Libri di Michele Furci
Bibliografia di Michele Furci: tutti i libri in vendita online editi da Streetlib SCIENZE UMANE
San Gennaro da Calafatoni terra di Caroniti di Joppolo. I primi secoli cristiani alle pendici del Poro e le umili origini calabresi del Santo Patrono di Napoli Furci Michele - Streetlib, 2024 -
È storicamente certo che comunità cristiane nei primi secoli si sono radicate sulla costa tirrenica calabrese e alle pendici del Poro. Il territorio, giacché transito degli orientali che imboccavano la penisola italica, fu attraversata pure dagli apostoli diretti a Roma. Le archeologie a Taurianum di Palmi evidenziano insediamenti realizzati in forme comunitarie nel II e III secolo. Tra il 294 e il 336, addirittura, è accertata poi una comunità femminile che si richiamava a San Fantino. Significative rimangono infatti tra le tante alcune santità di calabresi: San Fantino Taumaturgo di Taureana (294-336); Sant'Antero, 19° Vescovo di Roma, (III secolo); S. Dionisio o Dionigi (Papa nel 259); Santa Domenica da Tropea (III secolo), è una Martire cristiana che smentisce i luoghi comuni secondo cui la diffusione della fede sarebbe avvenuta con i monaci Basiliani. Il tutto da basi robuste all'esistenza di San Gennaro Presbitero Episcopo da Calafatoni di Caroniti di Joppolo, attuale provincia di Vibo Valentia. Del Santo Patrono di Napoli per lungo tempo si era dato per scontato che fosse nativo della medesima città. Ora la narrazione, che la nascita e la vita spirituale del giovanissimo Gennaro possa essere realmente a Calafatoni di Caroniti, trova riscontri storici che ne danno valore sul piano della scientificità. È provato che dalla terra di Calabria, talvolta identificata come Bruzia, i Santi martiri sono partiti alla volta di Roma seguendo l'antica via Popilia. La dimensione dei processi di radicamento socio-religiosi del secondo secolo d.C. sostanziano la tesi della nascita di san Gennaro nel borgo di Catalafoni, fortificandola rispetto ad altri assunti sui luoghi di Napoli o Benevento. L'evangelizzazione in quei primi secoli, come è ampiamente dimostrato, non parte da Roma o da altre regioni del centro, bensì si diffonde e si estende dal Medio Oriente seguendo gli itinerari che percorsero i grandi evangelizzatori come san Pietro e san Paolo. Un nuovo umanesimo, degli anni venti del terzo millennio, ha bisogno di riscoprire la vera missione di un Episcopo Itinerante, quale fu il giovane Gennaro di Calafatoni. che in quel contesto storico ha immolato la vita per far trionfare il messaggio di Gesù e il sacrificio di salvezza dell'incarnazione. Senza tergiversare con assunti tecnocratici, il messaggio ci dice che alla violenza si risponde con la pace, all'umiliazione con la dignità, all'ingiustizia con l'amore verso il prossimo, al ritardo altrui con la cooperazione e la solidarietà. La venerazione dei santi rende visibile il significato della Resurrezione del Cristo come compimento di ciò che, sebbene appaia come fenomeno immateriale, in realtà concreta nel gesto del martirio umano la vittoria dell'amore trascendente sulla morte materiale. La verità storica sui luoghi dei protagonisti delle santità, nella dimensione del concetto di fraternità, non serve perciò per innalzare pennacchi o vessilli campanilistici, bensì per comprendere bene gli itinerari del disegno imperscrutabile dall'Altissimo.
San Leoluca Patrono di Vibo Valentia. Santità della Chiesa vibonese sul finire del primo millennio Furci Michele - Streetlib, 2025 -
In un contesto storico di mutamenti epocali negli stili di vita, nel rapporto relazionale tra persone sempre più interconnesse con ogni tipo di social, si avverte sovente un vuoto e una solitudine che soltanto un nuovo umanesimo cristiano potrà colmare. Un mondo contemporaneo in cui più entità del creato, in particolare persone e sistemi territoriali, reti locali e globali si collegano tra loro in modo reciproco, senza un soggetto che li unifica e li pone di fronte alla limitatezza e alla temporaneità dell'esistenza umana, finisce inevitabilmente per creare relazioni di interdipendenza dal soggetto più influente o che ha il dominio reale sulla società. Il radicamento delle comunità cristiane in Calabria e il vissuto di santità, come il Patrono di Vibo Valentia a ridosso degli ultimi secoli del primo millennio, ci riconducono al valore della crescita sociale con un orizzonte caratterizzato dall'interdipendenza a qualcosa che va ben oltre i limiti della materialità. Le esperienze delle santità legano gli individui al reciproco sostegno, giacché si basano sulla congiunzione del bisogno interiore individuale alla condivisione al destino della comunità cui si appartiene. L'interdipendenza nella pietà popolare è un fenomeno straordinariamente attuale per capire come le pratiche devozionali, sebbene individuali, in realtà si intrecciano con la vita comunitaria. Un processo sociale di cui in questo inizio di terzo millennio c'è proprio bisogno per ricreare un tessuto ricco e dinamico di fede e tradizioni relazionali collettive. In questa dimensione storicistica, l'approfondimento della materia che riguarda la pietà popolare, sebbene abbia aspetti teologici riguardanti in particolare lo studio di Dio e della dimensione trascendente della religione, assume anche in una visione laica un valore concreto per dare senso dell'appartenenza a qualcuno e a qualcosa che con la sua spiritualità va oltre la quotidianità dell'esperienza e della realtà empirica. Il vissuto di San Leoluca, unito alla dimensione salvifica che gli ha attribuito e riconosciuto la pietà popolare nei secoli successivi alla sua dipartita, testimonia nelle due città che l'hanno elevato a Santo Patrono un bisogno esistenziale che ha contraddistinto e tuttora caratterizza quanti hanno il dono della fede. La ricostruzione storica del suo vissuto, compresa la diatriba sul posto dove l'abate Leoluca completò la sua missione terrena, in realtà sostanzia ciò che in questo ambiente storico sembrerebbe non più attuale. Eppure i santi Patroni, esaminando il loro profilo storico e quello delle comunità che li rivivono annualmente con le feste liturgiche e civili, documentano un senso di appartenenza e di vita collettiva difficilmente riscontrabile in altro momento che registra numeri record di spettatori meramente fine a sé stessi. La storia del santo Patrono di Vibo Valentia, dopo aver percorso l'intero secondo millennio come fede tributatagli dalla pietà popolare cittadina, ha il pregio di elevare in una dimensione più vasta il portato della santità del proprio Patrono. Lodevole dunque l'idea del Premio Internazionale della Testimonianza, cui è seguito il Comunitarium e ora anche le edizioni Leolucanie. Sono concrete iniziative di fede che possano rigenerare il senso per cui nel lontano IV secolo le comunità urbanizzate sentirono il bisogno dare origine al santo protettore sul piano spirituale in ogni comunità. Oltre a un momento di fede,il culto al santo patrono realizzò sul piano antropologico una grande svolta comportamentale dei cittadini, al punto che il suo avvento è ritenuto storicamente fondatore di un nuovo modello di civiltà.