Libri di Massimo Carlotto
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L'oscura immensità della morte Carlotto Massimo - Sem, 2025 - Italian Tabloid
"L'oscura immensità della morte" è un classico del noir europeo, riscrittura implacabile del Conte di Montecristo spogliato di ogni epica e di qualsiasi grandezza, affresco - acido e senza appello - del compiersi di una vendetta. Perché è proprio la vendetta ciò che Silvano Contin brama. Una volta era un uomo felice. Poi, all'improvviso, è sprofondato in un incubo da quando la moglie e il figlio sono stati uccisi nel corso di una rapina. Da allora ha scelto di alimentare la propria sofferenza guardando le foto dell'autopsia dei suoi cari, perché solo il dolore lo aiuta a orientarsi nell'oscura immensità della morte. Ma dopo quindici anni arriva l'occasione che ha tanto atteso. Raffaello Beggiato, il responsabile del duplice omicidio, sta scontando l'ergastolo. Sembra cambiato, anche se non ha mai voluto rivelare il nome del complice della rapina, che è riuscito a farla franca. Quando gli viene diagnosticato un male incurabile, Raffaello presenta un'istanza di grazia e - in subordine - una richiesta di sospensione della pena. Per concedere la grazia, però, è necessario l'assenso di Silvano. Parte da qui la catena di eventi che, nelle pieghe di un Veneto incanaglito e feroce, e in un vorticoso procedere di colpi di scena, trasforma colui che ha patito l'orrendo sopruso in un cacciatore senza scrupoli, mentre il carnefice di un tempo diventa preda. Nel suo romanzo più estremo, Massimo Carlotto compone un viaggio al termine della notte del sistema giudiziario, svela la rivalsa tribale nascosta dietro alla retorica che avvolge i "parenti delle vittime", mostra il tarlo che scava nell'Italia delle emergenze infinite, dell'accanimento persecutorio e della paranoia securitaria. Soprattutto: ci ricorda che nella letteratura nera - e spesso nella realtà - per ricomporre l'ordine infranto non sono sufficienti le sentenze, non bastano le pene e nemmeno le galere. A volte, non serve neppure la verità.
La terra della mia anima Carlotto Massimo - Sem, 2026 - Italian Tabloid
Marco Buratti, detto l'Alligatore, è uno dei personaggi più memorabili della crime fiction italiana. Massimo Carlotto lo ha disegnato intingendo la penna in un romanticismo crepuscolare, fatto di notti insonni e cuori stanchi. Ex cantante blues, ex detenuto, investigatore senza licenza, bevitore di calvados, uomo fuori posto in un Paese che ha fatto dell'ipocrisia una professione, Buratti è diventato un mito. Accanto a lui, da undici romanzi e da trent'anni a questa parte, c'è sempre stato l'indimenticabile Beniamino Rossini, la spalla perfetta, l'uomo d'azione che porta al polso una teoria di bracciali: uno per ogni conto saldato. Vecchio contrabbandiere, conoscitore di rotte illegali e di regole non scritte, Rossini è quello che sa come muoversi quando la strada finisce, che riconosce l'odore della trappola prima che scatti e che, se decide di stare dalla tua parte, lo fa senza condizioni. Ma questa è solo metà della storia. Perché Beniamino non è nato dentro un romanzo. Lui è esistito davvero. Carlotto lo ha conosciuto. Sono diventati amici. Fratelli. E la sua esistenza è stata più complicata e avventurosa di qualsiasi trama noir. Spallone al confine con la Svizzera, capitano di navi cariche di sigarette nel Mediterraneo, rapinatore gentile, contrabbandiere nell'Adriatico al tempo della guerra in Jugoslavia, Beniamino ha fatto quindici anni di carcere tra un'evasione e l'altra. È cresciuto nella miseria del dopoguerra, in una Milano affamata. Ha imparato presto che la legge protegge chi ha già tutto e schiaccia chi non ha niente. Ha ingannato le guardie e violato dogane, conosciuto l'amore sbagliato e l'amicizia vera. Dell'amicizia è stato un partigiano rigoroso. La terra della mia anima è il canto basso e struggente di una malavita che non esiste più. Un'epica di confini attraversati nelle tenebre, di sigarette tra le labbra e legami che valgono più della vita stessa perché il tradimento pesa come una condanna eterna e la lealtà è l'unica ricchezza che non si può rubare. Così, mentre i "regolari" predicano la morale e praticano la sopraffazione, uomini come Rossini finiscono per incarnare una delle rare possibilità di vivere con decenza: guardandosi allo specchio senza mai abbassare gli occhi.