Libri di Franco Ferrarotti
Bibliografia di Franco Ferrarotti: tutti i libri in vendita online editi da Solfanelli Scienza e teoria politica
Il suicidio della democrazia Ferrarotti Franco - Solfanelli, 2022 - Faretra
In questo libro si sostiene che la democrazia non muore mai a causa di colpi dall'esterno, bensì per autoconsunzione morale, prima che politica. In altre parole, la fine di una democrazia è sempre un suicidio. L'Autore richiama il caso italiano della democrazia liberale giolittiana e la Repubblica di Weimar. La democrazia si afferma premendo dal basso, ma ogni giorno va ripresa, reinventata, per così dire, e rigenerata. Politologi accreditati, da Norberto Bobbio a Giovanni Sartori, a Maurice Duverger, a Ralf Dahrendorf e Martin S. Lipset, ci dicono che volere la democrazia è mera procedura - tot capita, tot sententiae -, ma l'Autore sostiene che, d'accordo che la procedura è importante, ma la democrazia non può mai dimenticare i grandi ideali di uguaglianza e giustizia sociale, da cui è storicamente nata.
La saggezza opportunistica del politico avveduto. Il caso Clinton e altre pagine sparse Ferrarotti Franco - Solfanelli, 2020 - Intervento
Fu nei primi anni '50 che lo storico americano D.J. Boorstin pubblicò le sue idee sul "Genius of American politics", volendo dire che si trattava di un pragmatismo, anche spregiudicato, ma sempre nel quadro rigido della Costituzione, e quindi non esportabile in altri Paesi. In questo libro è rappresentato da Bill Clinton, già governatore dell'Arkansas e poi presidente, per due mandati, degli Stati Uniti. Il libro documenta la breve, intensa attività giornalistica dell'autore in quegli anni, dal «Sole/24Ore» al «Corriere della Sera», «Messaggero», «Paese Sera» di Roma, «L'Unità» e «L'Ora» di Palermo al «Secolo XIX» e «Il Lavoro» di Genova. Nell'«Appendice» si dà notizia di una previsione circa il crollo dell'impero sovietico-staliniano, che sembrò temeraria, salvo poi a verificarsi nel 1992. Quando l'autore domandò a Michail Gorbaciov come avesse potuto, singlehandedly, compiere l'impresa, la risposta risultò piuttosto semplice: «Non fu difficile. Era inevitabile. Il famoso discorso di Krusciov al XX Congresso del Partito non era un'accusa; era il "mea culpa" di tutta una classe dirigente».