Libri di Cur Castaldo Antonino Cuttrera

Bibliografia di Cur Castaldo Antonino Cuttrera: tutti i libri in vendita online editi da Abe Storia d'Italia

LIBRO   9788872976593

Diari di Napoli. I manoscritti inediti dei notai. Vol. 2: 1547. La rivolta dell'Unione col primo «Masaniello» Castaldo Antonino  Cuttrera S. (Cur.)   -  Abe, 2026

Il notaio napoletano Antonino Castaldo non finisce mai di stupire. Non solo perché dai suoi manoscritti hanno "scopiazzato" un po' tutti, o perché egli stesso ha attinto dal Rossi e da altri, ma perché ogni tanto salta fuori qualche carta inedita, per mano di copista mai prima d'ora indagato, che rallegra l'animo dello studioso. È così che, dalla miniera di dati in volgare qual è il «De Progressi, et successi nella Città, e Regno di Napoli» (meglio conosciuto come l'Historia), non solo ci è pervenuta copia in lingua spagnola - da noi tradotta e adattata al contesto - della «Vida de Don Pedro de Toledo» (pubblicata da ABE nella collana sui Viceré con la biografia completa), ma anche la cronistoria della rivolta del 1547 di Tomase Aniello Sorrentino, spesso confuso con il «Masaniello» di cento anni dopo.¹ Esse, parzialmente note a pochi studiosi, non sembrano mai essere state pubblicate in maniera integrale. Abbiamo dunque deciso di editare tutti i contenuti delle Historie, sia essi in volgare, sia essi in spagnolo, ma consultando solo le copie presenti presso le Biblioteche Nazionali di Napoli (BNN) e Madrid (BNE), che in genere indichiamo come opera del copista «D».² Si è sempre detto che a dare inizio alla Historia di Napoli sia stato il notaio Antonino Castaldo. Questo perché egli stesso si cita in più di una occasione nel testo, riscritto poi con varianti e aggiunte da decine di trascrittori e amatori della storia patria. Tra tutti spicca la testimonianza d'eccezione del cronista coevo Francesco Zazzera (1574-1626), trascritto per volontà dell'artista Domenico Gargiulo (Napoli, 1609/1612 - 1675), (essendo appellato «Eccellenza», si presume ne sia stato anche il finanziatore), in quanto «dalla cortesia del virtuoso gentilhuomo Don Antonio Savastano si è ottenuta la p[rese]nte copia nel 1667 per op[e]ra dell'Ecc[ellen]za pittore Domenico Gargiulo seu Micco Spataro».3 Il grande paesaggista barocco, testimone di eruzioni e rivolte, si fa qui realista contemporaneo, materializzando storie e personaggi della memoria popolare.4 Da qui l'idea di andare a monte e quindi di pubblicare, dopo aver fatto il confronto con i copisti «A» e «B», e specie l'Anonimo trascrittore, l'unico che appare di un periodo leggermente precedente a tutti, e quindi più vicino ai fatti, inserendolo a volte nei medesimi volumi dei nostri Diari, risultando precedente allo stesso Castaldo.5 In questo volume sulla rivolta del 1547, però, ci siamo affidati al solo Castaldo, avendo rinvenuto i primi quattro libri manoscritti del notaio, dando alle stampe il secondo libro originale, ricopiato dal copista «D», stavolta preceduto dalla premessa a nome di Scipione Micco, velocemente trascritta a suo tempo da Francesco Palermo, pur tirando la volata al Viceré. In tal modo abbiamo due facce della stessa medaglia, cioè due cronisti più o meno coevi, grazie ai quali il lettore può farsi un'idea più stabile sull'opera del Viceré Toledo, per cui il quadro che si ha è veritiero, e ancora più incisivo, grazie al capitolo di confronto, tratto dalla stesura di una Vita del Viceré fatta dal Miccio e trascritta da Palermo (Vita di Don Pietro di Toledo, Marchese di Villafranca, composta da Scipione Miccio, cittadino napolitano. In: Francesco Palermo, Narrazioni e documenti sulla storia del Regno di Napoli: dall'anno 1522 al 1667, a cura di, pag. XXXVIII). Ma è pur sempre Castaldo, che appare il collettore delle storie iniziali dei notai, le Historie, che poi si scoprirà cominciate da altri, quindi prima di lui, il quale dice: «lo lascio da parte per sbrigarme», e tratta «con brevità dalle cose più antiche, le Regine Giovanne et y Rè de Aragona, & le turbulentie di guerre a' tempi loro seguite, così di assai Rè con y Prencipi esterni, con lor Baroni, il che da molti et segnalatamente dal gran Giovi...

