Libri di Giovanni Nardi
Bibliografia di Giovanni Nardi: tutti i libri in vendita online editi da Pacini Editore Letteratura, storia e critica: studi generali
A casa di D'Artagnan e dintorni Nardi Giovanni - Pacini Editore, 2024 - Volti, Spazi, Memorie
Dova stava di casa d'Artagnan, quel prode guascone che voleva diventare moschettiere? La ricerca del suo indirizzo parigino, stabilito da Alexandre Dumas e messo in discussione dalle beffarde osservazioni di Umberto Eco, ci induce a percorrere un affascinante viaggio nella capitale francese tra storia e memoria dal Seicento ai nostri giorni, in una (ri)scoperta di persone e fatti le cui tracce sembravano dimenticate. E sempre sul filo della memoria ecco un tentativo di furto da parte del maggior poeta arabo vivente, Adonis, accanto al ricordo dell'abbraccio del maggior scrittore brasiliano, Amado, alla giacca dimenticata (e ricomprata) del più noto scrittore italiano del Novecento, Moravia, ai brindisi dedicati a Pisa dall'inventore di Maqroll il Gabbiere, il colombiano Mutis, a una curiosa etimologia della scrittrice belga Nothomb, all'epopea (nascita, morte, resurrezione) di una figura grande e controversa d'Irlanda, Roger Casement, da parte di Bigongiali e Vargas Llosa.
Libertà di parole Nardi Giovanni - Pacini Editore, 2016 - Volti, Spazi, Memorie
Questo libro (Libertà di parole) nasce da un'antica passione dell'autore, quella della lettura, cominciata quando ha imparato a leggere, e mai dismessa. Una lettura onnivora, che lo ha portato a collezionare oltre quindicimila volumi, e a occuparsi quindi di parole: come si scrivono, come si pronunciano, cosa significano, qual è la loro origine. Non è però uno specialista, ma casomai un dilettante curioso, cui il mestiere di giornalista ha consigliato una lettura attenta di manuali e dizionari. E quindi soprattutto il caso la scelta degli argomenti, che non poteva tuttavia che cominciare da Dante, e da qualche curiosità collegata alla sua (e poi diventata nostra) lingua. La "libertà" arriva fino a un aggettivo, "petolosa", che i vocabolari ancora non conoscono, ma i cronisti sì, perché ne hanno parlato fino alla dismisura.