Libri di Vittorio Sereni
Bibliografia di Vittorio Sereni: tutti i libri in vendita online editi da Il Saggiatore Raccolte di poesia di singoli poeti
Stella variabile Sereni Vittorio - Il Saggiatore, 2017 - La Piccola Cultura
Alcune stelle non hanno splendore costante, la loro grandezza apparente - che ci è concesso di guardare solo a distanza di millenni - varia di giorno in giorno, di anno in anno, assumendo valori ogni volta diversi. Sono stelle variabili, astri barbaglianti e astronomicamente umorali, abbagli di vertigine oscura. Da questa indecifrabile luce prende il titolo l'ultimo libro di Vittorio Sereni, "Stella variabile", opera in cui convergono per culminazione e sidereo sfinimento i versi postremi di uno dei più grandi poeti del Novecento. Testimonianza insuperabile della sfuggevole grazia poetica e della vanità del linguaggio, "Stella variabile" coglie negli attraversamenti di una parola falsamente mediana e di una versificazione instabile, capace di frangere verticalmente il canone formale, il luogo di un incontro con i segni personificati della precarietà umana; lì dove spettri ridesti, presagi ferali, scene domestiche, posti ambiguamente di vacanza e di lavoro si fanno metonimia, tragica allegoria di tutte le biografie e, forse, di qualsiasi destino. Per questo in "Stella variabile" la parola del poeta è un'arma bianca che ferisce senza tregua e mai uccide: la vita, come il suo rovescio mortale, rifugge con reticenza i simboli e i valori linguistici, e trova nella poesia non il suo compimento e la sua oracolare giustificazione, ma l'unico "campo di forze", come scriveva Sereni, in cui è davvero possibile agire.
Gli strumenti umani Sereni Vittorio - Il Saggiatore, 2018 - La Cultura
La carrucola nel pozzo, la spola della teleferica nei boschi. I minimi atti, l'opaca trafila delle cose mute che cadono nel mondo, come una lenza buttata a vuoto nei secoli, un amo a precipizio nei millenni. Sono infiniti gli strumenti umani, e sono cosa da poco, sono cosa da nulla. La loro storia ingombra la vita dell'uomo, ma nella parabola dell'esistenza (visibile e invisibile) dura appena pochi istanti, lo scampolo di tempo che separa una curva di montagna dalla svolta successiva. Poi la memoria li inghiotte, il paesaggio li trascolora in una fotografia già vecchia, già perduta. È questo, tra i molti, il sentimento che anima "Gli strumenti umani" di Vittorio Sereni, terza raccolta di uno dei maggiori poeti italiani del Novecento, che ne segnò il ritorno editoriale, dopo il silenzio quasi ventennale da "Diario d'Algeria". Una geografia esistenziale, quella puntellata dai versi degli Strumenti umani, in cui è necessario muoversi con passo bustrofedico, con il garbo dell'ospite indiscreto, eppure con la gioia ardente di chi scopre qualcosa che d'improvviso sente familiare da sempre. Una poesia sospesa tra l'erranza della materia e la rivelazione del vuoto, continuamente forata dai disvelamenti e dalle epifanie, dai segreti umbratili delle scorze dure che compongono il pianeta. E dai riverberi di una eco letteraria che si fa approssimazione e presenza nella lingua di Sereni, evocando oscuramente i purgatori di Dante e le rime in morte di Laura, la melma nera di Montale e la noja leopardiana, di cui gli "Strumenti umani" non sono la somma, ma la infiorescente decomposizione, stretta nella vite di una sizigia immortale. Borbottii, vibrazioni, gorgoglio di voci confuse. È la lingua con cui parlano gli strumenti umani. Un alfabeto segreto che non si può tradurre o imparare, ma solo ascoltare, ferocemente straniero, inaspettatamente amico, nel segmento bianco che spezza le cartilagini di ogni poesia.