Libri di Hans Tuzzi
Bibliografia di Hans Tuzzi: tutti i libri in vendita online editi da Bollati Boringhieri Narrativa moderna e contemporanea (dopo il 1945)
Chi cerca i libri di Hans Tuzzi esplora il panorama della narrativa gialla contemporanea e della saggistica colta. Seguire i libri in ordine cronologico di Hans Tuzzi permette di immergersi gradualmente nell'evoluzione della sua cifra stilistica, caratterizzata da un profondo legame con la città di Milano e da un approccio raffinato alla letteratura investigativa, ideale per i lettori che amano trame stratificate e atmosfere intellettuali.
Biografia dell'autore
Hans Tuzzi, pseudonimo di Adriano Bonfantini, nasce a Bolzano nel 1952. Storico del libro e bibliofilo di professione, ha coniugato per anni la passione per l'antiquariato librario con la scrittura creativa. La sua profonda competenza nel settore editoriale e la conoscenza della storia milanese influenzano nettamente la struttura dei suoi romanzi, spesso intrisi di citazioni letterarie e riferimenti accademici che arricchiscono l'intreccio investigativo. Autore eclettico, ha saputo imporsi come una delle voci più originali del giallo italiano grazie a una prosa impeccabile e rigorosa.
Stile di scrittura
I libri di Hans Tuzzi si distinguono per un registro colto e una meticolosa cura per il dettaglio. L'autore è celebre soprattutto per aver dato vita al commissario Melis, protagonista di una fortunata serie ambientata in una Milano sospesa tra passato e presente. La peculiarità dei suoi lavori risiede nella capacità di fondere il genere poliziesco con l'analisi sociologica e la passione per il mondo dei libri antichi, trasformando ogni indagine in un viaggio attraverso la cultura materiale e letteraria, elementi che hanno reso le sue opere un punto di riferimento per il giallo deduttivo italiano.
Nessuno rivede Itaca Tuzzi Hans - Bollati Boringhieri, 2020 - Varianti
Un musicista sciupafemmine, Tommaso, nato nel 1966, riceve, poco dopo il suo cinquantesimo compleanno, un lascito composto da una scatola di foto e cartoline e da una chiavetta da pc con un lungo messaggio di uno scrittore nato nel 1936 e morto tragicamente da poco: Massimo. Amico dei genitori di Tommaso, Massimo segnò alcuni snodi decisivi nella vita del ragazzo, e ora le due voci si intrecciano in un dialogo oltre il tempo e lo spazio dipanandosi, in un continuo slittare fra passato e presente, attraverso i più disparati e inattesi argomenti: come erano organizzati i bordelli per omosessuali a Venezia al tempo di Proust? Come musicare un idillio di Leopardi? Esistono case o luoghi «abitati» da spettri? Perché l'uomo ha un solo pene, mentre il primo lucertolone che incontri può offrire alla sua lucertola la scelta fra più peni diversi per forma e colore? Un contrappunto, quello tra Massimo e Tommaso, che spazia tra gli anni Sessanta della falsa euforia delle feste in Costa Azzurra e della Roma della Dolce Vita, sino a una opaca Venezia invasa dal turismo di massa, fra discussioni sull'arte, prestazioni di cavalli da corsa e raggelanti ricordi delle atrocità della guerra. Una meditazione, anche, su questa nostra attuale Europa, sul nostro tempo, che rende difficile sperimentare l'altrove perché tutto è simile a tutto, è in vendita e a portata di mano. Per la seconda volta, dopo l'esordio con "Vanagloria" (2012), Tuzzi abbandona le vesti del giallista per una narrazione fuori dal genere, con una riflessione profonda su che cosa significhi vivere, su che cosa si è amato, su ciò che non ritornerà. Itaca è la giovinezza, appunto, che nessuno rivedrà più.
Vanagloria Tuzzi Hans - Bollati Boringhieri, 2012 - Varianti
Due anni imprecisati della prima decade del ventunesimo secolo. Una città, Paneròpoli, evidente alter ego di Milano (la città della panèra, del formaggio, come la chiamava non senza sprezzo Ugo Foscolo). Una folla di uomini e donne che vivono tante storie intrecciate - d'amore, di potere, di sesso - in una rete che costituisce la trama stessa del romanzo, come della loro vita. Diverse generazioni, ma una su tutte, quella dei cinquantenni, per la quale è suonata «la campana dell'ultimo round»; diversi ceti sociali; genitori e figli; linguaggi diversi. Tanti fili con i colori del dramma, della satira, del sentimento romantico e del grottesco che disegnano pagina dopo pagina un arazzo fitto di figure e colori che trova senso e fine, proprio come la vita, soltanto nella sua improvvisa e imprevista conclusione. Un romanzo di trama e di personaggi, ricco di fatti e di ritratti. Un romanzo fittissimo di riferimenti culturali, tra i più vari e diversi, dal rock'n'roll alla poesia romantica, dai manga alla pittura rinascimentale. Ma, anche, un romanzo di idee che a molti ricorderà le fitte strutture della letteratura francese dell'Ottocento, e ad altri, nel suo quadro straniato della vita contemporanea, gli ultimi amarissimi film di Robert Altman. Un romanzo - talvolta non facile e spiazzante sempre, sostenuto da un mirabile tour de force linguistico - che, comunque, non può lasciare indifferenti. Un romanzo che, lontano da ogni pensiero debole e linguaggio minimalista, sfida il lettore a misurarsi con quei valori «alti» - amore e morte, e l'arte, nelle loro varie declinazioni - che soli possono dare un senso alla vita.
È scritto. Narrazioni di destini Tuzzi Hans - Bollati Boringhieri, 2026 - Varianti
Questi racconti narrano storie vere nelle quali, ora tragica ora benefica ma sempre inquietante, si riconosce l'ala del destino, quel misterioso attimo della vita in cui tutto sembra già scritto e ciascuno incontra la propria più vera natura. Per gli antichi greci, le tre Moire tessevano anche il nostro fato: moira e destino erano sinonimi. Il mito delle tre sorelle tessitrici della vita che, al momento della nascita, assegnavano il destino a ogni essere umano, è presente anche in altre religioni. E quel destino, neppure gli dei potevano modificarlo. Il nostro arbitrio è perciò libero o servo? Antica drammatica e forse irrisolvibile domanda. Nel mondo moderno e razionale gli esseri umani non colgono il respiro invisibile dell'universale, preferiscono non soffermarsi troppo sul ruolo del destino nelle loro vite e raramente lo chiamano con il suo nome: preferiscono parlare di caso, di coincidenza. Ma il caso, la coincidenza, non sono un lancio di dadi: altro non sono che il destino non ancora palesatosi in tutta la sua irresistibile forza. L'irresistibile forza del Fato. Gli antichi, invece, sapevano: non sempre ciò che esiste proietta ombra. In queste pagine l'autore entra negli spazi apparentemente minuscoli di vite ora comuni, ora illustri, e vi scopre un destino, la svolta che raggruma profili e bisbigli nell'attimo fuggente di una frase o di un gesto irripetibili e irreparabili: è ilkairos dei Greci, l'attimo di Montale. E l'attimo si fa tempo il cui significato presuppone sin da prima un senso, un disegno, una svolta nella nostra vita, una svolta da qualche parte già scritta. E la scrittura di Tuzzi è intuizione di tutto questo: profondo, inafferrabile è lo spirito della vita.