Libri di Piergiorgio Giacche
Bibliografia di Piergiorgio Giacche: tutti i libri in vendita online editi da Kurumuny Cinema, televisione e radio
Bene detto Pinocchio Giacchè Piergiorgio - Kurumuny, 2024 - Quaderni Ama
Quel Pinocchio che sono" è più che mai rifiuto a crescere, civilmente e umanamente. È lo spettacolo dell'infanzia prematuramente sepolta, che si risveglia e scalcia nella propria bara. Adulta è la terra-padre-avvenire che la ricopre." (Carmelo Bene). Pinocchio è un libro per l'infanzia: solo un bambino lo può inseguire e interpretare nel modo giusto, che poi è "a modo suo", scorrendolo e subendolo senza pensarci sopra ma andandoci dentro... Come dunque si può Leggere Bene Pinocchio? Il Noi bambino - a guardar Bene - deve ritrovare il modo di chi legge per gioco e di chi gioca mentre legge. Il bambino non è l'adolescente: il bambino che legge e gioca si proietta ma non si identifica, mai completamente. Il bambino si muove piuttosto che commuoversi, muove il suo burattino con cui ha un rapporto teatrale, diremmo da regista... Se non fosse un attore. Da queste considerazioni muove Piergiorgio Giacchè, in occasione di un seminario promosso da AMA sul Pinocchio di Bene.
Carmelo Bene. Antropologia di una macchina attoriale Giacchè Piergiorgio - Kurumuny, 2026 - Beniana
Pubblicato per la prima volta nel '97 da Bompiani, questo «libro molto audace» di un «antropologo senza paraocchi» - come ebbe a dire Carmelo Bene - e che ha «lasciato un segno in molti lettori, e un metodo di incontro e confronto fra l'antropologia e il teatro» - come segnala l'autore - ritorna con una nuova edizione, rivista e arricchita di un inedito. Propedeutico e illuminante per ogni studioso che si sia provato nel corpo a corpo con Bene, unendo alla raffinata analisi la sapienza di uno tra i primi antropologi del teatro contemporaneo, il volume ripercorre il processo artistico e concettuale che ha condotto alla genesi - e alla definitiva messa a punto negli anni '90 - della «macchina attoriale», cifra dell'«impossibilità» del teatro stesso - condannato «barbaricamente» da Bene all'oblio - e dell'attore, liquidato a carcassa inorganica, a «vuoto» dis-abitato dalla voce. Comprendere questo espediente, teorico ancor prima d'essere praticato come «meccanica operativa», è comprendere la sostanza stessa del grande genio che è stato Carmelo Bene, ragion per cui queste pagine funzionano da grimaldello al più ostile degli accessi al suo pensiero.