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LIBRO   9788872976586

Diari di Napoli. I manoscritti inediti dei notai. Vol. 3: 1548-1551. Il Principe di Salerno accusato di sodomia Castaldo Antonino  Cuttrera S. (Cur.)   -  Abe, 2026

È forse questa la prima volta che il testo dell'Historia del Castaldo viene trascritto per intero, sezione dopo sezione, da un testo manoscritto e non a stampa, per essere poi confrontato con le notizie ricavate da altri autori. La miniera di dati in volgare racchiusa nel «De Progressi, et successi nella Città, e Regno di Napoli» (meglio conosciuto come l'Historia) - da noi tradotta o adattata al contesto - ci introduce alla persecuzione del Principe di Salerno. Quest'ultimo era ritenuto dal Viceré Toledo la vera mente della rivolta del 1547 guidata da Tomase Aniello Sorrentino, un personaggio spesso confuso con il «Masaniello» di cento anni dopo.¹ Si tratta di episodi non del tutto noti che, spesso, non sembrano mai essere stati pubblicati in maniera integrale. Per questo motivo abbiamo deciso di editare tutti i contenuti delle Historie, rinvenuti sia in volgare sia in spagnolo, consultando esclusivamente le copie conservate presso la Biblioteca Nazionale di Napoli (BNN) e la Biblioteca Nacional de España a Madrid (BNE), che in genere indichiamo come opera del copista «D».² L'autore, Antonino Castaldo, si cita in prima persona in più di un'occasionale all'interno del testo, che fu poi riscritto con varianti e aggiunte da decine di trascrittori e amatori della storia patria, come egli stesso fece con i suoi predecessori. Tra tutti, come abbiamo visto in altri lavori dei Diari, spicca la testimonianza d'eccezione del cronista coevo Francesco Zazzera (1574-1626), trascritto per volontà dell'artista Domenico Gargiulo, detto «Micco Spataro»,³ il grande paesaggista barocco. Testimone di eruzioni e rivolte, Gargiulo si faceva qui realista contemporaneo, materializzando storie e personaggi della memoria popolare.4 Così i copisti «A» e «B», e specialmente l'Anonimo trascrittore, che appare come l'unico appartenente a un periodo leggermente precedente a tutti gli altri, e quindi più vicino ai fatti; per tale ragione, lo abbiamo inserito nei medesimi volumi dei nostri Diari, risultando anteriore allo stesso Castaldo.5 Prosegue insomma il confronto anno per anno, come di prassi nella nostra collana (a volte mese per mese), su questi diari napoletani e beneventani dell'era moderna, ovvero, le cronache, le storie. Questo nuovo volume, ossia la terza parte che segue la rivolta del 1547, è dedicato agli anni 1548-1551, descritti dal Castaldo e tratti dal terzo libro originale, ricopiato dal copista «D». Questo testo è preceduto da una premessa su quegli anni a nome di Scipione Miccio, un altro cronista contemporaneo ai fatti, a suo tempo trascritta rapidamente da Francesco Palermo, sebbene quest'ultimo sostenga apertamente le ragioni del Viceré e non quelle del Popolo o del Principe. In tal modo offriamo due facce della stessa medaglia, ossia due cronisti più o meno coevi, grazie ai quali il lettore può farsi un'idea più chiara e solida sull'opera del Viceré Toledo. Il quadro che ne emerge è veritiero e ancora più incisivo, grazie al capitolo di confronto tratto dalla Vita del Viceré scritta dal Miccio e trascritta da Palermo (Vita di Don Pietro di Toledo, Marchese di Villafranca, composta da Scipione Miccio, cittadino napolitano, in: Francesco Palermo, Narrazioni e documenti sulla storia del Regno di Napoli: dall'anno 1522 al 1667, pag. XXXVIII). Castaldo è il vero collettore di tutte le storie iniziali dei notai, le Historie, che in seguito si scopriranno essere state iniziate da altri prima di lui. Egli interviene in prima persona nella cronaca in quanto custode di segreti che gli vengono rivelati non solo dalla gente comune, ma anche nel corso del suo lavoro di segretario presso la Vicaria. In quel luogo, infatti, incontra ogni giorno detenuti in attesa di giudizio e ne conosce le storie; Castaldo resterà al suo posto anche dopo la rivolta, essendo l'unico ufficiale ritenu...

