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Che fine ha fatto il tuo cuore. Storie di figlie. E di madri incapaci di amare Rossotti Stefania - Mondadori, 2013 - Strade Blu
Ci sono parole per raccontare la ferocia dell'amore materno? La più tragica, la più diffusa e taciuta, delle incapacità di amare? Stefania Rossotti prova a farlo, ascoltando le figlie, diventate adulte. Raccogliendo storie quotidiane, eppure fortissime. Storie uniche, private, ma in cui ogni donna può scoprire un pezzo di sé. La figlia che è stata, la madre che è oggi. O la madre che non ha potuto, o voluto, essere. Per fermare la catena di quel disamore: di madre in figlia. C'è la madre che muore di cancro, e anche in ospedale allontana la figlia da quel mondo tutto suo, negandole la possibilità di curarla, di accompagnarla alla fine, di volerle bene. E c'è la figlia, invece, che vuole poterle ricordare, quelle loro ultime ore. Vorrebbe una carezza. La prima. C'è la madre spietata, pietrificata dalla perdita di un figlio, il primo, che le ha portato via tutto l'amore di cui era capace. E c'è la figlia che non si sente abbastanza figlia per obbligarla a essere ancora madre. C'è la mamma che ha deciso di morire suicida, e la figlia che ha cercato di dimenticarla fino a oscurarne il viso. E che oggi ha paura di provare nostalgia, al punto da cancellare i volti dei suoi stessi figli quando è lontana da casa. C'è la mamma che ha assistito, per anni, in silenzio all'abuso della sua bambina, che è riuscita a sopravvivere, ma non a perdonarla. Madri feroci e fragili. E figlie, soprattutto. Per loro c'è il sollievo del racconto, la possibilità di ritrovarsi lì dove tutto è cominciato: in quel primo terribile amore.
La maternità può attendere. Perché si può essere donna senza essere madre Rosci Elena - Mondadori, 2013 - Saggi
"A vent'anni pensavo vagamente di volere due figli. Adesso penso che dovrei decidermi per averne almeno uno. Ma il tempo passa e non mi sembra mai il momento": in molte continuano a ripetere quel "non mi sembra il momento", un vero e proprio leit motiv nelle spiegazioni fornite dalle donne (una su cinque in Italia) che rinunciano a fare figli. Elena Rosci cerca di individuare non solo le cause più banalmente "pratiche", ma anche le ragioni profonde che spingono un numero così elevato di donne a rifiutare la maternità. Le motivazioni addotte spaziano da quelle di tipo sociale (la precarietà del lavoro, la mancanza di servizi per l'infanzia, l'esigenza di una maggiore mobilità) ad altre di tipo più individuale: l'aspirazione femminile a posizioni paritarie all'interno della coppia, il timore di un ruolo che è "per sempre". Spesso, poi, il freno è costituito anche dalla paura di non essere all'altezza di quel modello di mamma di stampo ottocentesco che ancora persiste nell'immaginario collettivo. Gli ostacoli di ordine pratico potrebbero di fatto essere aggirati con facilità da un sistema di welfare più sensibile, mentre l'aspetto psicologico appare più problematico. È accantonando finalmente lo stereotipo della madre tradizionale in favore di una visione più aperta che diventare madre potrà smettere di essere per molte un inquietante salto nel buio e rappresentare per tutte una scelta davvero libera.