Libri di Leonardo Sciascia
Bibliografia di Leonardo Sciascia: tutti i libri in vendita online editi da Adelphi EUROPA
Chi cerca i libri di Leonardo Sciascia trova una delle voci più lucide e coraggiose della letteratura italiana del Novecento, capace di indagare con precisione chirurgica le dinamiche del potere, della giustizia e della società siciliana. Seguire i libri in ordine cronologico di Leonardo Sciascia permette al lettore di comprendere l'evoluzione del suo pensiero critico e il costante impegno civile che ha contraddistinto la sua intera produzione, dalla narrazione storica alla saggistica più incisiva.
Biografia dell'autore
Leonardo Sciascia nasce a Racalmuto nel 1921. Dopo il diploma magistrale, lavora come insegnante elementare, dedicandosi parallelamente al giornalismo e alla scrittura. Figura intellettuale poliedrica, si distingue per un profondo rigore morale e per una visione disincantata della realtà politica italiana. La sua attività letteraria si intreccia costantemente con l'impegno pubblico, portandolo a denunciare le ombre del sistema e le storture del potere. È stato insignito di numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Bagutta. Sciascia si è spento a Palermo nel 1989, lasciando un'eredità intellettuale ancora oggi fondamentale per comprendere il contesto contemporaneo.
Stile di scrittura
I libri di Leonardo Sciascia si caratterizzano per uno stile asciutto, razionale e privo di retorica, che trae ispirazione dalla tradizione illuminista. La sua prosa è celebre per la capacità di costruire trame che fondono il genere poliziesco con l'inchiesta civile, come avviene ne Il giorno della civetta, dove il maresciallo Bellodi diventa simbolo di una legalità che scontra il muro del silenzio mafioso. Attraverso saghe e personaggi indimenticabili, come il protagonista de Il contesto o la figura di inquisitore moderno in Todo modo, l'autore ha saputo trasformare il racconto di cronaca in una riflessione universale sulla verità e sull'oppressione.
A futura memoria (se la memoria ha un futuro) Sciascia Leonardo Squillacioti P. (Cur.) - Adelphi, 2017 - Saggi. Nuova Serie
Molto infastidiva Sciascia l'essere considerato un «mafiologo»: «Sono semplicemente uno che è nato, è vissuto e vive in un paese della Sicilia occidentale e ha sempre cercato di capire la realtà che lo circonda, gli avvenimenti, le persone» diceva. Così come lo infastidiva quell'«intuizione di letterato» che, nel migliore dei casi, gli veniva attribuita allorché scagliava taglienti ed eretiche verità contro il «folclore tenebroso» in cui venivano di solito assunti i fatti di mafia. Tirare il collo alla retorica e alla mistificazione, questo gli premeva. E regolarmente i suoi articoli scatenavano furenti polemiche - se non l'accusa, infamante, di fare «il gioco della mafia». Sicché non gli restava che citare l'amato Savinio: «avverto gli imbecilli che le loro proteste cadranno ai piedi della mia gelida indifferenza». Il fatto è - come dimostrano gli interventi qui radunati, fra cui quello sui 'professionisti dell'antimafia' - che Sciascia è lo scrittore italiano cui più che a ogni altro si attaglia l'aggettivo «scomodo»: che prenda posizione sulla morte di Calvi o sull'assassinio del generale Dalla Chiesa o sul caso Tortora o sul maxiprocesso di Palermo e sulle testimonianze di Buscetta e Contorno o, infine, sul rischio che l'antimafia si trasformi in strumento di potere, non potremo che riconoscere fino a che a punto sia rimasto fedele alla definizione che nel 1977 dava dell'intellettuale: «uno che esercita nella società civile ... la funzione di capire i fatti, di interpretarli, di coglierne le implicazioni anche remote e di scorgerne le conseguenze possibili. La funzione, insomma, che l'intelligenza, unita a una somma di conoscenze e mossa - principalmente e insopprimibilmente -dall'amore alla verità, gli consentono di svolgere».
L'affaire Moro Sciascia Leonardo - Adelphi, 1994 - Piccola Biblioteca Adelphi
Scritto a caldo nel 1978, questo libro non ha che guadagnato con gli anni. Mentre, in una nobile gara di codardia, i politici italiani, nonché i giornalisti, si affannavano a dichiarare che le lettere di Moro dalla prigionia erano opera di un pazzo o comunque prive di valore perché risultanti da una costrizione, Sciascia si azzardò a leggerle, con l'acume e lo scrupolo che sempre aveva verso qualsiasi documento. Riuscì in tal modo, sulla base di quelle lettere, a ricostruire una intelaiatura di pensieri, di correlazioni, di fatti che sono, fino a oggi, ciò che più ci ha permesso di capire, o di avvicinarci a capire, un episodio orribile della nostra storia. Presentando il libro nella sua ultima edizione (1983), Sciascia scriveva opportunamente «questo libro potrebbe anche esser letto come "opera letteraria". Ma l'autore - come membro della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla "affaire" - ha continuato a viverlo come "opera di verità" e perciò lo si ripubblica (non più col rischio delle polemiche, ma del silenzio) con l'aggiunta della relazione di minoranza (di assoluta minoranza) presentata in Commissione e al Parlamento. Una relazione che l'autore ha voluto al possibile stringare, nella speranza abbia la sorte di esser largamente letta: qual di solito non hanno le voluminosissime relazioni che vengono fuori dalle inchieste parlamentari».