Libri di Giancarlo Biguzzi
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Apocalisse Biguzzi Giancarlo - Paoline Editoriale Libri, 2005 - I Libri Biblici
L'Apocalisse è uno dei capolavori della letteratura universale. San Girolamo dice di questo libro biblico che ha tanti misteri quante sono le sue parole, e che ogni elogio che se ne può tessere sarà sempre impari alla sua bellezza. Mentre è diffusa la convinzione che l'Apocalisse sia un informe agglomerato di episodi, la ricerca condotta da G. Biguzzi mostra che l'Apocalisse ha logica e una trama, e che la trama narrativa ha i suoi pilastri portanti nei "settenari": sette messaggi del Cristo a sette Chiese dell'Asia Minore, sette sigilli aperti dal Cristo-Agnello, sette flagelli scatenati dallo squillo di sette trombe, e sette scatenati dal versamento di sette coppe. Il resto dell'Apocalisse prepara o prolunga i settenari, e conduce alla radiosa conclusione del libro. Intendendo il settenario dell'apertura dei sigilli del rotolo divino alla stregua dei settenari di trombe e coppe che sono settenari di flagelli, gli interpreti moderni fanno dell'Apocalisse un libro di "catastrofi". Non così i tre o quattro commentatori greci dell'antichità, secondo i quali quando si apre un rotolo chiuso da sette sigilli si manifesta il contenuto del rotolo e si fa opera di rivelazione. Il Cristo-Agnello dell'Apocalisse, dunque, è il rivelatore perché apre il rotolo dove sono scritte le volontà che Dio teneva nella sua destra. L'immagine del rotolo aperto dall'Agnello dice la stessa cosa di Ap 1,1: «Rivelazione di Gesù Cristo che Dio diede a lui perché la manifesti ai suoi servi». È così che l'Apocalisse può autodefinirsi libro di beatitudine: "Beato chi legge e beati quelli che ascoltano" (Ap 1,3). Altri interpreti propongono dell'Apocalisse una lettura simbolica (ad esempio, l'apertura del settimo sigillo è la morte di croce; la fuga della Donna di Ap 12 è il peccato originale e l'espulsione dal paradiso). G. Biguzzi, invece, in questo commentario fa dell'apocalisse una lettura storico-contestuale: Giovanni di Patmos ha scritto per le Chiese d'Asia e per i loro problemi, le loro difficoltà, i rischi di apostasia, di scoraggiamento e di subdolo sincretismo. Alla ricerca storica l'Apocalisse frappone il diaframma del suo linguaggio e del suo irripetibile modo di narrare, ed è dunque difficile dire che in che data fu scritta, per essere di aiuto a chi, e per combattere quali avversari. Il tentativo però è da fare perché l'autore scrisse un libro, non standosene fuori della vita e della storia, ma dal mezzo delle concrete difficoltà sue e delle sue sette Chiese.
Paolo e la donna Biguzzi Giancarlo - Paoline Editoriale Libri, 2009 - Paolo Di Tarso
Da sempre, anche fra i suoi contemporanei, Paolo ha avuto dei nemici, oltre che discepoli e ammiratori. Nei secoli passati è stato messo sotto accusa soprattutto per il suo atteggiamento nei confronti della legge e della circoncisione, nel nostro tempo a lui si rimprovera la sua vera o presunta ostilità nei confronti della donna. "La donna taccia nelle assemblee" questa è una delle sue frasi maggiormente incriminate. Ma che cosa ha detto davvero Paolo e che cosa voleva dire? L'autore, noto biblista, esamina gli scritti di Paolo anche alla luce della sua prassi nell'evangelizzazione e conduzione delle Chiese da lui fondate. A Filippi, Corinto, Efeso sceglie come collaboratrici alcune donne alle quali non chiede certo di tacere!I testi sotto accusa sono due. Il primo è in 1Cor 11 e ha come tema "l'uomo che prega o profetizza e la donna che prega o profetizza" (v. 4-5). Come dice il suono delle parole, che sono identiche per uomo e donna, questo testo di Paolo non è in alcun modo antifemminista. L'altro testo è quello di 1Cor 14,33-35, che senza ombra di dubbio impone il silenzio alle donne nelle assemblee, ma non è facilmente attribuibile a Paolo, in quanto contrasta con altri testi paolini. Di fatto, l'imposizione del silenzio alle donne di 1Cor 14,33-35 può avere altre due o tre attribuzioni. Potrebbe essere una glossa di un copista, oppure potrebbe riprendere le parole di un gruppo di corinzi contro i quali reagirebbe lo stesso Paolo in 1Cor 14,36.