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Le avventure di una famiglia di mercanti-banchieri fiorentini. Storia documentata dei Rinieri del Vaio di San Giovanni Battista Gabriella - Aska Edizioni, 2024 - Ad Fontes
Lo studio riguarda la storia di una famiglia tra le più importanti di Firenze, dalle origini alla sua estinzione nel XVII secolo, sulla quale l'autrice ha indagato a lungo in fonti d'archivio. Pur facendo parte dell'élite cittadina, legata ai Medici e alle relative vicissitudini storiche, finora era stata citata solo occasionalmente in saggi specifici; quindi, si è resa necessaria una visione completa di tutta la sua ricostruzione. I Rinieri (Berri), inurbatisi dal contado fiorentino intorno alla prima metà del Duecento nel popolo di San Pancrazio, appartennero ad una famiglia di banchieri e mercanti attiva tra il XIII e il XVII secolo. Ben presto fondarono una loro compagnia bancaria, ma i loro interessi spaziavano anche in altri campi, come il commercio laniero, e la partecipazione alla vita pubblica. Neri fu priore nel 1284 e nel 1287 e nel 1295 si schierò a favore di Giano della Bella. Fu socio fino al 1315 della compagnia bancaria di Giovanni Buiamonti, considerato da Dante grande usuraio (Inf. XVII). I suoi figli, Filippo e Piero iniziarono la loro attività di banchieri agli inizi del Trecento, quando entrarono nella compagnia dei Bardi, curando gli interessi della società soprattutto all'estero. Tra fine Trecento e per tutto il secolo successivo furono attenti a contrarre unioni con le maggiori famiglie fiorentine: dai Portinari ai Pitti, dai Sassetti ai Tornabuoni e ai Pazzi. Cristoforo fu il primo della famiglia ad occupare un ruolo di amministratore statale sotto Cosimo I, tanto che nel 1543 era senatore granducale. Il declino del casato cominciò con l'adesione di due membri della famiglia alla congiura contro i Medici ordita da Orazio Pucci. La famiglia si estinse nel 1640.
1967 comunisti e socialisti di fronte alla guerra dei sei giorni. La costruzione dell'immagine dello Stato d'Israele nella Sinistra italiana Baldacci Valentino - Aska Edizioni, 2014 - Ad Fontes
L'ipotesi su cui si fonda questo lavoro è che l'immagine dello Stato d'Israele presente da decenni nella Sinistra italiana (non solo in quella più estrema) - cioè quella di uno Stato aggressivo, espansionista, militarista, violento, razzista, con tratti assimilabili a quelli del nazismo, che pratica la discriminazione e l'apartheid nei confronti degli arabi - sia stata costruita in occasione della guerra dei sei giorni del giugno 1967, ad opera del PCI come risultato di uno scontro politico e mediatico con il Partito Socialista. Per trovare la conferma di questa ipotesi è stata analizzata la stampa comunista e socialista, in particolare i rispettivi organi ufficiali "L'Unità" e "Avanti!" - ma anche i periodici e le riviste che facevano capo ai due partiti e anche quelle che, in senso lato, facevano parte dell'area culturale della Sinistra, nonché il principale quotidiano fiancheggiatore del PCI, "Paese Sera". È stato anche tenuto conto delle lettere inviate ai tre quotidiani ed è stato messo in rilievo il ruolo specifico dei dirigenti politici e dei giornalisti dei due partiti.
Quale maggio di sangue 1898 a Sesto Fiorentino... L'ultimo quaderno di scuola di una delle vittime: lo scolaro Delio Contini Biblioteca E. Ragionieri Di Sesto Fiorentino (Cur.) - Aska Edizioni, 2010 - Ad Fontes
Il quaderno di Componimenti a pulito di Delio Contini è uno di quelli che si usavano un tempo nella scuola elementare per la trascrizione in bella copia di temi ed altri compiti di Italiano, che erano buttati giù di getto nella brutta così come venivano e poi corretti e ricorretti fino a che non avessero acquistato una forma accettabile. Delio, che alla fine del XIX secolo frequentava la scuola elementare a Sesto Fiorentino, sarà ucciso dalle forze dell'ordine il 5 maggio 1898, durante una manifestazione nella piazza del Comune di Sesto contro il rincaro del prezzo del pane.