesso liquidati come fenomeni di barbarie architettonica, ma che a ben guardare sono piuttosto l'indizio di un patrimonio archetipico collettivo tramandato nel tempo. C'è un intero universo celato dietro le apparenze più insignificanti, ed ecco che la banale casetta di periferia diventa una miniera di senso che ci parla dei sogni di chi la abita, dei suoi desideri consci e soprattutto inconsci.
Un Pisolo in giardino. Segni, sogni, simboli alla periferia dell'abitare Pantaleo Raul - Eleuthera, 2006
Possiamo ancora ritrovare nell'abitare quotidiano i segni di un universo simbolico? È ancora pensabile un linguaggio che riecheggi un universo simbolico? Avendo in mente queste domande, e in compagnia di nanetti, fate, mostri e castelli, il lettore viene condotto alla riscoperta della periferia dell'abitare, di quella periferia fatta di casupole e capannoni identici da Trieste a Palermo. Nella convinzione che questi manufatti rappresentino l'imperituro bisogno di significato e la stretta connessione con le strutture dell'inconscio collettivo, il libro cerca conferma, dalle osservazioni realizzate sul campo, dei bisogni che essi esprimono. "Pisolo" diventa così metafora del sonno della coscienza, di chi fa uso di questi manufatti senza averne consapevolezza simbolica. Ma distilla anche un bisogno: il bisogno dell'individuo di esorcizzare la parte più oscura della propria esistenza. La seconda parte del saggio esplora un'ipotesi di linguaggio che, attraverso la riscoperta della fisiognomica, riesca a ricomporre la frattura con quel mondo comunemente definito "altro". Una navigazione ai margini della realtà in costante contatto con la dimensione di quell'immaginario che tende costantemente a emergere là dove si creano spazi di libertà, spazi non condizionati da convenzioni sociali che lascino intravedere le enormi potenzialità immaginifiche dell'uomo "più qualunque".