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La grande guerra. Pagine di diario libro
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LIBRO   9788849847895

La grande guerra. Pagine di diario Sciscioli Donato  Scioscioli M. (Cur.)   -  Rubbettino, 2016  - 

Questo Diario scritto nei giorni della Grande guerra è una rappresentazione "a caldo" dei fatti che vanno dai giorni immediatamente precedenti all'entrata in guerra dell'Italia, fino al periodo successivo all'armistizio, attraverso quadri in cui i drammi di una guerra terribile sono attraversati da momenti nei quali i sentimenti umanitari tornano ad affacciarsi fra le truppe sotto forma di eroica solidarietà fra combattenti. È una testimonianza schietta che dà prova del profondo amore nutrito dall'autore per la patria italiana, testimoniato dalla sua decisione di lasciare volontariamente il comodo rifugio della Sanità militare, cui per altro era stato legittimamente destinato, per passare nell'armata combattente, e più tardi, dopo la grave ferita subita, dalle pressanti richieste rivolte ai medici, per tornate al più presto in trincea, dove si trovava al momento della fine del conflitto. Queste pagine si chiudono nel segno dell'amarezza di fronte all'incapacità dei comandi dell'esercito di seguire e controllare i movimenti delle truppe inviate all'estero. Amarezza ancor maggiore sentita di fronte alla prova delle malversazioni compiute in seno all'esercito.

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Tornacontisti cacadubbi panciafichisti. Mito e realtà della guerra a Cosenza (1940-1945) libro
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LIBRO   9788849850406

Tornacontisti cacadubbi panciafichisti. Mito e realtà della guerra a Cosenza (1940-1945) Sole Giovanni   -  Rubbettino, 2017  -  Zonafranca

Il fascismo in provincia. Populismo, opportunismo, falsa retorica e trasformismo. Tutti sul treno del vincitore ma pronti a scendere alla prima fermata se le cose vanno male. Il caso di Cosenza non dissimile da tanti altri. Durante la guerra - scrive Giovanni Sole - i gerarchi cosentini lamentavano che, mentre i soldati combattevano fino all'estremo sacrificio per la grandezza della Patria, molti borghesi cacadubbi, panciafichisti e tornacontisti, aspettassero gli eventi pronti ad aggregarsi ai vincitori. I pochi antifascisti non avevano il coraggio di palesare le proprie idee, si nascondevano dietro le persiane, ascoltavano le radio nemiche e sognavano di scendere in piazza al seguito di un battaglione sovietico o inglese! I caporioni fascisti, che si autodefinivano uomini senza macchia e senza paura, pronti ad immolare la vita per la rivoluzione fascista e per la vittoria, alle prime bombe sganciate dai quadrimotori nemici, però, si rifugiarono nelle campagne e allo sbarco in Calabria degli anglo-americani si nascosero, si diedero precipitosamente alla fuga o fecero il salto della quaglia. Sconfitti e accusati di aver contribuito alla rovina dell'Italia, furono tutti riconosciuti colpevoli dalla Commissione per l'epurazione ma condannati solo alla sospensione per due anni dei diritti elettorali passivi ed attivi. In nome della pacificazione nazionale furono poi amnistiati e la tremenda guerra che aveva portato miseria, fame, sofferenze e lutti fu dimenticata. Un libro documentato, amaro e ironico, tra ricerca storico-antropologica e pamphlet. Una riflessione sul comportamento degli italiani, colti in un momento cruciale della storia.

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Shrapnel e Schwarzlose. La grande guerra in una provincia calabrese. Ediz. illustrata libro
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LIBRO   9788849846003

Shrapnel e Schwarzlose. La grande guerra in una provincia calabrese. Ediz. illustrata Sole Giovanni   -  Rubbettino, 2015

La Grande Guerra era una immensa battaglia che si estendeva per centinaia di chilometri, dove milioni di uomini si assediavano reciprocamente, cercando di distruggere e uccidere il più possibile, aspettando che il nemico cedesse per fame o stanchezza. Per sostenere il conflitto le autorità politiche e militari estesero la mobilitazione a tutti i livelli, annullando le differenze tra soldati e civili, tra fronte interno e fronte esterno. Dissero alla popolazione che la guerra era santa e benedetta dal Signore e, se i soldati al fronte lottavano eroicamente contro l'odiato austriaco, le loro famiglie dovevano sostenerli ad ogni costo, combattendo contro privazioni, restrizioni e fame. Il Comando Supremo nei bollettini ripeteva che le armate italiane avanzavano vittoriose su tutti i fronti, ma la guerra non finiva mai e nella regione arrivavano migliaia di profughi, prigionieri, internati, ammalati, mutilati e, soprattutto, telegrammi sui caduti sepolti in fosse comuni o in cimiteri sperduti.

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