Libri di Nathaniel Hawthorne
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Chi cerca i libri di Nathaniel Hawthorne troverà opere fondamentali della letteratura americana del diciannovesimo secolo, caratterizzate da una profonda introspezione psicologica e da una narrazione densa di simbolismi. Seguire i libri in ordine cronologico di Nathaniel Hawthorne permette al lettore di comprendere l'evoluzione del suo stile, passando dai racconti brevi allegorici ai grandi romanzi che hanno ridefinito la narrativa gotica e romantica statunitense, offrendo una visione lucida e tormentata della storia morale del New England.
Biografia dell'autore
Nathaniel Hawthorne nasce a Salem, nel Massachusetts, nel 1804. Dopo aver frequentato il Bowdoin College, si dedica inizialmente alla scrittura di racconti che analizzano il senso di colpa e il puritanesimo della sua terra d'origine. La sua carriera è segnata dall'amicizia con figure di spicco come Herman Melville e Ralph Waldo Emerson, che influenzano il suo approccio filosofico alla narrazione. Autore di capolavori come La lettera scarlatta, Hawthorne ricopre anche incarichi consolari prima di dedicarsi pienamente alla letteratura fino alla sua scomparsa nel 1864.
Stile di scrittura
I libri di Nathaniel Hawthorne si distinguono per un uso magistrale dell'allegoria e per l'indagine ossessiva sui dilemmi morali dei suoi personaggi. La figura iconica di Hester Prynne ne La lettera scarlatta incarna la sofferenza e la resilienza di fronte al pregiudizio sociale, diventando un emblema eterno della letteratura. Attraverso saghe familiari come quella narrata ne La casa dei sette fronti, l'autore esplora il peso delle colpe del passato, utilizzando un linguaggio gotico e rarefatto che trasforma Salem e i suoi boschi in scenari carichi di una tensione spirituale quasi palpabile.
Taccuini italiani (1858-1859) Hawthorne Nathaniel Salone C. (Cur.) - Robin Edizioni, 2022 - Biblioteca Del Vascello
Autore dallo stile misurato e rigoroso, spesso colorato dall'ironia, anche in queste note di viaggio Hawthorne, come i suoi contemporanei del Dark Romanticism, Edgard Allan Poe ed Emily Dickinson, rispecchia a tratti quel riserbo puritano che vela drammatici conflitti e una visione tragica della vita, in cui gli esseri umani si dimostrano inclini all'autodistruzione e predisposti al peccato 'Quando ritorno, cercherò di scrivere un libro più allegro [The Marble Faun]; ma il diavolo in persona par sempre cacciarsi nel mio calamaio ...' scriveva. E ci si cacciò anche quella volta, perché il povero Hawthorne il diavolo ce l'aveva in corpo (Mario Praz, Impressioni italiane di americani nell'Ottocento, in "Studi Americani" 4, 1958, pp. 91-92). L'Italia pare offrire materia e sostegno alla ricerca hawthorniana. Nonostante il suo degrado, sia materiale che etico (la sporcizia, l'amoralità, l'indifferenza al bene comune), insopportabile agli occhi dello yankee puritano, sembra costituire un antidoto all'angoscia che si annida sotto il "sudario di nerezza" e che avvolge l'anima di Hawthorne, per dirla con Herman Melville (Hawthorne and his Mosses, "The Literary World", 1850). Hawthorne lo riconosce nella qualità più volte individuata negli italiani: la loro "gentilezza" ("Le folle italiane non si distinguono per la loro educazione; forse meritano apprezzamento per la loro innata cortesia e gentilezza", 10 settembre 1858). E "gentilezza" significa innanzi tutto accettare l'altro nella sua alterità, senza dogmatismi o sensi di superiorità morale, stemperando la tragicità della Colpa Originaria nella consapevole, comune sottomissione al Fato della umana fallibilità.