Libri di Francesco Guicciardini

Bibliografia di Francesco Guicciardini: tutti i libri in vendita online editi da Garzanti Saggistica

Ricordi libro
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LIBRO   9788811361084

Ricordi Guicciardini Francesco  Pasquini E. (Cur.)   -  Garzanti, 1975  -  I Grandi Libri

A cura di Emilio Pasquini Nelle oltre duecento riflessioni, massime e sentenze che compongono i Ricordi, di cui restano diverse redazioni, dalla prima del 1512-13 a quella definitiva del 1530, Guicciardini fissa i punti essenziali della sua visione del mondo. Come per Machiavelli, l'uomo è il motore della storia, ma il senso profondo degli eventi sembra sfuggire a ogni analisi, le leggi della natura sono imperscrutabili e la virtù non è sempre in grado di opporsi con successo all'instabile fortuna. Occorre diffidare delle teorie generali e limitarsi a seguire la lezione delle cose, compito che richiede il «buon occhio del saggio» e la «discrezione», la facoltà di discernere gli elementi caratteristici di ogni situazione e di adattarvi la propria condotta in vista di un fine individuale, il cosiddetto «particulare», che non è necessariamente gretto tornaconto ma piuttosto nobile affermazione della propria intelligenza e del proprio onore. Ad affiorare nelle pagine di questo zibaldone è soprattutto il profondo scetticismo dell'intellettuale segnato dalla catastrofe politica dell'Italia e dal crollo di ogni illusione che all'astratta ideologia contrappone lo sguardo lucido e disincantato del moralista di razza.

€ 10.00 € 9.50
LIBRO   9788811379669

Storia d'Italia Guicciardini Francesco  Mazzali E. (Cur.)   -  Garzanti, 2006  -  I Grandi Libri

La "Storia d'Italia" è stata spesso accostata al "Principe" ma, come osserva Emilio Pasquini nella sua introduzione a questo volume, in Guicciardini "non è dato ricostruire un sistema originale di dottrine, una filosofia della storia, cioè, o una teoria di scienza politica". Tecnico, diplomatico e infine storico, egli crede nell'infinita varietà delle cose da cui non si deducono leggi eterne e onnicomprensive. Di qui il suo programmatico scetticismo, il culto del "particulare" o della "discrezione", quel suo connaturato senso del limite; di qui - contro la vitalità irriducibile di Machiavelli - anche il suo pessimismo senza miti, quella virile malinconia che non lo abbandonò più dopo il fallimento del suo programma".

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