€ 44.00 € 49.00
LIBRO   9788872976661

Il viceré Pietro di Toledo. Pedro Álvarez de Toledo y Zuñiga. «Vida de Don Pedro de Toledo Virrey de Napoles», il manoscritto inedito del notaio Antonino Castaldo nel confronto con Scipione Miccio Castaldo Antonino  Miccio Scipione  Cuttrera S. (Cur.)   -  Abe, 2026

Avvertenza sul manoscritto a cura dell'Editore «Vida de Don Pedro de Toledo» Inserto Ms. in spagnolo, ff.131 r-146v, pagg.135-151 elettronico, pagg. 1-31, in: Ms., De Progressi, et successi nella Città, e Regno di Napoli. Di Notar Antonino Castaldo. Libro Primo [diviso in tre capitoli, oltre il prologo], Napoli 1650 ca. Le narrazioni di Antonino Castaldo e Scipione Miccio rappresentano le due lenti principali attraverso cui la storia ha osservato Don Pedro de Toledo. Sebbene entrambi trattino lo stesso periodo, le loro prospettive divergono significativamente per tono, intenti e partecipazione ai fatti. Ecco una sintesi delle differenze principali. Prospettiva e Tono Antonino Castaldo (il notaio-cronista) scrive con l'occhio di chi ha vissuto nell'amministrazione (fu cancelliere della città). La sua narrazione è considerata più distaccata e critica. Non esita a mostrare le "ariste polemiche" del governo di Toledo, descrivendo anche i malumori della nobiltà e del popolo. Scipione Miccio (l'apologeta) scrive circa cinquant'anni dopo la morte del Viceré (dedicando l'opera al Conte di Lemos nel 1600). La sua è una biografia celebrativa e idealizzata. Miccio trasforma Toledo nel prototipo del governante perfetto, "rifondatore" di Napoli, minimizzando le critiche e accentuando la gloria delle sue opere. Trattamento dei conflitti (Inquisizione del 1547) Castaldo fornisce una cronaca dettagliata e ravvicinata dei tumulti. Analizza le dinamiche politiche che portarono alla rottura tra il Viceré e la città, evidenziando come la strategia di Toledo mirasse a tenere "la città disunita" per meglio controllarla. Miccio pur riportando i fatti, tende a giustificare l'operato di Toledo come necessario per mantenere l'ordine e la fede, inquadrando la resistenza popolare più come un errore dei sudditi che come un eccesso di tirannia del Viceré. Stile e Fonti Castaldo utilizza uno stile più asciutto, tipico della cronachistica notarile. Come evidenziato nella tua postfazione, la sua opera è una stratificazione che include anche trascrizioni di "anonimi" coevi, rendendola un mosaico di documenti. Miccio usa una scrittura è più letteraria e strutturata, pensata per la posterità e per consolidare il prestigio della corona spagnola a Napoli. In sintesi, mentre Castaldo ci restituisce la complessità di un'epoca vissuta tra rigore e tensione sociale, Miccio ne fissa il mito storiografico ad uso della politica vicereale successiva. Il Testo L'opera offre una ricostruzione critica e filologica della figura di Don Pedro de Toledo, il viceré che più di ogni altro ha segnato il volto e il destino di Napoli nel Cinquecento. Attraverso il confronto tra la trascrizione del manoscritto del notaio Antonino Castaldo, la cronaca di Scipione Miccio e l'Anonimo dell'Historia de lo Regno de Napoli, il testo svela le luci e le ombre di un governo autoritario. Dalla leggendaria discendenza moresca alle riforme urbanistiche radicali (lo sventramento dei quartieri malfamati, il risanamento dei Regi Lagni), il racconto segue l'ascesa di Don Pedro, la sua lotta contro i baroni e il Principe di Salerno, fino al declino segnato dalla rivolta contro l'Inquisizione spagnola. Nella critica storica (come negli studi di Galasso o Musi), il fatto che il notaio Antonino Castaldo citi o ricalchi l'Anonimo dell'Historia de lo Regno de Napoli è una prova fondamentale per la datazione della sua opera. Non coevo: come indicato nella postfazione, Castaldo scrive "a posteriori". Sebbene sia vissuto nel XVI secolo, la narrazione in spagnolo della Vida di Don Pedro, riportata nel suo testo, è una rielaborazione letteraria che attinge a cronache precedenti (appunto l'Anonimo o i diari popolari). Scipione Miccio, a sua volta, scrivendo nel 1600, cristallizza definitivamente la figura di Don Pedro come il "fondatore" della Napoli moderna, depurandola purtroppo dalle critiche più feroci presenti nelle cronache anonime e popolari.

€ 66.00 € 71.00