Libri di Marco Scotini
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Artecrazia. Macchine espositive e governo dei pubblici Scotini Marco - Deriveapprodi, 2021 - Collana Di Scienze Umane E Sociali
Nessun dubbio che l'espansione dell'arte contemporanea abbia non solo accompagnato, ma promosso e legittimato culturalmente, la globalizzazione. Nessun dubbio che i musei e le istituzioni dell'arte siano diventate palestre neoliberali (sul modello delle imprese), prive di asperità e contrasti e che, in quanto tali, abbiano rinunciato alla sperimentazione, all'imprevisto e al proprio futuro. La moltiplicazione esponenziale di mostre e biennali che sfruttano temi come l'ecologia, il genere, e ora la questione razziale, quale vetrina dell'emancipazione liberale va letta nei termini di un processo di pacificazione (anti-conflittuale) e di autoassoluzione (artwashing) che tende solo a riaffermare l'arte come sistema autocratico del capitale, funzionale alla riproduzione delle gerarchie sociali e al mantenimento dell'ordine: Artecrazia appunto. L'analisi delle sue tecniche di governo, e delle possibili sottrazioni al suo regime, sono l'oggetto di questo libro. Il libro raccoglie in quattro sezioni (Esposizioni, Pubblici, Schermi, Storie) contributi critici su Guy Debord, Harald Szeemann, Alberto Grifi, Carla Lonzi, Paolo Virno, Sanja Ivekovic?, Franco Vaccari, Marjetica Potrc?, Li Xianting e molti altri.
Artecrazia. Macchine espositive e governo dei pubblici Scotini Marco - Deriveapprodi, 2016 - Operaviva
Dopo la crisi finanziaria del 2008 è evidente che una indagine attenta dello «stato dell'arte» non può prescindere da una critica di quei meccanismi che creano l'illusione dell'esposizione come spazio aperto, non codificato, estraneo alle gerarchie prestabilite e alle egemonie d'impresa; come anche il nuovo ruolo assunto dai pubblici dell'arte nelle industrie creative e nell'economia dell'evento. Eppure nell'ultimo decennio numerose sono le esperienze artistiche, espositive e museali che hanno proposto nuove pratiche e nuove forme di relazione con gli spazi, le opere e il pubblico stesso. L'arte contemporanea si rivela così capace di misurarsi con il terreno della politica, facendo della critica all'economia e alla società neoliberale il luogo in cui mettere alla prova la libertà artistica come tale. Biennali e pubblici, misure del valore e display, mediatizzazione e attivismo sono al centro di questa disamina da cui lo statuto dell'arte non risulta più lo stesso, così come le sue funzioni e i suoi ruoli. Il libro raccoglie contributi critici su Guy Debord, Peter Friedl, Alberto Grifi, Sanja Ivekovic, Armando Lulaj, Deimantas Narkevicius, Oliver Ressler, Harald Szeemann, Franco Vaccari, Paolo Virno, Clemens von Wedemeyer, Li Xianting, fra gli altri.