Libri di Alan Jones
Bibliografia di Alan Jones: tutti i libri in vendita online editi da Castelvecchi ARTI
Leo Castelli. L'italiano che inventò l'arte in America Jones Alan - Castelvecchi, 2019 - Storie
«Che fine avremmo fatto se non ci fossero stati i mercanti d'arte?» si chiedeva un tempo Pablo Picasso. In pochi casi la domanda è così calzante come per Leo Castelli: il gallerista italiano che reinventò l'arte in America accanto a espressionisti astratti dell'Action Painting come Jackson Pollock e Willem De Kooning, a neodadaisti come Robert Rauschenberg e Jasper Johns, con protagonisti della Pop Art come Roy Lichtenstein e Andy Warhol, e artisti del calibro di Frank Stella e Cy Twombly. Dandy, poliglotta dalle mille sfaccettature, brillante e raffinato seduttore, Leo Castelli scrisse più di un importante capitolo della storia dell'arte del Novecento nelle sue gallerie newyorkesi: prima sulla Settantasettesima Strada Est, e poi al leggendario 420 di West Broadway. La storia comincia dalla Trieste di inizio secolo, per passare al rarefatto ambiente surrealista di Parigi, con i suoi vernissage a mezzanotte, in cui la femme fatale Leonor Fini si incontrava con i maîtres-à-penser André Breton e Marcel Duchamp. Arrivando alla New York degli anni Cinquanta, tra le icone pop e i loft degli artisti di SoHo, fino al clima arrivista e rampante degli anni Ottanta. La vita di Leo Castelli è il «viaggio incantato» verso l'essenza di ogni uomo: la sua creatività, la sua vocazione, la sua missione nel mondo. Introduzione di FIllo Dorfles.
I galleristi di New York. Dietro le quinte del mondo dell'arte Jones Alan De Coppet Laura De Pascale M. (Cur.) - Castelvecchi, 2019 - Fuori Collana
Nelle interviste di Alan Jones e Laura de Coppet ai leggendari galleristi di New York, critici e appassionati d'arte talentuosi, sensibili e di grande intuizione che hanno lottato per promuovere gli artisti in cui credevano, trovano voce tutti i maggiori mercanti d'arte dal secondo Dopoguerra ai primi anni Duemila. Così Betty Parsons ci racconta di quando per prima ha esposto i lavori di Jackson Pollock e Mark Rothko; Leo Castelli ci parla delle prime mostre personali di Roy Lichtenstein, Robert Rauschenberg e Andy Warhol; Mary Boone e Annina Nosei ci spiegano come hanno contributo all'avvio delle carriere di Julian Schnabel e Jean-Michel Basquiat. Gli autori, da profondi conoscitori del settore, tracciano splendidi ritratti delle grandi personalità coinvolte, riuscendo a dipingere i protagonisti di questa pagina della Storia con poche ed efficacissime pennellate, a catturarne e trasmetterne l'entusiasmo e l'amore per questo mondo affascinante.
Leo Castelli. L'italiano che inventò l'arte in America Jones Alan - Castelvecchi, 2007 - I Timoni
"Che fine avremmo fatto se non ci fossero stati i mercanti d'arte?", si chiedeva un tempo Pablo Picasso. In pochi casi la domanda è così calzante come per Leo Castelli: il gallerista italiano che reinventò l'arte in America accanto a espressionisti astratti dell'Action Painting come Jackson Pollock e Willem De Kooning, a neodadaisti come Robert Rauschenberg e Jasper Johns, con protagonisti della Pop Art come Roy Lichtenstein e Andy Warhol, e artisti del calibro di Frank Stella e Cy Twombly. Dandy, poliglotta dalle mille sfaccettature, brillante e raffinato seduttore, Leo scrisse più di un importante capitolo della storia dell'arte del Novecento nelle sue gallerie newyorkesi: prima sulla Settantasettesima Strada Est, e poi al leggendario 420 di West Broadway. La storia comincia dalla sua città di origine, la Trieste di inizio secolo, per passare al rarefatto ambiente surrealista di Parigi, con i suoi vernissage a mezzanotte, in cui la femme fatale Leonor Fini si incontrava con i maîtres-à-penser André Breton e Marcel Duchamp. Arrivando alla New York degli anni Cinquanta, tra le icone pop e i loft degli artisti di SoHo, fino al clima arrivista e rampante degli anni Ottanta. La vita di Leo Castelli è il "viaggio incantato" verso l'essenza di ogni uomo: la sua creatività, la sua vocazione, la sua missione nel mondo. (Introduzione di Gillo Dorfles)