Libri di Anonimo
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Pianto sulla distruzione di Rjazan'. Testo russo a fronte. Ediz. critica Anonimo - Carocci, 1998 - Biblioteca Medievale
'Linvasione dell'Orda d'oro degli eredi di Gengis Khan, che «ruggendo e gloriandosi» prendono e saccheggiano Rjazan' nel 1237, Kiev nel 1240, imponendo il giogo tartaro, è vissuta dalla Rus' come una catastrofe, ma anche come segno divino che invita a ritrovare le origini cristiane. Ne è prezioso documento il Pianto sulla distruzione di Rjazan' che, allontanandosi dai temi e dallo spirito dei cantari antichi, come il Cantare di Igor', apre un nuovo filone epico-religioso, dominato dalla lotta tra il Bene e il Male, da un acre senso della colpa e dell'espiazione - «E scorreva / come un fiume impetuoso / il sangue cristiano / in ragione dei nostri peccati» - attraversato da un pathos sublime e lamentoso: «Giacquero sulla terra nuda / sull'erba della steppa / periron per la neve e il gelo / da nessuno accuditi / i loro corpi divorati dalle fiere / fatti a brani da un'infinità di uccelli. /Tutti giacquero infatti / e perirono insieme /e bevvero / la stessa coppa della morte». Nell'ossessiva e immaginosa trama figurale del Pianto questa coppa, tremenda e salvifica insieme, si identifica ormai con il calice della Passione.
L'Entrée d'Espagne. Rolando da Pamplona all'Oriente. Ediz. critica Anonimo Padovano Infurna M. (Cur.) - Carocci, 2011 - Biblioteca Medievale
Con "L'Entrée d'Espagne", poema epico della prima metà del Trecento sulle imprese di Rolando negli anni precedenti la rotta di Roncisvalle, l'autore, un padovano che sceglie di tacere il proprio nome, rinnova felicemente il genere della chanson de geste. L'ampiezza della cultura e dell'esperienza umana, il senso della realtà, l'ironia, il talento stilistico gli permettono di rappresentare il famoso eroe in una veste inedita. Il suo Rolando si muove come un cavaliere errante in un Oriente già ricco delle suggestioni del Milione di Marco Polo e costellato dai ricordi delle gesta del Macedone. Egli associa alla prodezza e alla superbia tradizionali la sapienza, l'inclinazione spirituale - memorabile l'episodio "graaliano" dell'incontro con il vecchio eremita penitente -, la generosità, il brio, divenendo modello esemplare di cortesia, incarnazione di quell'ideale aristocratico cavalleresco che, nel sogno di una vita più bella, il Padovano immagina condiviso da cristiani e pagani e per il quale esclamerà poi l'Ariosto: "Oh gran bontà de' cavalieri antiqui!".
La lettera del prete Gianni. Ediz. critica Anonimo Zaganelli G. (Cur.) - Carocci, 2000 - Biblioteca Medievale
Nel penultimo quarto del XII secolo un misterioso personaggio, che si presenta come re e insieme sacerdote di una remota contrada orientale, il Prete Gianni, descrive in una Lettera rivolta ai potenti del tempo il proprio regno sterminato che si estende attraverso le tre Indie e il deserto di Babilonia fino alla torre di Babele. Regno meraviglioso, popolato degli esseri più strani e inconcepibili, proiezione favolosa dell'immaginario medievale - ma anche regione di pace, esente da ogni vizio e da ogni turbamento, modello o miraggio per una Europa lacerata dai conflitti politici. La lettera del Prete Gianni fu all'origine di un mito che per almeno quattro secoli ossessionò narratori, storici, cronisti e viaggiatori - come testimoniano fra l'altro le innumerevoli traduzioni o rielaborazioni del testo latino originale, che qui è tradotto insieme a due antiche versioni francesi. Un mito le cui risonanze non sono del tutto spente, se ancora nel nostro secolo un grande cultore delle dottrine esoteriche dell'Oriente come René Gu non dedicò a questo tema uno dei suoi libri più importanti: Il re del mondo.