Libri di narrativa moderna e contemporanea successivi al 1945
Libri di narrativa moderna e contemporanea successivi al secondo dopoguerra
Andiamo a bere la pioggia Mangano Raffaele - Lupetti, 2005 - Letteratura
Gabriele e Giuseppe fanno parte della banda degli otto, che "agisce" nel cortile di un palazzo di edilizia popolare in un paese alle porte di una grande città. A dispetto delle dimensioni, lo spazio si rivela un mondo pulsante dove fioriscono i comportamenti tipici di ogni consesso umano: l'amicizia, le liti, le alleanze, le tensioni, la solidarietà e i disaccordi. Gabriele e Giuseppe si perdono di vista alle soglie dell'adolescenza. Si rincontrano, adulti, dopo percorsi di vita molto diversi. Nello scenario della grande città distratta e frettolosa, hanno a disposizione un solo giorno per recuperare frammenti del loro passato, ma soprattutto per chiarire un episodio tragico che li aveva visti protagonisti da ragazzi.
Il mio amico Abdul Mangano Raffaele - Lupetti, 2003 - Narrativa
Michele legge gli appunti dell'amico scomparso (Renato) e parla con lui, compiendo un passaggio nel tempo e aldilà del tempo. Un dialogo che attraversa e attutisce la difficile distanza degli anni, e fa i conti con quella ancora più forte tra la vita e la morte. Tra i due amici si inserisce la vicenda di un terzo personaggio, Abdul, studente afgano conosciuto durante le peregrinazioni giovanili. Ed è Abdul che diventa il protagonista dell'ultima parte del libro con la sua storia personale, sino a chiudere il cerchio delle vite incrociate proprio alla fine del quaderno. Sopra i tre personaggi vive il sentimento dell'amicizia; un'amicizia color del cristallo, disinteressata, assoluta, che supera ogni barriera e si fa beffe del tempo.
Le lumache non bevono vino Mangano Raffaele - Lupetti, 2001 - Narrativa
Questo libro non sarebbe mai uscito senza l'intervento della Cassazione. Difatti il ritrovamento di un quaderno sepolto nel parco di una casa di cura per malattie mentali, ha scatenato una complicata vicenda giudiziaria. Gli attuali gestori della clinica, un tempo chiamata Villa Fiorita, si erano dichiarati contrari a ogni forma di divulgazione. Di diverso avviso gli eredi del malato, che invece ritenevano ben chiare le intenzioni del loro avo.