Libri di Antonio Di Grado
Bibliografia di Antonio Di Grado: tutti i libri in vendita online editi da Bonanno Lingue indo-europee
L'ombra dell'eroe. Il mito di Garibaldi nel romanzo italiano Di Grado Antonio - Bonanno, 2011 - Tascabili Bonanno. Letteratura Italiana
Abba, Bandi, Checchi, Mario, Nievo e gli altri memorialisti che vissero e poi rievocarono l'epopea garibaldina; Verga, De Roberto, Pirandello, Tomasi di Lampedusa, Sciascia e gli altri scrittori siciliani che la rivisitarono criticamente; e ancora Malaparte, Vittorini, la Banti, Bianciardi e altri narratori: dai loro libri l'icona dell'Eroe, Giuseppe Garibaldi, illumina comunque un secolo e più di letteratura, offrendo alla precaria identità dell'Italia d'oggi un mito che, anche quand'è messo in questione, nulla perde della sua efficacia. Si direbbe anzi che, come sul romanzo francese dell'Ottocento e sui suoi ambiziosi e sfortunati protagonisti si allunga l'ombra gigantesca di Napoleone, così sull'immaginario dei nostri narratori incomba l'archetipo-Garibaldi, con l'evidenza di un monumento equestre e con l'urgenza di un problema irrisolto. Un mito necessario, dunque, e tuttavia problematico, se oggi come ieri divide; ma è proprio su una memoria divisa, contrastata, plurale che si reggono l'identità e le sorti delle nazioni civili.
Dell'accidia e d'altre eresie Di Grado Antonio - Bonanno, 2009 - Tascabili Bonanno. Letteratura Italiana
"Or va tu su, che se' valente!": ai piedi del Purgatorio, il pigro Belacqua sembra irridere le certezze di Dante, la sua millantata investitura, la sua fidente ascesa. Torpida indolenza, quella dell'accidioso liutaio fiorentino, oppure laica diffidenza? Malinconica rassegnazione o buon senso plebeo, beffardo e irriverente? Tutto questo e altro: e infatti, a indossare le maschere d'un peccato capitale l'accidia così mutevole e ambivalente, alle spalle dei due amici-antagonisti appare una schiera di figure che dal deserto dei romìti alla Dublino di Beckett di quel vizio sperimentano i tormenti e le risorse. E si stagliano al confine tra disimpegno e dissenso, tra divertita eccentricità e coraggiosa eresia: come un altro artigiano fiorentino, il cinquecentesco Giusto bottaio di Giovan Battista Gelli. Oppure scavalcano quella labile frontiera e si avventurano in partibus infidelium: è il caso, nel secolo scorso, dell'effimera e ignorata avventura del "romanzo protestante" italiano, o peggio della cieca fedeltà a un sogno funesto di chi scelse di scrivere "a destra.".