Libri di Giovanni Sole
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- 9788849889789 Sui vizi dei letterati
Bailamme dopo la tempesta. Cosenza nel secondo dopoguerra (1943-1953) Sole Giovanni - Coessenza, 2023 - Saggi
Gli anni del secondo dopoguerra a Cosenza e provincia furono caratterizzati da timori e speranze. Russi e americani erano ai ferri corti e la minaccia di un nuovo conflitto con le armi atomiche creava un clima di diffuso timore. Le leggi per punire i gerarchi fascisti non ebbero alcun effetto e le lotte per la terra che avevano coinvolto migliaia di braccianti si conclusero in una sconfitta. Fallimentari si rivelarono anche le riforme del governo per creare posti di lavoro e migliaia di giovani, come in passato, furono incoraggiati a emigrare perché la loro partenza attenuava i conflitti sociali ed era funzionale alla ricostruzione del Paese. Nonostante i tempi difficili, però, la gente aveva una gran voglia di vivere e dimenticare al più presto il drammatico passato; dopo tanti anni di cieca obbedienza a un capo molti compresero che il destino era anche nelle loro mani. Si sognava un mondo nuovo camminando con gli occhi bene aperti per non cadere e, nonostante la paura avesse più argomenti del coraggio, uomini e donne nutrivano grandi speranze che in alcuni conducevano alla rassegnazione o all'inganno e in altri alla lotta e all'impegno per far fronte alla dura realtà.
Il fiume d'oro. Geostoria del Crati Sole Giovanni - Coessenza, 2022
Nell'antichità il Crati era uno dei fiumi più citati da poeti, filosofi e storici poiché le sue acque trasportavano scaglie d'oro, imbiondivano i capelli, curavano malattie, rendevano fertili i terreni e fornivano grandi quantità di pesce. Alla sua foce era sorta la ricca e potente Sibari i cui cittadini erano così felici e spensierati da non comprendere i forestieri che a lungo stavano lontani dalla patria. Il Crati dava abbondanza e ricchezza ma, ingrossandosi per le continue piogge, provocava morte e devastazione e allagava i campi che in inverno erano coperti di fango e in estate infestati dalla malaria. I contadini amavano il fiume, ma ne avevano anche timore: lo chiamavano «scorzone» perché, strisciando a forma di s, si muoveva dolcemente ma, al momento di aggredire, diventava rapido, spietato e velenoso come una vipera.