Libri di Vittorio Sgarbi
Bibliografia di Vittorio Sgarbi: tutti i libri in vendita online editi da Skira con argomento S
Alberto Sughi. Ediz. illustrata Sgarbi Vittorio - Skira, 2007 - Arte Moderna. Cataloghi
Alberto Sughi torna a Cesena, nella "sua" Cesena, con una grande antologica che ripercorre le tappe salienti della sua lunga e intensa carriera. Il catalogo, creato in occasione della mostra, raccoglie oltre sessanta dipinti e abbraccia quasi mezzo secolo del lavoro dell'artista. Le prime opere risalgono al 1958: l'Italia sta attraversando il suo effimero "boom economico", ma l'occhio attento dell'artista coglie fra le pieghe di quella promessa di benessere le smagliature di un'angoscia insopprimibile, che attanaglia l'uomo urbano, congelandolo in una fissità immateriale. Il contesto urbano, da luogo di socializzazione, diviene lo spazio in cui si misura l'effettiva impossibilità di comunicazione interpersonale. Il volume è il Catalogo della mostra di Cesena (Biblioteca Malatestiana, 24 marzo - 22 luglio 2007).
Domenico di Paris e la scultura a Ferrara nel Quattrocento. Ediz. illustrata Sgarbi Vittorio - Skira, 2007 - Arte Antica. Cataloghi
Domenico di Paris, "maestro de figure de terra et de metallo", è lo scultore maggiormente documentato a Ferrara nella seconda metà del Quattrocento. In questo volume è inserito in uno studio più complessivo su tutta la scultura del Quattrocento a Ferrara che cerca di capire se la grande pittura di Tura, Cossa, De' Roberti, Antonio da Crevalcore, non abbia potuto avere il corrispondente in scultura. Di certo Domenico di Paris è lo scultore di maggiore rilievo negli anni in cui a Ferrara si afferma la grande pittura, in un momento di svolta verso il 1450. "Alla frenetica evoluzione della pittura, Domenico di Paris contrappone per lunghissimo tempo (le ultime notizie sul suo conto risalgono al 1503) una scultura conservatrice nel gusto degli anni fra Leonello e Borso, ancora legata ai modelli donatelliani che vengono riproposti fino all'esaurimento, anche per soddisfare la devozione più convenzionale, da sacrestia o altare domestico, invece che consacrare la sapientia laica degli studioli umanistici, privilegiando il grazioso al solenne o all'eroico, rinunciando alla vocazione pubblica che a Ferrara aveva visto primeggiare la scultura." (Vittorio Sgarbi)