Libri di Alfonso Mignone
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Storia della giurisdizione marittima e portuale di Amalfi Mignone Alfonso - Streetlib, 2025
Storia della giurisdizione marittima e portuale di Amalfi - StreetLib
Il progetto di codice marittimo del procidano Michele De Jorio Mignone Alfonso - Streetlib, 2024
Quando il 18 gennaio 2021 Procida si è vista attribuire l'ambizioso titolo di Capitale della Cultura per l'anno 2022 si è voluto senza dubbio premiare anche l'identità marinara di una comunità caratterizzata, da secoli, dal suo indissolubile legame con il mare. L'isola, proprio grazie alla sua collocazione geografica, è stata sempre fucina di mestieri legati all'economia del mare (pescatori, marinai, barcaioli, padroni di nave) e tale circostanza può considerarsi sufficiente a stabilire un rapporto tra le attività economiche e la loro regolamentazione. "Un'isola che non isola", che ha sempre guardato oltre i suoi confini, conquistandosi un peso e un ruolo nella storia sociale, culturale, politica ma anche, e soprattutto, marittima prima nel panorama degli stati italiani e poi della nazione. Nella sua lunga storia marittima ha naturalmente conosciuto anche i rischi legati al mare che nel Cinquecento imposero all'isola un'architettura difensiva. Dopo le incursioni barbaresche nel golfo di Napoli nel 1534, 1544 ad opera di Khair ad-dîn detto il "Barbaróssa", e di Sinan Pascià nel 1551, 1558 e 1561, il duca d'Alcalà Don Perafan de Rivera nel 1563 decretò la ristrutturazione e la costruzione di torri di avvistamento. In quegli anni fu realizzato palazzo D'Avalos e al posto della medievale Terra Casata nasceva la Terra Murata un organismo urbano fortificato cui si aggiunsero, fuori dalle mura, i vari borghi abitati dell'isola. Il mare, i porti, le spiagge in quei secoli non erano sicuri e per far fronte ai rischi della pirateria, sulla scia di analoghe iniziative, nel 1617 i padroni di barche della Marina di Sancio Cattolico decisero di fondare un Monte di mutuo soccorso e una chiesa intitolata a Maria SS.ma della Pietà, San Giovanni Battista e San Leonardo. Obiettivo delle somme raccolte dal nuovo ente laicale e investite in immobili era la tutela della gente di mare con il riscatto dei marinai in schiavitù, la sepoltura e l'assistenza agli anziani, alle vedove e la dote alle fanciulle più povere. Di quell'antica storia del Monte dei Marinai, ancora oggi attivo, rimangono le riggiole murate sulle facciate delle case di proprietà dell'ente nella zona di Sancio Cattolico. La creazione del Pio Monte era molto innovativa per l'epoca e dal suo Statuto possono evincersi profili giuridici economici e sociali ai quali è opportuno rivolgere attenzione in quanto rappresentano una forma "ante litteram" dell'odierno Welfare marittimo. Procida può, a pieno titolo, essere ricordata dagli studiosi del diritto della navigazione perché annovera tra i suoi illustri concittadini un insigne giurista: Michele De Jorio, avvocato e magistrato del foro napoletano poi presidente del Sacro Regio Consiglio, che si occupò, sin dalla giovane età, di economia e diritto marittimo. Il De Jorio è degno di essere ricordato come colui a cui, il 20 dicembre 1779, Sua Maestà Ferdinando IV di Borbone, diede incarico di compilare un testo che raccogliesse i capitoli, gli usi, i regolamenti, le ordinanze e leggi di navigazione e di commercio del Regno di Napoli. Alfonso Mignone, salernitano, è avvocato specializzato in diritto della navigazione e dei trasporti e, trascinato dalla passione per la storia marittima, ha pubblicato diversi saggi sull'argomento. Per Passerino editore ha già pubblicato, nel 2020, il saggio giuridico La tutela comunitaria del passeggero tra normativa e giurisprudenza e lo studio di storia marittima Navi e porti della Badia di Cava.
Navi e porti della Badia di Cava Mignone Alfonso - Streetlib, 2024
Con l'uscita di questo libro, intitolato "Navi e porti della Badia di Cava", si viene a colmare la quasi totale assenza di studi sistematici su un argomento che rivela, sotto una nuova luce, la funzione innovativa del cenobio cavense. L'autore, appassionato di storia marittima, ha approfondito lo studio delle pergamene dell'Archivio della Badia relative alle attribuzioni fondiarie monastiche e, dopo averle fotografate, studiate, tradotte e riprodotte, ci consegna questo prezioso saggio che trasmette una conoscenza più approfondita delle dimensioni internazionali della Badia di Cava: una ricostruzione di cui, indubbiamente, si avvertiva profondamente la necessità. La celebrazione del Millennio della Badia, nel 2011, fu un'occasione mancata per riscoprire la vera natura dell'Ordo Cavensis che fu cosa ben diversa dai monasteri singoli ed autonomi fondati da San Benedetto e diversi anche dall'Ordo Benedectinus, successivo ai monaci cavensi. Dieci anni dopo, grazie alla sua ricerca meticolosa, l'autore ci svela le vicende marinare della Badia di Cava che, con le sue navi e dai suoi porti sulle coste cavense e cilentana, cabotavano in tutto il Regno di Sicilia, prima e Regno di Napoli, poi, verso il Nord Africa musulmano ed il Levante latino per raggiungere Gerusalemme.