Libri di Paola Scola
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Più forti dell'alluvione Scola Paola - Araba Fenice, 2019
"Ho cercato di fare un passo avanti, rispetto a "Eroi nel fango". Di scrivere dell'accaduto, ma anche di lasciar parlare l'energia, la forza e il coraggio che hanno spinto la tenace gente del Tanaro, delle colline e dei fondovalle ad andare oltre. Come e meglio di prima. Con il silenzio e l'operosità tipica dei cuneesi. Senza drammatizzazioni e lacrime da spettacolo, ma attraverso la sincerità a volte cruda di chi da acqua e melma è stato profondamente segnato. Così mi hanno regalato i loro racconti un uomo-poeta di Langa come Bruno Murialdo, la collega albese di lungo corso Giuseppina Fiori o la giovane cronista Manuela Arami, che nel'94 era soltanto una ragazzina. Ho ricevuto anche l'apporto tecnico puntuale di chi, cioè il generale Luigi Manfredi, mandò in aiuto gli alpini quale comandante del IV Corpo d'Armata. Ci sono le risposte di Silvio Berlusconi, che da presidente del Consiglio fu tra i primi politici a volare nelle zone della piena. E quelle dell'ex ministro Enrico Costa, che ha vissuto nel Monregalese anche la successiva alluvione del novembre 2016."
Eroi nel fango 1994-2014. Vent'anni dopo la grande alluvione Scola Paola - Araba Fenice, 2014
Eroi nel fango 1994-2014. Vent'anni dopo la grande alluvione - Araba Fenice
«Lo aspetto ancora con disperata speranza». La guerra delle donne Scola Paola - Araba Fenice, 2017 -
Le guerre le combattono gli uomini. Al fronte, imbracciando le armi. I soldati muoiono, vengono fatti prigionieri. Nella seconda guerra mondiale subiscono anche indicibili torture. Ma non sono gli unici a patire il dolore di un conflitto. Perché c'è anche chi rimane a casa. Ed è la guerra delle donne: che soffrono per la partenza di mariti, padri e figli, devono gestire la casa con un minimo di risorse, debbono occuparsi dei genitori anziani di entrambi, talvolta hanno un'attività di famiglia da portare avanti. E, mentre i loro uomini vivono i drammi fra le sabbie di El Alamein o nei ghiacci del Don, fanno tutto questo ricacciando le lacrime in uno scompartimento nascosto del cuore. Perché la priorità sono i bambini, che spesso il loro papà neppure l'hanno mai visto, e il dolore è un fatto strettamente privato. Racconti di madri, mogli, figli. Presente e memorie che si fondono. E, sullo sfondo, una parola terribile, forse peggiore di "morto": disperso.